
Messi show e polemiche: l’Algeria presenta reclamo alla FIFA per l’arbitraggio
La tripletta di Messi trascina l’Argentina, ma Algeri contesta due episodi non sanzionati e chiede un esame della commissione arbitrale.
L’Argentina ha inaugurato il Mondiale 2026 con una vittoria perentoria per 3-0 sull’Algeria a Kansas City, trascinata da un Lionel Messi in stato di grazia. Il capitano albiceleste ha firmato una tripletta (17’, 60’, 76’) che gli ha permesso di eguagliare il record di 16 reti nei Mondiali detenuto da Miroslav Klose, issandosi in vetta alla classifica dei marcatori di tutti i tempi della competizione. La serata, tuttavia, si è immediatamente caricata di strascichi polemici per due episodi arbitrali che hanno spinto la Federazione algerina (FAF) a presentare un reclamo ufficiale alla FIFA.
Al centro della protesta, depositata il giorno successivo alla gara e resa nota da fonti della federazione nordafricana, c’è un intervento di Messi al 31’ sul capitano Aissa Mandi: un’entrata con i tacchetti sul polpaccio che l’arbitro polacco Szymon Marciniak – già fischietto della finale di Qatar 2022 – non ha sanzionato né ha sottoposto al VAR. Per gli algerini si trattava di un fallo da espulsione diretta. Un secondo episodio, una gomitata di Alexis Mac Allister al volto di Ibrahim Maza al 74’, è rimasto ugualmente impunito. La FAF ha parlato di «tre casi cristallini» e ha lamentato il mancato intervento della tecnologia, pur riconoscendo la superiorità dell’avversario: «Non possiamo restare in silenzio di fronte all’ingiustizia».
La vicenda ha trovato eco in Sudafrica, dove il ct Hugo Broos ha paragonato la mancata espulsione di Messi alla severa squalifica di tre turni inflitta al suo Themba Zwane per un contatto giudicato molto meno violento, sollevando interrogativi sulla coerenza disciplinare. In Germania, l’ex arbitro di Bundesliga Patrick Ittrich ha sentenziato: «Per me è rosso diretto». Il regolamento FIFA, tuttavia, sancisce l’inappellabilità delle decisioni arbitrali sui fatti di gioco, rendendo improbabile qualsiasi modifica del risultato. La mossa algerina appare dunque come una richiesta di valutazione dell’operato della commissione arbitrale, più che un tentativo di ribaltare il verdetto del campo.
Mentre la FIFA esamina il reclamo, l’Argentina si prepara ad affrontare l’Austria a Dallas con l’obiettivo di blindare la qualificazione. L’Algeria, alla quinta presenza mondiale e con un solo ottavo di finale all’attivo (nel 2014 contro la Germania), è attesa da una sfida cruciale contro la Giordania a San Francisco: un passo falso comprometterebbe irrimediabilmente il cammino nel Gruppo J. La tripletta di Messi, intanto, continua a generare immagini virali: un bambino algerino con la maglia dell’Argentina che esulta in mezzo a una famiglia di tifosi avversari è diventato il simbolo di una popolarità che travalica i confini e le polemiche.
| Stampa latinoamericana | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La narrazione latinoamericana esalta il trionfo di Messi e il sostegno familiare, con il video della preghiera di Antonela Roccuzzo che diventa simbolo emotivo del debutto mondiale. La protesta algerina viene registrata senza particolare enfasi, quasi come un rumore di fondo rispetto alla festa albiceleste.
La stampa arabo-levantina e maghrebina inquadra la partita come un'ingiustizia arbitrale, con la federazione algerina che presenta un ricorso ufficiale alla FIFA. L'accento cade sulla mancata espulsione di Messi e su decisioni che avrebbero danneggiato gravemente la squadra nordafricana, alimentando un senso di accerchiamento e rivendicazione.
La stampa europea continentale riporta con distacco la notizia del ricorso algerino alla FIFA, descrivendo in modo tecnico le contestazioni sull'arbitraggio e la mancata espulsione di Messi. Il tono è quello di una cronaca neutrale, senza prendere posizione né sulla protesta né sull'esito della partita.
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