
Messi invoca la nuova regola anti-insulti, ma Cucurella resta in campo: la finale si decide ai supplementari
Il capitano argentino chiede l'espulsione del laterale spagnolo per essersi coperto la bocca durante un confronto verbale, ma l'arbitro e il VAR non ravvisano la violazione introdotta dopo il caso Prestianni.
Al novantaquattresimo minuto della finale del Mondiale 2026, con l'Argentina in inferiorità numerica per l'espulsione di Enzo Fernández, il laterale spagnolo Marc Cucurella si è rivolto a Lionel Messi coprendosi parzialmente la bocca con la mano. Il gesto, ripreso dalle telecamere, ha immediatamente scatenato la reazione del numero dieci argentino, che si è voltato verso l'arbitro sloveno Slavko Vinčić alzando il braccio e mimando il movimento, in una richiesta esplicita di cartellino rosso. Il direttore di gara ha interrotto brevemente il gioco, ma dopo una verifica silenziosa con il VAR ha deciso di non adottare alcun provvedimento disciplinare, facendo riprendere l'azione.
La norma invocata da Messi è stata introdotta dalla FIFA in vista del torneo dopo un episodio che ha scosso il calcio europeo. Il 17 febbraio 2026, durante l'ottavo di finale di Champions League tra Benfica e Real Madrid, l'argentino Gianluca Prestianni fu accusato dalla UEFA di aver rivolto insulti omofobi e razzisti al brasiliano Vinícius Júnior coprendosi la bocca con la mano. La sanzione esemplare – sei giornate di squalifica, di cui tre con la condizionale – portò all'adozione di una direttiva che consente l'espulsione diretta per chi occulta le labbra in situazioni di confronto, proprio per impedire commenti discriminatori non rilevabili dalle telecamere. Secondo fonti vicine alla commissione arbitrale, la regola richiede tuttavia che il gesto avvenga in un contesto marcatamente conflittuale e non durante uno scambio verbale ordinario.
La valutazione dell'episodio ha diviso le letture provenienti dai due continenti. Analisti sudamericani hanno sottolineato come il gesto di Cucurella, per quanto rapido, configurasse una violazione tecnica della norma, e hanno letto nella mancata espulsione un'asimmetria rispetto al rigore con cui era stato trattato Fernández, espulso per doppia ammonizione dopo un primo giallo giudicato eccessivo per proteste. Dalla prospettiva europea, invece, si è evidenziato come il contatto tra i due giocatori non avesse i caratteri di un'accesa discussione, e che l'arbitro abbia correttamente applicato il principio di proporzionalità, evitando di condizionare la finale con un secondo cartellino rosso in pochi minuti. Il regolamento, in ogni caso, non prevede l'automatismo: la decisione resta affidata alla discrezionalità del direttore di gara e alla revisione video.
L'episodio si inserisce in una direzione di gara già segnata da polemiche. Oltre all'espulsione di Fernández, nel primo tempo supplementare un gol di Nico Williams era stato annullato per un fallo di Mikel Merino su Nicolás Otamendi, giudicato inesistente da molti osservatori. La finale, dominata dalla Spagna nei tempi regolamentari e chiusa sullo 0-0, è proseguita ai supplementari senza ulteriori interventi disciplinari. Al termine della partita non sono state annunciate procedure di revisione post-gara da parte della commissione disciplinare della FIFA, e la vicenda si è chiusa con la convalida di fatto della scelta arbitrale, destinata ad alimentare il dibattito sull'uniformità applicativa della cosiddetta “legge Prestianni”.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.70 | aligned |
La sconfitta dell'Argentina è amara. L'invocazione di Messi della regola anti-insulti evidenzia l'ingiustizia percepita dalla stampa argentina. La conferenza stampa lacrimosa di Scaloni sottolinea il tributo emotivo, con accenni a un possibile addio.
Il secondo titolo mondiale della Spagna è una testimonianza della loro evoluzione tattica e mentalità collettiva. La vittoria sull'Argentina nei supplementari mette in mostra una squadra di centrocampisti che controlla il gioco. L'incidente della regola anti-insulti è trattato come un evento minore in un trionfo meritato.
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