
Messico, gli omicidi scendono ai minimi dal 2016 ma l’estorsione strangola il piccolo commercio
I dati preliminari dell’INEGI confermano 27.989 omicidi nel 2025, mentre un’indagine tra i negozi di quartiere rivela che un esercizio su cinque ha subito estorsioni.
La violenza letale in Messico ha raggiunto nel 2025 il livello più basso degli ultimi otto anni, con una riduzione del 16,6% rispetto all’anno precedente, secondo i dati preliminari diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI). Le 27.989 morti per omicidio contabilizzate corrispondono a un tasso di 21,4 ogni centomila abitanti, in calo di 7,7 punti rispetto al picco storico di 29,1 registrato tra il 2018 e il 2020. L’arma da fuoco resta lo strumento predominante, presente nel 70,8% dei casi.
La contrazione, tuttavia, non si traduce in una percezione uniforme di maggiore sicurezza. Nello Stato del Messico, l’Encuesta Nacional de Seguridad Pública Urbana (ENSU) dell’INEGI ha rilevato nel secondo trimestre del 2026 una diminuzione media di 7,2 punti percentuali nella quota di cittadini che considerano insicuro il proprio municipio, scesa dal 74,2% di marzo al 67,0% di giugno. Città come Nezahualcóyotl hanno registrato un calo di 14,2 punti, ma in centri come Ecatepec quasi otto residenti su dieci continuano a sentirsi a rischio.
Sul fronte economico, l’indagine “Pulso de la tienda de barrio 2026” condotta dall’Alleanza Nazionale dei Piccoli Commercianti (ANPEC) su oltre 3.500 esercizi mostra un quadro allarmante: il 20,1% degli intervistati ha subito estorsioni da parte di gruppi criminali nell’ultimo semestre, il 16,5% ha denunciato atti di corruzione e il 13% ha vissuto un’aggressione violenta nel proprio negozio. La metà dei commercianti segnala inoltre interruzioni negli approvvigionamenti causate da furti e incendi ai camion di distribuzione, mentre in alcune regioni sono le stesse organizzazioni criminali a decidere quali merci possano essere vendute.
L’analista Carlos Matienzo, intervistato da Imagen Radio, ha messo in guardia sulla crescente divergenza tra le cifre ufficiali del governo federale e quelle dell’INEGI, che nel 2025 ha registrato circa quattromila omicidi in più rispetto ai dati del Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública. Secondo Matienzo, la discrepanza potrebbe derivare da omissioni nelle denunce relative a scontri con le forze di sicurezza, ipotesi che suggerirebbe un inasprimento della strategia di contrasto frontale al crimine organizzato. Le autorità non hanno ancora fornito una spiegazione univoca per lo scarto statistico.
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