
Milei, la promessa di smettere con gli insulti e il rapido ritorno allo scontro
Ad agosto 2025 il presidente argentino annunciò un cambio di tono, ma secondo un lettore de La Gaceta è durato poco, mentre La Nación conta 4.149 insulti nel primo anno di mandato.
Nell’agosto del 2025, intervenendo alla Fundación Faro, il presidente argentino Javier Milei aveva dichiarato l’intenzione di abbandonare il linguaggio insultante. Un proposito di breve durata: come segnala un lettore sulle colonne de La Gaceta, il capo di Stato è presto tornato a disprezzare governi stranieri, artisti, governatori, scienziati e giornalisti non allineati alle sue idee.
La lettera cita un’inchiesta del quotidiano La Nación del 5 agosto 2025, secondo cui nel primo anno di gestione il leader de La Libertad Avanza avrebbe pronunciato 4.149 insulti e squalifiche. Il dato rafforza la percezione di una strategia comunicativa fondata sullo scontro permanente, lontana – sostiene il lettore – dall’armonia di cui la Repubblica avrebbe bisogno.
Il mittente, Hugo modesto Izurdiaga, invita il presidente a comprendere che chi la pensa diversamente non è un nemico politico e che in democrazia governare richiede un dialogo rispettoso. La domanda che chiude l’intervento – «Riuscirà a dibattere senza offendere né attaccare?» – resta senza risposta, mentre il dibattito sullo stile comunicativo del capo dello Stato rimane aperto.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La psicologia relazionale scompone la comunicazione in abitudini osservabili e offre strumenti per riequilibrare il dialogo di coppia.
Si adotta un tono da manuale di auto-aiuto, trasformando dinamiche complesse in liste di segnali e rimedi, rendendo il problema gestibile e neutro.
Viene omesso qualsiasi riferimento a contesti culturali o di potere che possano influenzare la comunicazione, come differenze di genere o gerarchie sociali.
La psicologia spiega che interrompere o guardare il telefono non è maleducazione, ma un meccanismo di difesa o ansia sociale.
Si ribalta il giudizio comune (maleducazione) in una lettura clinica (ansia), spostando la responsabilità dall'individuo al suo stato emotivo.
Non si considera l'impatto relazionale di questi comportamenti sull'altra persona, né si discute di responsabilità reciproca nella comunicazione.
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