
Missili iraniani su Aqaba: la Giordania li intercetta, escalation nel Golfo
Le difese aeree giordane e israeliane abbattono tre missili diretti verso il porto strategico, mentre Teheran denuncia un attacco USA a un sito nucleare e il Kuwait subisce nuovi raid.
Le difese aeree della Giordania, con il supporto delle forze israeliane, hanno intercettato domenica tre missili lanciati dall’Iran in direzione della città portuale di Aqaba, all’estremità meridionale del regno hashemita. Un quarto proiettile è caduto in una zona desertica senza causare vittime né danni materiali, secondo quanto comunicato dalle forze armate giordane. L’allarme era stato diramato poco prima dall’esercito israeliano, che aveva individuato i lanci e avvertito della possibile caduta di detriti nel proprio territorio, innescando sirene nella città di Eilat e la temporanea sospensione del traffico aereo all’aeroporto Ramon.
L’episodio ha generato una sequenza di comunicazioni contraddittorie. L’ambasciata statunitense ad Amman aveva diffuso un avviso di “minaccia specifica e credibile”, segnalando l’evacuazione dell’aeroporto e del porto di Aqaba. Il governo giordano ha però smentito categoricamente, affermando che entrambe le infrastrutture operavano normalmente e che non era stata presa alcuna decisione di sgombero. Fonti militari israeliane hanno precisato di aver lanciato intercettori anche contro i frammenti in caduta, per evitare impatti sul proprio territorio, e che alcuni resti sono stati rinvenuti in un’area aperta vicino a Eilat. La dinamica conferma la prossimità geografica che rende Aqaba un punto sensibile per la sicurezza israeliana e per le basi americane dislocate in Giordania, dove due militari statunitensi erano stati uccisi in un attacco iraniano nel fine settimana.
L’attacco su Aqaba si inserisce in una spirale di operazioni militari che coinvolge l’intera regione del Golfo. Secondo i media di Stato iraniani, l’Organizzazione per l’energia atomica di Teheran ha denunciato un bombardamento statunitense contro il sito nucleare di Darkhovin, ancora in fase di costruzione nel sud del Paese. Il Comando centrale USA ha invece dichiarato di aver colpito sistemi di sorveglianza e depositi di missili e droni iraniani, nell’ottavo giorno consecutivo di attacchi americani. Parallelamente, il ministero dell’Elettricità del Kuwait ha reso noto che una delle sue centrali elettriche e di desalinizzazione – infrastruttura che copre il 90% del fabbisogno idrico nazionale – è stata colpita per la seconda volta in due giorni da un’offensiva iraniana, costringendo all’attivazione dei piani di emergenza per garantire la stabilità della rete.
La crisi si sviluppa sullo sfondo di un accordo di cessate il fuoco siglato oltre un mese fa tra Washington e Teheran, ma ormai in stallo. La Casa Bianca accusa l’Iran di non aver rispettato i termini dell’intesa, mentre Teheran sostiene di non poter negoziare sotto la minaccia costante di attacchi. A complicare il quadro, secondo analisti mediorientali, si aggiunge la prolungata assenza pubblica della nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, la cui sorte resta avvolta nel mistero dopo la morte del padre Ali. Per l’Europa e l’Italia, l’instabilità nel Golfo si traduce in un immediato rischio per la sicurezza energetica e per la libertà di navigazione, mentre la diplomazia internazionale fatica a individuare un canale di de-escalation. Al momento non sono previsti nuovi round negoziali, e le operazioni militari proseguono su più fronti.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
La Giordania smentisce le notizie americane su una evacuazione di Aqaba, mentre immagini satellitari mostrano danni a una base statunitense. Il governo giordano assicura che l'aeroporto e il porto funzionano normalmente, ma le prove visive indicano un attacco.
L'Iran annuncia che due petroliere hanno urtato mine nello Stretto di Hormuz, mentre il Pentagono smentisce. La notizia è riportata senza approfondimenti sulle cause o sulle responsabilità.
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