
Mondiale 2026 a 48 squadre: l'Africa fa storia, ma cresce il dibattito sullo spettacolo
Dieci nazionali africane al via, 104 partite e una nuova formula. Il torneo allargato promette inclusione ma solleva dubbi sulla competitività.
Per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo, l'Africa sarà rappresentata da dieci selezioni. Il Mondiale 2026, che si terrà dal 11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico, segna un salto quantitativo senza precedenti grazie all’ampliamento a 48 squadre voluto dalla FIFA. Marocco, semifinalista nel 2022, Senegal, Ghana, Tunisia ed Egitto sono tra le nove già qualificate, a testimonianza di un calcio africano in piena ascesa.
Ma l’allargamento non è solo una questione sportiva: secondo la prospettiva di Zurigo, il torneo deve diventare “più di una semplice competizione”, un veicolo per campagne globali di pace, educazione e lotta al razzismo, con messaggi visibili nei sedici stadi e sulle divise dei giocatori. L’impatto sull’Europa e sull’Italia è duplice. Da un lato, il nuovo formato riduce il numero di partite per le big continentali, ma introduce un rischio di diluizione della qualità: gli analisti di Bruxelles sottolineano come la fase a gironi, con 48 squadre, potrebbe perdere quella tensione che ha reso celebre il torneo.
Dall’altro, si apre uno spazio per nazionali minori, come quelle del Centroamerica o dell’Asia, che potrebbero beneficiare di una maggiore visibilità. L’ottica di Pechino è pragmatica: la Cina, assente per l’ottava volta consecutiva, osserva con interesse l’espansione, mentre il Qatar Airways diventa sponsor ufficiale, segno di un investimento strategico nel calcio globale. Gli Stati Uniti, dal canto loro, puntano a massimizzare l’impatto economico: con sette milioni di biglietti in vendita e una finale fissata per il 19 luglio al MetLife Stadium nel New Jersey, si prevede un flusso turistico senza pari.
Il Messico farà la storia come primo paese a ospitare tre Mondiali, con la partita inaugurale contro il Sudafrica a Città del Messico. Guardando avanti, la FIFA già studia un’ulteriore espansione per il 2030, mentre il dibattito tra tradizione e innovazione si fa più acceso: il rischio è che l’evento perda la sua aura di esclusività, ma per molti paesi in via di sviluppo è un’occasione unica per emergere sulla scena mondiale. L’Italia, assente per la seconda volta consecutiva, osserva da lontano, consapevole che il futuro del calcio globale si decide anche oltre i confini europei.
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
Il Mondiale a 48 squadre è salutato come una pietra miliare storica per l'Africa, che schiererà dieci nazionali, riflettendo la crescente statura calcistica del continente. Le strutture all'avanguardia del Marocco e la sua leadership regionale sono celebrate, ma c'è inquietudine per i conflitti geopolitici che potrebbero escludere squadre come l'Iran, trasformando l'evento in un palcoscenico diplomatico. La missione sociale della FIFA è riconosciuta ma filtrata attraverso una lente di orgoglio africano e preoccupazioni pragmatiche.
La visione della FIFA di un Mondiale ampliato e socialmente consapevole è accolta con profondo scetticismo dopo le rivelazioni che ha trattenuto per mesi i pagamenti ai rivenditori di biglietti. La cattiva gestione finanziaria dell'organizzazione getta un'ombra sullo storico formato a 48 squadre, sollevando dubbi sul suo reale impegno per una missione sociale. La narrazione si concentra sulla responsabilità e sull'abisso tra la retorica della FIFA e i suoi fallimenti operativi.
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