
Mondiale 2026, la CNTE sfida Sheinbaum: tra violenze e accuse di complotto
A poche ore dal fischio d’inizio del Mondiale 2026, la tensione a Città del Messico raggiunge il culmine. La Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) ha tentato di forzare il blocco verso lo Stadio Azteca, ma la polizia ha risposto con barriere, scudi e agenti in tenuta antisommossa. La presidente Claudia Sheinbaum ha denunciato un “montaggio” orchestrato da settori di ultradestra e dall’imprenditore Ricardo Salinas Pliego, reo di aver invocato azioni “più dure” delle pacifiche proteste. Secondo l’ottica del governo, l’obiettivo sarebbe proiettare un’immagine di caos proprio durante l’evento globale, minando la credibilità del Paese. Tuttavia, fonti vicine alla CNTE ribattono che la loro è una lotta legittima per i diritti dei lavoratori, e che la repressione non farà che inasprire il conflitto.
La mobilitazione non si limita alle strade. Nel Centro Storico, commercianti e residenti hanno impedito a presunti normalisti di Ayotzinapa di unirsi al plantón, scatenando scontri con pietre e bottiglie. La polizia ha sequestrato 59 petardi a una cellula radicale legata alla Scuola Normale di Ayotzinapa, mentre Sheinbaum ha allargato il bersaglio delle sue accuse, includendo anche l’“ultrasinistra” tra i responsabili della deriva violenta. Da Bruxelles, gli analisti osservano con preoccupazione la piega degli eventi: il Mondiale rappresenta una vetrina per il Messico, e l’instabilità potrebbe ripercuotersi sull’immagine dell’intera regione latinoamericana. Intanto, Pechino segue con attenzione, memore delle proteste che hanno preceduto le Olimpiadi del 2008, e valuta l’impatto su futuri investimenti.
La strategia della CNTE, iniziata a fine maggio, mira ad alzare i costi politici per il governo, sfruttando la ribalta mediatica. Ma la risposta di Sheinbaum, che parla di “convergenza antinatura” tra estremismi opposti, sembra cercare una via d’uscita che isoli i violenti senza cedere alle richieste. Per l’Italia e l’Europa, il caso messicano riecheggia le tensioni tra movimenti sociali e grandi eventi: il rischio è che la repressione alimenti un ciclo di radicalizzazione, mentre il dialogo appare sempre più lontano. Con il Mondiale in corso, il governo punta a contenere la protesta, ma la madeja – il bandolo della matassa – è ancora lontano dall’essere sciolto.
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