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Shakira e il Mondiale 2026, l’inno che unisce i continenti

Con “Dai Dai” la artista colombiana torna a firmare la canzone ufficiale di una Coppa del Mondo dopo sedici anni, in un video che intreccia stelle del calcio, omaggi a leggende e un ponte tra America Latina, Africa e Europa.

A quarantanove anni e nel pieno di una metamorfosi personale che l’ha vista trasformare le difficoltà in energia creativa, Shakira ha lanciato il videoclip di “Dai Dai”, brano ufficiale del Mondiale 2026 che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il pezzo, realizzato con il cantante nigeriano Burna Boy e pubblicato il 23 maggio su tutte le piattaforme, ha raggiunto il milione di visualizzazioni su YouTube in poco più di tre ore, scalando immediatamente le tendenze globali. Si tratta di un ritorno dal forte valore simbolico: l’ultima volta che la voce di Barranquilla aveva intonato un inno per la FIFA era stato “Waka Waka” nel 2010, un marchio indelebile nella memoria collettiva.

Il video si apre sull’Ángel de la Independencia di Città del Messico, uno dei monumenti che accoglieranno la cerimonia inaugurale del torneo, per poi dispiegare un mosaico di presenze che abbraccia tre continenti. Accanto a Shakira e Burna Boy sfilano campioni come Kylian Mbappé, Vinícius Jr., Lionel Messi, Harry Kane, Erling Haaland e il colombiano Luis Díaz, simbolo di un ponte diretto tra la star e le aspirazioni del suo paese. Non mancano omaggi a Pelé e Diego Maradona, icone eterne di un calcio che la canzone intende celebrare ben oltre la cronaca sportiva, mentre un gruppo di bambini ugandesi, i Ghetto Kids, porta nella coreografia la freschezza di un’Africa sempre più centrale nell’industria musicale globale.

Secondo gli analisti culturali latinoamericani, il lancio di “Dai Dai” non è soltanto un singolo promozionale ma il coronamento di una fase di rinascita che ha visto Shakira riappropriarsi della scena dopo anni di battaglie legali e turbolenze sentimentali in Spagna, conclusi con l’assoluzione per frode fiscale e la decisione di devolvere in beneficenza i proventi del brano. La stampa colombiana parla apertamente di “epoca d’oro”, sottolineando come il suo tour “Las Mujeres Ya No Lloran” stia registrando il tutto esaurito negli stadi, mentre i numeri delle piattaforme digitali confermano un ascolto trasversale che unisce generazioni e geografie. In quest’ottica, la Coppa del Mondo rappresenta per l’artista molto più di una vetrina: è la riaffermazione di un’identità artistica capace di trasformare la fragilità in potenza.

Dall’angolatura degli osservatori africani, la collaborazione con Burna Boy – vincitore di un Grammy con “Twice as Tall” e protagonista dell’esplosione internazionale dell’afrobeats – segnala uno spostamento del baricentro della musica pop verso un dialogo paritario tra Nord e Sud del mondo. Il videoclip, girato in Messico ma con incursioni in Brasile e richiami all’universo visivo nigeriano, è interpretato come un manifesto del policentrismo culturale che la FIFA intende imprimere al primo Mondiale ospitato da tre nazioni. La presenza di talenti lusofoni, ispanofoni e anglofoni, insieme a un sound che fonde ritmi caraibici e pulsazioni africane, disegna un orizzonte in cui l’Europa stessa potrebbe riconoscersi, anche per via dei tanti calciatori del Vecchio Continente ritratti nel video.

A sei anni dall’apertura della rassegna iridata, “Dai Dai” si candida dunque a colonna sonora di un appuntamento che ambisce a ridefinire la relazione tra sport, musica e identità plurale. Mentre Shakira si prepara a portare il brano dal vivo in alcuni degli stadi che nel 2026 ospiteranno le partite – e mentre la corte spagnola le restituisce settanta milioni di dollari sequestrati – il successo immediato del video lascia presagire che la canzone ufficiale possa diventare, ancora una volta, un collante emotivo capace di superare le barriere linguistiche. In un pianeta frammentato, l’inno della barranquillera suona come un promemoria: il calcio e la musica non hanno bisogno di traduzioni per farsi intendere.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.90
CriticoFavorevole
LATIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.90aligned
Stampa indiana e sudasiatica−0.70critical
Stampa latinoamericana+0.90

La stampa latinoamericana celebra l'uscita del videoclip di 'Dai Dai', l'inno ufficiale dei Mondiali 2026 firmato Shakira e Burna Boy. Il video, ricco di cameo di stelle del calcio come Mbappé e Messi, ha superato il milione di visualizzazioni in poche ore, confermando il successo commerciale e mediatico dell'artista colombiana. L'attenzione è tutta sull'entusiasmo dei fan e sul ritorno di Shakira sulla scena mondiale, con toni trionfalistici e orgogliosi.

TrionfoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica−0.70

La stampa indiana e sudasiatica mette in luce la forte controversia scatenata dall'inno ufficiale dei Mondiali 2026, 'Goals', con Lisa, Anitta e Rema. I fan criticano aspramente il testo, giudicato poco adatto a un evento sportivo e privo dell'energia tipica di un inno mondiale. Nonostante il successo commerciale, prevale un tono di indignazione e scetticismo verso la scelta della FIFA.

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sabato 23 maggio 2026

Shakira e il Mondiale 2026, l’inno che unisce i continenti

Con “Dai Dai” la artista colombiana torna a firmare la canzone ufficiale di una Coppa del Mondo dopo sedici anni, in un video che intreccia stelle del calcio, omaggi a leggende e un ponte tra America Latina, Africa e Europa.

A quarantanove anni e nel pieno di una metamorfosi personale che l’ha vista trasformare le difficoltà in energia creativa, Shakira ha lanciato il videoclip di “Dai Dai”, brano ufficiale del Mondiale 2026 che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il pezzo, realizzato con il cantante nigeriano Burna Boy e pubblicato il 23 maggio su tutte le piattaforme, ha raggiunto il milione di visualizzazioni su YouTube in poco più di tre ore, scalando immediatamente le tendenze globali. Si tratta di un ritorno dal forte valore simbolico: l’ultima volta che la voce di Barranquilla aveva intonato un inno per la FIFA era stato “Waka Waka” nel 2010, un marchio indelebile nella memoria collettiva.

Il video si apre sull’Ángel de la Independencia di Città del Messico, uno dei monumenti che accoglieranno la cerimonia inaugurale del torneo, per poi dispiegare un mosaico di presenze che abbraccia tre continenti. Accanto a Shakira e Burna Boy sfilano campioni come Kylian Mbappé, Vinícius Jr., Lionel Messi, Harry Kane, Erling Haaland e il colombiano Luis Díaz, simbolo di un ponte diretto tra la star e le aspirazioni del suo paese. Non mancano omaggi a Pelé e Diego Maradona, icone eterne di un calcio che la canzone intende celebrare ben oltre la cronaca sportiva, mentre un gruppo di bambini ugandesi, i Ghetto Kids, porta nella coreografia la freschezza di un’Africa sempre più centrale nell’industria musicale globale.

Secondo gli analisti culturali latinoamericani, il lancio di “Dai Dai” non è soltanto un singolo promozionale ma il coronamento di una fase di rinascita che ha visto Shakira riappropriarsi della scena dopo anni di battaglie legali e turbolenze sentimentali in Spagna, conclusi con l’assoluzione per frode fiscale e la decisione di devolvere in beneficenza i proventi del brano. La stampa colombiana parla apertamente di “epoca d’oro”, sottolineando come il suo tour “Las Mujeres Ya No Lloran” stia registrando il tutto esaurito negli stadi, mentre i numeri delle piattaforme digitali confermano un ascolto trasversale che unisce generazioni e geografie. In quest’ottica, la Coppa del Mondo rappresenta per l’artista molto più di una vetrina: è la riaffermazione di un’identità artistica capace di trasformare la fragilità in potenza.

Dall’angolatura degli osservatori africani, la collaborazione con Burna Boy – vincitore di un Grammy con “Twice as Tall” e protagonista dell’esplosione internazionale dell’afrobeats – segnala uno spostamento del baricentro della musica pop verso un dialogo paritario tra Nord e Sud del mondo. Il videoclip, girato in Messico ma con incursioni in Brasile e richiami all’universo visivo nigeriano, è interpretato come un manifesto del policentrismo culturale che la FIFA intende imprimere al primo Mondiale ospitato da tre nazioni. La presenza di talenti lusofoni, ispanofoni e anglofoni, insieme a un sound che fonde ritmi caraibici e pulsazioni africane, disegna un orizzonte in cui l’Europa stessa potrebbe riconoscersi, anche per via dei tanti calciatori del Vecchio Continente ritratti nel video.

A sei anni dall’apertura della rassegna iridata, “Dai Dai” si candida dunque a colonna sonora di un appuntamento che ambisce a ridefinire la relazione tra sport, musica e identità plurale. Mentre Shakira si prepara a portare il brano dal vivo in alcuni degli stadi che nel 2026 ospiteranno le partite – e mentre la corte spagnola le restituisce settanta milioni di dollari sequestrati – il successo immediato del video lascia presagire che la canzone ufficiale possa diventare, ancora una volta, un collante emotivo capace di superare le barriere linguistiche. In un pianeta frammentato, l’inno della barranquillera suona come un promemoria: il calcio e la musica non hanno bisogno di traduzioni per farsi intendere.

Divergenza — chi la racconta come
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2 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.90
CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.90aligned
Stampa indiana e sudasiatica−0.70critical
Stampa latinoamericana+0.90

La stampa latinoamericana celebra l'uscita del videoclip di 'Dai Dai', l'inno ufficiale dei Mondiali 2026 firmato Shakira e Burna Boy. Il video, ricco di cameo di stelle del calcio come Mbappé e Messi, ha superato il milione di visualizzazioni in poche ore, confermando il successo commerciale e mediatico dell'artista colombiana. L'attenzione è tutta sull'entusiasmo dei fan e sul ritorno di Shakira sulla scena mondiale, con toni trionfalistici e orgogliosi.

TrionfoPragmatismo
Stampa indiana e sudasiatica−0.70

La stampa indiana e sudasiatica mette in luce la forte controversia scatenata dall'inno ufficiale dei Mondiali 2026, 'Goals', con Lisa, Anitta e Rema. I fan criticano aspramente il testo, giudicato poco adatto a un evento sportivo e privo dell'energia tipica di un inno mondiale. Nonostante il successo commerciale, prevale un tono di indignazione e scetticismo verso la scelta della FIFA.

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