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martedì 19 maggio 2026

Mosca avvia esercitazioni nucleari su larga scala mentre Putin è in Cina: segnale all'Occidente

La Russia ha dato il via a tre giorni di esercitazioni delle forze nucleari con oltre 64mila uomini, mentre il presidente Putin incontra Xi Jinping a Pechino. Partecipa anche la Bielorussia.

Mosca ha messo in scena una delle più imponenti dimostrazioni di forza nucleare dalla guerra in Ucraina. Mentre il presidente Vladimir Putin atterrava a Pechino per il vertice con Xi Jinping – accolto da bandierine e cori di 'benvenuto' – il ministero della Difesa russo annunciava l'avvio di tre giorni di esercitazioni strategiche, dal 19 al 21 maggio, coinvolgendo oltre 64mila soldati, 7.800 pezzi di equipaggiamento e l'intera triade nucleare: missili balistici intercontinentali, bombardieri a lungo raggio e sottomarini atomici. Il Cremlino ha presentato le manovre come una risposta a una 'minaccia di aggressione', in un contesto segnato dall'intensificazione degli attacchi ucraini con droni sul territorio russo e dalla rottura dell'ultimo trattato di controllo degli armamenti con Washington.

Le esercitazioni non sono un evento isolato. Già nel maggio 2024 Mosca aveva condotto manovre analoghe con il dispiegamento di armi tattiche in Bielorussia, e nell'ottobre scorso aveva simulato un attacco nucleare massiccio con i 'Grom'. Ma questa volta la tempistica è significativa: Putin ha scelto di recarsi a Pechino proprio mentre il suo esercito testa la prontezza atomica, un gesto che gli analisti di Bruxelles interpretano come un segnale duplice – a Kiev e all'Occidente – della determinazione russa a non arretrare. L'ottica di Pechino, invece, è più cauta: la Cina si presenta come mediatrice, ma la visita di Putin sancisce una partnership strategica che include la cooperazione militare, anche se finora la Cina non ha fornito armi letali.

Sul fronte occidentale, la reazione è stata misurata ma ferma. Il G7, riunito in questi giorni, ha riconfermato il congelamento dei beni russi e ribadito il sostegno a Kiev, mentre l'Ucraina ha rivendicato la riconquista di Stepovynsk, un villaggio nella regione di Zaporizhzhia. Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, le esercitazioni russe rappresentano un monito: Mosca sta erodendo progressivamente le barriere normative contro l'uso di armi nucleari, come dimostra la rottura del trattato New START. La scelta di coinvolgere la Bielorussia, inoltre, avvicina le testate atomiche ai confini della NATO, accrescendo il rischio di errori di calcolo.

Il vero nodo, per gli analisti, è se queste esercitazioni siano solo un bluff o un preludio a un'escalation. La tempistica – a pochi giorni dall'avvio di un possibile dialogo diplomatico – lascia intendere che Mosca voglia negoziare da una posizione di forza. Ma l'assenza di visite di alto livello tra Russia e Stati Uniti, e la crescente ostilità retorica, alimentano il timore che la deterrenza nucleare stia diventando lo strumento centrale della strategia russa, con implicazioni imprevedibili per l'assetto di sicurezza europeo.

Divergenza — chi la racconta come
44%Media
4 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.50
CriticoFavorevole
ATLRUSEURLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.70critical
Stampa russa e CSI+0.50aligned
Stampa europea continentale−0.30critical
Stampa latinoamericana−0.40critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.70

La stampa atlantica descrive le esercitazioni nucleari russe come una minaccia diretta e una dimostrazione di forza sconsiderata da parte del Cremlino, in coincidenza con la visita di Putin in Cina. Sottolinea che Mosca ostenta le sue armi nucleari mentre intensifica la retorica aggressiva, ignorando gli appelli alla de-escalation. Le manovre coinvolgono decine di migliaia di soldati e equipaggiamenti avanzati, suscitando preoccupazione per la sicurezza globale.

AllarmeUrgenzaScetticismo
Stampa russa e CSI+0.50

I media russi presentano le esercitazioni nucleari come una misura di routine e difensiva, finalizzata a preparare le forze armate a una potenziale aggressione esterna. Sottolineano la trasparenza e la normalità dell'addestramento, minimizzando le preoccupazioni internazionali. La visita di Putin a Pechino viene inquadrata come un rafforzamento dell'alleanza strategica, non come una provocazione.

TrionfoPragmatismoVittimismo
Stampa europea continentale−0.30

La stampa europea continentale riporta le esercitazioni con un tono cauto, bilanciando la portata dell'operazione con il contesto diplomatico. Vengono citati i numeri ufficiali e le dichiarazioni del ministero della Difesa, ma si sottolinea anche la coincidenza con la visita di Putin in Cina e la tensione con l'Ucraina. L'approccio è più analitico che allarmistico, con enfasi sulle implicazioni strategiche a medio termine.

ScetticismoPragmatismoDistacco
Stampa latinoamericana−0.40

I media latinoamericani enfatizzano la dimensione delle esercitazioni – 65.000 soldati e migliaia di armi – e le collegano all'escalation del conflitto in Ucraina. Pur non adottando un tono apertamente condannatorio, mostrano preoccupazione per la normalizzazione delle minacce nucleari. La coincidenza con la visita di Putin in Cina viene notata come un gesto di sfida all'Occidente.

AllarmeScetticismoDistacco
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martedì 19 maggio 2026

Mosca avvia esercitazioni nucleari su larga scala mentre Putin è in Cina: segnale all'Occidente

La Russia ha dato il via a tre giorni di esercitazioni delle forze nucleari con oltre 64mila uomini, mentre il presidente Putin incontra Xi Jinping a Pechino. Partecipa anche la Bielorussia.

Mosca ha messo in scena una delle più imponenti dimostrazioni di forza nucleare dalla guerra in Ucraina. Mentre il presidente Vladimir Putin atterrava a Pechino per il vertice con Xi Jinping – accolto da bandierine e cori di 'benvenuto' – il ministero della Difesa russo annunciava l'avvio di tre giorni di esercitazioni strategiche, dal 19 al 21 maggio, coinvolgendo oltre 64mila soldati, 7.800 pezzi di equipaggiamento e l'intera triade nucleare: missili balistici intercontinentali, bombardieri a lungo raggio e sottomarini atomici. Il Cremlino ha presentato le manovre come una risposta a una 'minaccia di aggressione', in un contesto segnato dall'intensificazione degli attacchi ucraini con droni sul territorio russo e dalla rottura dell'ultimo trattato di controllo degli armamenti con Washington.

Le esercitazioni non sono un evento isolato. Già nel maggio 2024 Mosca aveva condotto manovre analoghe con il dispiegamento di armi tattiche in Bielorussia, e nell'ottobre scorso aveva simulato un attacco nucleare massiccio con i 'Grom'. Ma questa volta la tempistica è significativa: Putin ha scelto di recarsi a Pechino proprio mentre il suo esercito testa la prontezza atomica, un gesto che gli analisti di Bruxelles interpretano come un segnale duplice – a Kiev e all'Occidente – della determinazione russa a non arretrare. L'ottica di Pechino, invece, è più cauta: la Cina si presenta come mediatrice, ma la visita di Putin sancisce una partnership strategica che include la cooperazione militare, anche se finora la Cina non ha fornito armi letali.

Sul fronte occidentale, la reazione è stata misurata ma ferma. Il G7, riunito in questi giorni, ha riconfermato il congelamento dei beni russi e ribadito il sostegno a Kiev, mentre l'Ucraina ha rivendicato la riconquista di Stepovynsk, un villaggio nella regione di Zaporizhzhia. Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, le esercitazioni russe rappresentano un monito: Mosca sta erodendo progressivamente le barriere normative contro l'uso di armi nucleari, come dimostra la rottura del trattato New START. La scelta di coinvolgere la Bielorussia, inoltre, avvicina le testate atomiche ai confini della NATO, accrescendo il rischio di errori di calcolo.

Il vero nodo, per gli analisti, è se queste esercitazioni siano solo un bluff o un preludio a un'escalation. La tempistica – a pochi giorni dall'avvio di un possibile dialogo diplomatico – lascia intendere che Mosca voglia negoziare da una posizione di forza. Ma l'assenza di visite di alto livello tra Russia e Stati Uniti, e la crescente ostilità retorica, alimentano il timore che la deterrenza nucleare stia diventando lo strumento centrale della strategia russa, con implicazioni imprevedibili per l'assetto di sicurezza europeo.

Divergenza — chi la racconta come
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Divergenza tra blocchi di stampa
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Stampa russa e CSI+0.50aligned
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La stampa atlantica descrive le esercitazioni nucleari russe come una minaccia diretta e una dimostrazione di forza sconsiderata da parte del Cremlino, in coincidenza con la visita di Putin in Cina. Sottolinea che Mosca ostenta le sue armi nucleari mentre intensifica la retorica aggressiva, ignorando gli appelli alla de-escalation. Le manovre coinvolgono decine di migliaia di soldati e equipaggiamenti avanzati, suscitando preoccupazione per la sicurezza globale.

AllarmeUrgenzaScetticismo
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I media russi presentano le esercitazioni nucleari come una misura di routine e difensiva, finalizzata a preparare le forze armate a una potenziale aggressione esterna. Sottolineano la trasparenza e la normalità dell'addestramento, minimizzando le preoccupazioni internazionali. La visita di Putin a Pechino viene inquadrata come un rafforzamento dell'alleanza strategica, non come una provocazione.

TrionfoPragmatismoVittimismo
Stampa europea continentale−0.30

La stampa europea continentale riporta le esercitazioni con un tono cauto, bilanciando la portata dell'operazione con il contesto diplomatico. Vengono citati i numeri ufficiali e le dichiarazioni del ministero della Difesa, ma si sottolinea anche la coincidenza con la visita di Putin in Cina e la tensione con l'Ucraina. L'approccio è più analitico che allarmistico, con enfasi sulle implicazioni strategiche a medio termine.

ScetticismoPragmatismoDistacco
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I media latinoamericani enfatizzano la dimensione delle esercitazioni – 65.000 soldati e migliaia di armi – e le collegano all'escalation del conflitto in Ucraina. Pur non adottando un tono apertamente condannatorio, mostrano preoccupazione per la normalizzazione delle minacce nucleari. La coincidenza con la visita di Putin in Cina viene notata come un gesto di sfida all'Occidente.

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