
Mosca e Pechino rinsaldano l’asse militare: il ministro Belousov incontra l’omologo cinese
Nel quadro di un riallineamento geopolitico che procede senza clamore ma con ritmo sempre più serrato, il ministro della Difesa russo Andrej Belousov ha incontrato a Mosca il collega cinese, l’ammiraglio Dong Jun, in visita ufficiale nella capitale russa. L’incontro, confermato dal ministero della Difesa di Mosca, non è un semplice scambio di cortesie diplomatiche: secondo la prospettiva russa, la cooperazione militare bilaterale assume oggi «un’importanza particolare» in un contesto strategico in rapida evoluzione. Belousov ha richiamato le intese al vertice tra Vladimir Putin e Xi Jinping, definendole il fondamento che «determina la speciale rilevanza» del rapporto tra i due Paesi. Un’affermazione che trova immediata eco nella risposta di Dong Jun, il quale ha parlato di relazioni che procedono «sulla giusta via e a un livello alto», confermando una sintonia che sembra ormai strutturale.
L’incontro cade in una fase delicata per l’architettura di sicurezza globale. Dal punto di vista di Pechino, il consolidamento del partenariato strategico con Mosca rappresenta un contrappeso necessario all’influenza occidentale nell’area indo-pacifica e una via per aggirare l’isolamento diplomatico imposto dagli Stati Uniti. Per Mosca, invece, il sostegno cinese – anche solo in termini di copertura politica – è vitale per proseguire lo sforzo bellico in Ucraina senza pagare un prezzo insostenibile sulle relazioni internazionali. Non a caso, Belousov ha sottolineato che i colloqui servono a «sincronizzare le posizioni e definire i passi futuri nell’ambito dell’interazione strategica».
Europa e Italia guardano a questo asse con crescente inquietudine. Bruxelles teme che il riavvicinamento militare tra Cina e Russia possa tradursi in un trasferimento di tecnologie duali, capace di rafforzare l’industria bellica russa e di vanificare l’efficacia delle sanzioni. L’Italia, per la sua posizione di ponte tra Nato e dialogo mediterraneo, si trova nella necessità di bilanciare la fermezza atlantica con la difesa dei propri interessi commerciali verso Pechino, un equilibrio che ogni annuncio come quello di ieri rende più precario.
Lo scenario che si delinea è di lungo periodo. Nel 2026, come ha ricordato Belousov, Russia e Cina celebreranno il trentesimo anniversario del loro partenariato strategico, a cui si aggiunge il venticinquesimo di un altro accordo chiave (il cui dettaglio non è stato reso noto). L’appuntamento sarà un’occasione per formalizzare ulteriormente l’intesa, forse con esercitazioni congiunte o nuovi accordi logistici. Per l’Occidente, la sfida è duplice: contenere la deriva autoritaria senza spingere Pechino tra le braccia di Mosca, ma l’incontro di ieri dimostra che quella porta è già stata spalancata.
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