
Mosca indaga i libri per bambini di Oster: satira e controllo culturale nell'era della 'guerra ibrida'
Il braccio investigativo più potente della Russia, il Comitato Investigativo guidato da Aleksandr Bastrykin, ha aperto un’ispezione formale sulle opere del celebre scrittore per l’infanzia Grigorij Oster, autore degli iconici «Consigli pericolosi». La mossa, decisa su sollecitazione della deputata ultranazionalista Marija Butina, segna un nuovo, inquietante capitolo nella stretta del Cremlino su ogni espressione culturale percepita come deviante. Secondo l’ottica di Mosca, persino la letteratura per bambini è diventata un potenziale campo di battaglia nella più ampia «guerra ibrida» contro l’Occidente, dove la difesa dei «valori tradizionali» si fonde con la repressione del dissenso.
L’offensiva è partita da un rapporto presentato da Butina, che ha definito i libri di Oster una «bomba a orologeria nelle anime dei bambini», accusandoli di «distruggere il fondamento morale» dei giovani russi sotto la maschera dell’umorismo. Nel mirino sono finiti, oltre ai famosi «Consigli pericolosi», testi come il «Manuale di matematica» e la «Scuola degli orrori», rei di contenere, secondo la parlamentare, un umorismo nero e paradossale che minerebbe l’autorità e incoraggerebbe comportamenti antisociali. La prospettiva del potere è chiara: in un contesto di mobilitazione patriottica, ogni forma di pensiero non allineato, persino quella destinata ai più piccoli, rappresenta una minaccia alla coesione nazionale.
La risposta dell’establishment editoriale, tuttavia, ha mostrato una certa frizione interna. L’editore AST, che pubblica Oster da decenni, ha dichiarato con misura di non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale dalle autorità investigative, sottolineando come tutti i libri per bambini in Russia siano già sottoposti a un rigido vaglio preventivo. La posizione dell’editore, che ha implicitamente difeso l’opera dello scrittore ricordandone il successo trentennale, rivela le tensioni tra la macchina della propaganda statale e settori dell’apparato culturale che tentano di preservare margini di normalità.
Dall’Europa, e in particolare da Bruxelles, questa vicenda viene osservata come un ulteriore sintomo della deriva autoritaria russa e della strumentalizzazione dell’infanzia per fini ideologici. Per l’Italia e per il Vecchio Continente, abituati a considerare la satira per bambini – si pensi a Gianni Rodari – come uno strumento di crescita critica, l’episodio suona come un monito sulle conseguenze culturali dei regimi illiberali. L’analisi guarda al futuro: la campagna contro Oster potrebbe preludere a una più vasta epurazione nel mondo dell’editoria, con l’obiettivo di creare un canone letterario infantile totalmente omogeneo alla retorica del potere. Una deriva che, isolando ulteriormente la Russia, allarga il solco culturale con l’Europa e impone una riflessione sulla fragilità degli spazi di libertà, anche quelli apparentemente più innocui.
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