
Mosca pubblica gli indirizzi delle fabbriche europee di droni, Berlino protesta. Lavrov: "La berretta brucia sul ladro".
La diplomazia russa alza ulteriormente il tono della guerra ibrida contro i sostenitori di Kiev, pubblicando una lista di indirizzi di aziende europee accusate di produrre droni o componenti per l'Ucraina. La mossa, definita dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov una semplice «pubblicazione di informazioni», ha provocato l'immediato convocamento dell'ambasciatore russo a Berlino, segnando un nuovo gradino nell'escalation verbale tra Mosca e l'Occidente. Secondo l'ottica del Cremlino, la reazione tedesca – giudicata isterica – confermerebbe la fondatezza dell'accusa: utilizzando un antico proverbio russo, Lavrov ha dichiarato che «la berretta brucia sul ladro», insinuando che Berlino ha ben motivo di preoccuparsi perché consapevole di aver oltrepassato una linea.
La lista diffusa dal ministero della Difesa russo non si limita alla Germania, ma include stabilimenti in Italia, Spagna, Repubblica Ceca, oltre a partner extra-Ue come Israele e Turchia. Questa geografia della produzione bellica, se confermata, disegna una mappa dell'impegno europeo a sostegno di Kiev che va ben oltre la fornitura di armi pesanti tradizionali, toccando il settore high-tech e strategico della guerra dei droni. Da una prospettiva italiana, la menzione di siti produttivi nazionali colloca il Paese, suo malgrado, nel mirino della retorica minacciosa di Mosca, con potenziali ripercussioni sulla già tesa sicurezza delle infrastrutture industriali.
L'analisi da Bruxelles vede in questa azione un duplice obiettivo del Cremlino: intimidire direttamente le catene di approvvigionamento militare ucraine e testare la coesione e la resilienza psicologica dei capitali europei. La pubblicazione degli indirizzi, un atto dai contorni inediti nella dialettica diplomatica contemporanea, sfuma il confine tra un avvertimento e una potenziale minaccia di azioni future, alimentando volutamente un clima di incertezza. Guardando avanti, questa tattica potrebbe spingere l'Unione Europea verso una discussione più stringente sulla protezione delle sue basi industriali e sulla necessità di schermare le aziende coinvolte in produzioni duali, mentre la guerra di logoramento sul campo si accompagna a una parallela guerra di nervi e informazioni.
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