
Mourinho verso il ritorno al Real Madrid? Pérez sfida il caos e si ricandida
Il tecnico portoghese ammette i contatti con Florentino Pérez. Il presidente, a 79 anni, convoca le elezioni rifiutando le dimissioni.
José Mourinho ha rotto il silenzio. In un'intervista alla televisione portoghese, lo Special One ha riconosciuto che «ovviamente c'è qualcosa» tra lui e Florentino Pérez, pur negando l'esistenza di un contratto già firmato. Poche ore prima, il presidente del Real Madrid, circondato dalle voci di una nuova crisi, aveva annunciato a sorpresa la convocazione di elezioni anticipate, liquidando ogni ipotesi di dimissioni: «Non me ne vado, mi dovranno portare via a pistolettate». Il quadro è quello di una doppia partita: da un lato il possibile ritorno in panchina del tecnico lusitano, dall'altro la volontà di Pérez di blindare il proprio potere a meno di un anno dal compimento degli ottanta anni.
Chi ha memoria della storia recente del club non può non notare le analogie con la crisi dei galácticos del 2006. Allora Pérez si dimise con un discorso sulla «coerenza», riconoscendo che la squadra aveva bisogno di un nuovo impulso. Oggi, invece, la risposta è l'opposto: nessuna ritirata, bensì una sfida aperta. Secondo gli analisti di Madrid, il paragone tra le due ere è improprio solo in apparenza: entrambe vedono un Real Madrid in difficoltà dentro e fuori dal campo, ma la differenza sta nella determinazione del presidente, che a vent'anni di distanza ha scelto la linea dura contro i critici interni.
Dalla Germania, dove la cultura sportiva è abituata a guardare con distacco ai rituali del potere iberico, arriva una lettura più caustica. La Süddeutsche Zeitung ricorda che Pérez, nei circoli privati, ama raccontare di voler scrivere un unico libro nella vita: un volume dal titolo «I miei allenatori e le madri che li hanno partoriti». Un aneddoto che rivela il disprezzo di fondo per la figura dell'allenatore, considerato un ingranaggio sostituibile. In questa ottica, la scelta di Mourinho – già sperimentato tra il 2010 e il 2013, con un titolo di campione ma nessuna Champions – sarebbe un ritorno a un tecnico forte, ma allo stesso tempo un paradosso per un presidente che ha sempre tenuto i tecnici a distanza.
Dal Cono Sud arriva un'altra prospettiva, più amara e filosofica. L'editorialista argentino che intervistò Nelson Mandela nel 1994 coglie l'occasione per mettere a confronto due modi di invecchiare al potere. Mandela, a ottanta anni, si ritirò come promesso; Pérez, alla stessa età, si aggrappa alla poltrona. La sagacia di un tempo – quella che portò il Real Madrid a dominare l'era galáctica – sembra oggi offuscata dall'ostinazione. Per l'osservatore sudamericano, il parallelo tra il presidente bianco e un monarca assoluto («Le club, c'est moi») non è più una battuta, ma una diagnosi.
E l'Italia, in tutto questo? Se Mourinho tornasse a Madrid, sarebbe il secondo allenatore portoghese a calcare un grande palcoscenico europeo dopo le esperienze italiane, ma l'eco della sua parabola interessa da vicino anche il calcio italiano, che lo ha avuto protagonista con l'Inter. Da Bruxelles, dove si seguono le dinamiche del potere sportivo con un misto di distacco e curiosità, si osserva che la mossa di Pérez potrebbe essere l'ultimo colpo di coda di una generazione di presidenti padroni. Ma in un calcio sempre più globalizzato e finanziarizzato, l'era dei monarchi assoluti volge al termine. Mourinho, dal canto suo, sa bene che il Real Madrid non è un porto tranquillo: la sua prima avventura si chiuse tra l'elogio per la Liga dei cento punti e la delusione per tre semifinali di Champions perse. Tornare significherebbe misurarsi con un club che, vent'anni dopo, è ancora in cerca di una identità tra gloria e caos.
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
José Mourinho sarebbe vicino a un ritorno sulla panchina del Real Madrid. La sua prima esperienza (2010-2013) ha portato un titolo di Liga, una Coppa del Re e una stagione da 100 punti, guadagnandosi elogi per aver tenuto testa al Barcellona di Guardiola.
Mourinho ha ammesso che 'qualcosa c'è' ma nessun contratto, mentre Florentino Pérez, quasi ottantenne, cerca la rielezione evocando un Luigi XIV del calcio: 'Il club sono io.' Il pezzo contrappone questa eternità al potere al ritiro volontario di Nelson Mandela, mettendo in dubbio la saggezza di un potere senza fine.
Florentino Pérez, che nel 2006 si dimise per dare 'impulso' al club, oggi dichiara che lo porteranno via solo a pallottole. Disprezza apertamente gli allenatori, e si dice che scherzi su un libro di memorie intitolato 'I miei allenatori e le madri che li hanno partoriti.' Mourinho viene chiamato per mettere ordine nel caos.
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