
MrBeast e Kylie Jenner sotto accusa: il lato oscuro dell’impero degli influencer
La denuncia di una ex dipendente di Beast Industries, la società che gestisce il fenomeno YouTube MrBeast, ha acceso i riflettori su una cultura aziendale nella quale il confine tra dedizione e abuso sembra essersi dissolto. Lorrayne Mavromatis, social media manager di origine brasiliana, ha citato in giudizio la holding del ventisettenne Jimmy Donaldson, accusandola di molestie sessuali, ritorsioni e violazione del Family and Medical Leave Act. Secondo l’atto depositato presso un tribunale federale della Carolina del Nord, la donna sarebbe stata invitata a partecipare a una teleconferenza mentre era in travaglio e avrebbe continuato a lavorare durante il congedo di maternità, salvo poi essere retrocessa e infine licenziata dopo aver sporto denuncia interna. La società ha respinto le accuse, ma il caso si inserisce in un quadro più ampio di disattenzione verso i diritti dei lavoratori nell’economia dei creator.
A rafforzare il sospetto di una tendenza sistemica arriva, dall’altra parte degli Stati Uniti, la querela intentata contro Kylie Jenner da una collaboratrice domestica salvadoregna, Angélica Vásquez. Nella causa depositata a Los Angeles, la donna denuncia umiliazioni legate alla sua origine nazionale e alle sue convinzioni religiose, oltre a condizioni di lavoro degradanti. Due storie, due mondi dell’intrattenimento digitale e del lusso, che convergono in un’unica critica: la gestione del personale, specie delle madri e dei migranti, viene subordinata all’immagine pubblica e alla produttività senza freni. Dal punto di vista latinoamericano, entrambi i casi riecheggiano una vulnerabilità strutturale dei lavoratori provenienti dal Sud del mondo, spesso assunti in posizioni precarie e privi di tutele sindacali.
Osservando la vicenda dall’Europa, e in particolare da Bruxelles, emerge un elemento paradossale. Mentre il Vecchio Continente stringe la maglia sulle piattaforme digitali con il Digital Services Act e in Italia si discute di regolamentare il lavoro dei content creator, gli Stati Uniti continuano a delegare la responsabilità sociale alle aziende stesse, con risultati disastrosi. MrBeast, che recentemente ha dichiarato di volersi elevare culturalmente studiando i film di Christopher Nolan e di aver espanso la sua forza lavoro a 750 dipendenti, sembra aver dimenticato che la crescita organizzativa richiede anche un salto di qualità nella gestione delle risorse umane. Il tempo della creatività senza regole, suggeriscono gli analisti, sta per scadere: le aule di tribunale potrebbero diventare il nuovo set per i colossi del web.
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