
Niger: l’omosessualità diventa reato, pene fino a vent’anni di carcere
La giunta militare promulga un nuovo codice penale che criminalizza per la prima volta le relazioni omosessuali, seguendo la scia repressiva di altri Paesi dell’Africa occidentale.
Il Niger ha compiuto un passo decisivo nella stretta contro le minoranze sessuali. Con l’entrata in vigore del nuovo codice penale, per la prima volta l’omosessualità viene esplicitamente criminalizzata nel Paese saheliano, finora caratterizzato da un tabù sociale radicato ma non da un divieto formale. Le pene sono severe: da cinque a dieci anni di reclusione e multe per gli atti omosessuali, da dieci a vent’anni per chi contrae matrimonio con una persona dello stesso sesso. La legge colpisce anche la semplice promozione di associazioni LGBTQIA+, equiparata ai reati sessuali.
La svolta nigerina non è isolata. Burkina Faso, Senegal e Ghana hanno di recente irrigidito le proprie legislazioni, in un’ondata regionale che gli analisti dell’Africa occidentale leggono come una reazione a ciò che viene percepito come un’imposizione di valori occidentali. In contesti di fragilità politica e forti pressioni religiose, la criminalizzazione dell’omosessualità diventa strumento di coesione interna e di legittimazione per regimi militari o governi in cerca di consenso.
Singolare è la genesi della norma: l’iniziativa era stata avviata sotto il governo civile del presidente Mohamed Bazoum, spinta da influenti gruppi religiosi. Dopo il colpo di Stato del luglio 2023, il generale Abdourahamane Tiani l’ha ereditata e rilanciata, in perfetta coerenza con la sua politica sovranista e ostile all’Occidente. Tiani, come i leader dei regimi militari in Mali e Burkina Faso, accusa l’Europa di voler imporre modelli culturali estranei e utilizza la difesa dei “valori tradizionali” per rafforzare il proprio potere.
Per l’Unione europea, la nuova legislazione complica ulteriormente i rapporti già tesi dopo il golpe. Bruxelles aveva sospeso gran parte della cooperazione allo sviluppo; oggi diverse cancellerie europee valutano se inserire più stringenti clausole di condizionalità sui diritti umani nei canali di dialogo residui. L’Italia, storicamente legata al Niger dalla cooperazione e dalla gestione dei flussi migratori, potrebbe vedere ridotti i margini di influenza in un’area sempre più contesa. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni dimostra che sanzioni e pressioni diplomatiche raramente smuovono regimi golpisti, spesso orientati verso nuovi partner come la Russia.
La criminalizzazione dell’omosessualità in Niger è l’ultimo tassello di un puzzle regionale allarmante. Se da un lato riflette una strumentalizzazione politica delle identità sessuali, dall’altro rischia di aggravare l’isolamento internazionale di un Paese segnato da insicurezza e povertà. Gli attivisti temono un’ondata di persecuzioni, mentre osservatori internazionali prevedono che altri Stati della regione possano seguire l’esempio. In un contesto di competizione geopolitica, l’assenza di una risposta europea coordinata potrebbe lasciare spazio a influenze esterne meno attente ai diritti umani.
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
Il nuovo codice penale del Niger introduce pene draconiane per l'omosessualità, accendendo una rinnovata preoccupazione per l'erosione dei diritti umani nell'Africa occidentale. Gli osservatori lo considerano parte di un'ondata legislativa pericolosa spesso sostenuta da gruppi stranieri anti-LGBTQ+, e chiedono una decisa condanna internazionale.
La nuova legge del Niger riflette il diritto sovrano del paese di legiferare secondo i propri valori culturali e religiosi. Mentre alcune voci locali ne criticano la severità, molti la difendono come protezione delle strutture familiari tradizionali e resistenza alla percepita imposizione di valori occidentali.
La legge draconiana anti-gay del Niger rappresenta una pericolosa escalation in una regione già nota per la persecuzione delle minoranze sessuali. I gruppi per i diritti lanciano l'allarme, avvertendo che tali leggi alimentano violenza e discriminazione, e sollecitano la comunità internazionale ad agire rapidamente per fare pressione sul Niger affinché inverta la rotta.
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