
Nuove sanzioni Usa contro l'élite cubana: intelligence e ministri nel mirino, divisioni a Washington
L'amministrazione Trump colpisce 11 alti funzionari, la polizia e i servizi segreti. All'ombra delle misure, cresce lo scontro tra falchi e uomini d'affari.
Gli Stati Uniti hanno imposto lunedì una nuova tornata di sanzioni contro l'apparato di sicurezza e intelligence cubano, colpendo undici alti funzionari e tre entità governative. Tra i destinatari figurano i ministri dell'Energia, delle Comunicazioni e della Giustizia, il presidente dell'Assemblea Nazionale e il capo del controspionaggio militare. L'Ufficio per il controllo dei beni esteri (OFAC) del Tesoro ha inserito nella lista nera anche la Direzione Generale dell'Intelligence, il Ministero dell'Interno e la Polizia Nazionale, già precedentemente sanzionati ai sensi della legge Magnitsky.
Secondo gli analisti di Mosca, queste misure aggravano la crisi energetica in cui versa l'isola dopo il decreto di Trump sui dazi petroliferi, tanto che fonti russe paventano addirittura un possibile intervento navale americano. Da Washington, invece, giungono segnali contrastanti: da un lato il segretario di Stato Marco Rubio ha giustificato le sanzioni come parte di una campagna contro la repressione del regime; dall'altro, come riportano fonti latinoamericane, influenti senatori repubblicani e leader imprenditoriali spingono per un accordo commerciale con L'Avana, in aperto contrasto con le frange più radicali che invocano un cambio di regime.
La mossa americana si inserisce in un generale inasprimento del blocco, che secondo la stampa mediorientale mira a soffocare economicamente l'alleato socialista di Caracas e Mosca. Tuttavia, le divisioni interne all'amministrazione Trump – tra chi preferisce la leva militare e chi quella economica – potrebbero rallentare l'adozione di ulteriori sanzioni. Per l'Europa, tradizionalmente critica verso le misure extraterritoriali statunitensi, il rischio è un nuovo attrito diplomatico a pochi mesi dalle elezioni americane. Nel frattempo, l'isola affronta un'emergenza elettrica senza precedenti, mentre la comunità internazionale osserva con apprensione l'evolversi della crisi.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.40 | aligned |
La stampa vicina al governo russo riporta l'espansione delle sanzioni USA come un fatto, elencando le nuove designazioni che includono la direzione dell'intelligence cubana e diversi alti funzionari. La copertura è distaccata e tecnica, concentrandosi sui nomi senza analisi del conflitto politico di fondo, presentandola come un altro caso di pressione statunitense su Cuba.
I media latinoamericani inquadrano le sanzioni come una continuazione dell'ingerenza statunitense e mettono in luce le divisioni interne a Washington, tra falchi e leader aziendali che favoriscono la negoziazione. La copertura sottolinea l'impatto sulla sovranità cubana e mette in dubbio l'efficacia delle sanzioni, ritraendo spesso Cuba come vittima della politica aggressiva degli Stati Uniti.
I media dell'area atlantica, in particolare quelli allineati con il governo statunitense, presentano le sanzioni come un passo necessario nella campagna dell'amministrazione Trump contro il regime cubano, sottolineando il targeting dell'apparato di intelligence e sicurezza. La copertura tende a giustificare le misure collegandole a preoccupazioni per i diritti umani e la repressione, senza discutere il dibattito interno.
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