
Oltre cento soldati israeliani abbandonano la base di Sde Teiman in segno di protesta
La rimozione di simboli legati a tradizioni interne del battaglione Sabar ha scatenato un abbandono di massa non autorizzato; i militari hanno lasciato le armi e sono tornati a casa.
Giovedì 30 luglio 2026, oltre cento soldati del battaglione Sabar della Brigata Givati hanno lasciato senza autorizzazione la base di Sde Teiman, nel sud di Israele, portando con sé solo effetti personali e abbandonando armi ed equipaggiamento. Secondo le ricostruzioni dei media israeliani, la protesta è esplosa dopo che il comandante del battaglione aveva deciso di rimuovere e distruggere insegne, targhe e disegni esposti nelle compagnie, considerati parte di pratiche non normative legate ai rapporti tra soldati veterani e nuove reclute.
Il comandante, in un messaggio indirizzato ai genitori, ha giustificato il gesto spiegando che quei simboli – tra cui figuravano «Satana» e «l’Angelo della Morte» – erano associati a dinamiche di anzianità («giochi di פז״ם») che spesso sfociano in violenza e umiliazioni. Ha negato che fossero stati toccati cimeli legati ai caduti del battaglione, precisando di aver agito solo contro insegne di legno che «rappresentano esattamente queste cose». Un soldato, citato dal sito Walla, ha raccontato che uno dei comandanti ha usato una mazza da cinque chili per distruggere uno dei simboli. Per una parte dei militari, tuttavia, quelle insegne costituivano un elemento identitario e di coesione morale, e la loro rimozione è stata vissuta come un’imposizione inaccettabile.
L’esercito israeliano, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato che l’accaduto «non è in linea con i valori dell’IDF e con quanto ci si aspetta dai suoi soldati» e che l’episodio è oggetto di indagine da parte dei comandi. Una fonte militare di alto rango ha parlato di «grave incidente disciplinare», pur riconoscendo che tutti i soldati del battaglione hanno combattuto e rischiato la vita sui vari fronti. Secondo una fonte militare citata dal quotidiano Maariv, l’abbandono non ha precedenti e ha di fatto reso il battaglione non operativo, proprio mentre era in fase di preparazione per un ingresso nella Striscia di Gaza. Il comandante ha concesso ai soldati di rientrare entro le 16:00 senza subire conseguenze immediate, avvertendo che chi non si fosse presentato sarebbe stato chiamato a risponderne.
Al momento non è noto quanti soldati abbiano accettato l’invito a tornare. L’IDF ha confermato che la vicenda è al vaglio dei comandi, in un clima di tensione che solleva interrogativi sulla tenuta disciplinare di un’unità reduce da impieghi operativi prolungati.
| Stampa israeliana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.70 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
Le forze di difesa israeliane gestiscono un episodio disciplinare interno con fermezza, ribadendo i valori militari.
Descrivendo l'evento come una violazione della disciplina militare, separandolo da implicazioni politiche più ampie e citando fonti ufficiali.
Non specifica il numero esatto di partecipanti (oltre 100 secondo altre fonti), riducendo la portata della protesta.
Il regime sionista mostra le sue crepe interne con soldati che abbandonano le armi.
Selezionando i dettagli che enfatizzano la ribellione e l'abbandono di armi, e attribuendo l'accaduto a una crisi di leadership.
Non menziona che i simboli rimossi includevano memoriali per soldati caduti, minimizzando la carica emotiva della protesta.
L'esercito israeliano è in preda a dissidi e i soldati fuggono dalla base.
Generalizzando l'episodio come sintomo di un malessere diffuso nell'esercito israeliano, usando toni che evocano caos.
Non menziona che i simboli includevano memoriali per caduti, riducendo il contesto della protesta.
L'instabilità interna israeliana si manifesta in episodi di insubordinazione.
Collegando l'evento a una percezione di debolezza strategica, usando un linguaggio che evoca caos e interrogativi.
Non menziona che i simboli includevano memoriali per caduti, minimizzando la motivazione dei soldati.
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