
Un’atmosfera su un piccolo mondo ghiacciato rilancia il dibattito sullo status di Plutone
Astronomi giapponesi hanno rilevato una tenue atmosfera su un oggetto della fascia di Kuiper, rialimentando la disputa sulla definizione di pianeta.
Sulla Terra il suolo è il frutto di miliardi di anni di trasformazioni cosmochimiche, un patrimonio unico nel sistema solare. Ma nel gelido confine del Cinturone di Kuiper, gli astronomi giapponesi hanno appena scoperto qualcosa di altrettanto raro: una sottilissima atmosfera avvolge un corpo celeste di appena cinquecento chilometri di diametro, troppo piccolo, secondo le teorie dominanti, per trattenere un involucro gassoso. L’oggetto, catalogato come (612533) 2002 XV93, orbita a circa sei miliardi di chilometri dal Sole, ben oltre Nettuno, ed è il secondo oggetto transnettuniano – dopo Plutone – a mostrare segni chiari di un’atmosfera globale.
La scoperta, pubblicata su Nature Astronomy, è stata accolta con cautela: il ricercatore capo Ko Arimatsu, dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone, ha sottolineato la necessità di una verifica indipendente, mentre Alan Stern, responsabile scientifico della missione New Horizons della Nasa, ha parlato di un «progresso sorprendente» dalle implicazioni profonde se confermato. L’ipotesi più accreditata è che l’atmosfera sia stata generata da attività criovulcanica o dall’impatto di una cometa, processi capaci di rilasciare gas sufficienti a creare un tenue strato anche su un mondo dalla gravità così debole. La notizia giunge in un momento particolare per la classificazione dei corpi celesti.
Da Washington, l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, nominato dalla nuova amministrazione Trump, ha annunciato che l’agenzia sta preparando un paper scientifico per riaprire il dibattito sullo status di Plutone, declassato a pianeta nano dall’Unione Astronomica Internazionale nel 2006. Una mossa che a Bruxelles e nei circoli astronomici europei viene vista con scetticismo: la definizione di pianeta non può essere cambiata per ragioni politiche o identitarie, ricordano gli analisti, ma deve basarsi su criteri fisici coerenti. Se l’atmosfera di 2002 XV93 venisse confermata, la domanda diventerebbe ancora più spinosa: un oggetto così piccolo, orbitante in una fascia simile a quella di Plutone e dotato di un’atmosfera, potrebbe mai rientrare nella categoria dei pianeti?
O si dovrebbe piuttosto allargare il concetto di “pianeta nano” per includere corpi che mostrano dinamiche atmosferiche finora ritenute impossibili? La comunità scientifica resta divisa, mentre le prossime osservazioni con telescopi spaziali come il James Webb potrebbero fornire le prove decisive. Nel frattempo, la storia del suolo terrestre e quella di questi mondi lontani si incontrano nella stessa domanda: quanto è speciale la capacità di un corpo celeste di generare e mantenere un’atmosfera?
La risposta, forse, ridisegnerà la mappa del nostro sistema solare.
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