
OPEC alza le stime: domanda di petrolio a 124 milioni di barili nel 2050
Il cartello rivede al rialzo le previsioni di lungo termine, scommettendo su un'inversione delle politiche energetiche in Occidente e sulla fame di greggio di India e Africa.
L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha rivisto al rialzo le proprie proiezioni di lungo periodo, portando la stima della domanda globale di greggio nel 2050 a 124 milioni di barili al giorno, circa 1,1 milioni in più rispetto al rapporto dello scorso anno. Nel documento World Oil Outlook 2026, il cartello conferma invece la previsione per il 2030 a 113,3 milioni di barili al giorno, in aumento rispetto ai 105,1 milioni attesi per il 2025. Secondo i tecnici dell’OPEC, non si intravede alcun picco della domanda all’orizzonte: una convinzione che si scontra frontalmente con le analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia, la quale stima un plateau già attorno a 113 milioni di barili entro metà secolo e un progressivo declino successivo.
La divergenza tra le due visioni affonda le radici in una lettura geopolitica profondamente diversa. Il cartello con sede a Vienna interpreta i recenti mutamenti normativi negli Stati Uniti e in Europa – con un’enfasi minore sulle restrizioni all’uso dei combustibili fossili – come un segnale di una nuova fase di politiche più favorevoli al petrolio. A questo si aggiunge, nell’ottica mediorientale, la spinta strutturale proveniente dall’Asia emergente: India, Africa e lo stesso Medio Oriente sono indicati come i motori di una crescita dei consumi che compenserà ampiamente eventuali cali nelle economie più mature. È una scommessa che riflette anche la dipendenza fiscale dei paesi produttori dalle rendite petrolifere, e che contrasta con le analisi di Bruxelles e delle capitali europee, dove la transizione energetica resta un obiettivo strategico, pur tra rallentamenti e ripensamenti.
Sul fronte dell’offerta, il rapporto dedica un’attenzione particolare ai produttori esterni all’alleanza Opec+, tra cui spicca il Brasile. Il paese sudamericano viene indicato, insieme a Qatar, Argentina e Canada, come uno dei principali responsabili dell’espansione della capacità produttiva globale nei prossimi anni. Per l’Italia e l’Europa, questo scenario delinea un quadro di persistente dipendenza da fornitori extra-Ue, con il rischio di una rinnovata volatilità dei prezzi in un mercato dove l’offerta resta concentrata in aree geopoliticamente sensibili. Al tempo stesso, la crescita della produzione atlantica – dal Brasile al Canada – potrebbe offrire margini di diversificazione per gli approvvigionamenti europei, in un contesto in cui il peso del greggio russo è destinato a ridursi strutturalmente.
La scommessa dell’OPEC su una domanda ininterrotta fino al 2050 solleva interrogativi profondi per la governance climatica globale. Se da un lato il cartello sconta un evidente interesse a dipingere un futuro ancora intensivo di idrocarburi, dall’altro il suo ottimismo coglie un dato reale: la domanda di energia nei paesi in via di sviluppo cresce a ritmi che le rinnovabili, da sole, faticano a soddisfare. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la partita si gioca sulla capacità di accelerare l’elettrificazione e l’efficienza senza esporre l’economia a shock di prezzo, in un mondo che – secondo il cartello – continuerà a bruciare petrolio ben oltre la metà del secolo.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.40 | aligned |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | +0.50 | aligned |
I media statali russi riportano i nuovi dati dell'OPEC senza commenti, sottolineando l'aumento della stima a 124 milioni di barili al giorno entro il 2050 rispetto ai 122,9 precedenti. La previsione per il 2030 resta invariata a 113,3 milioni. L'attenzione è sui numeri e sugli aggiustamenti tecnici del rapporto.
I media del Golfo sottolineano la robusta previsione della domanda di petrolio dell'OPEC, che non vede alcun picco prima del 2050 e cita un cambiamento globale verso politiche più favorevoli al greggio. Il cartello, le cui entrate dipendono dal petrolio, presenta stime superiori a quelle dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, rafforzando la narrativa di un futuro ancora dominato dagli idrocarburi.
Una parte della stampa latinoamericana progressista accoglie con scetticismo le stime rialziste dell'OPEC, descrivendo il cartello come aggrappato a previsioni di domanda in crescita nonostante le tendenze globali di decarbonizzazione. L'uso di verbi come 'aggrapparsi' suggerisce che l'organizzazione ignori deliberatamente i segnali di transizione energetica.
I media economici brasiliani accolgono con favore il rapporto dell'OPEC, che colloca il Brasile tra i principali protagonisti dell'espansione dell'offerta globale di petrolio. La notizia viene presentata come un'opportunità strategica per il paese, destinato a diventare un esportatore chiave e a trarre vantaggio dalla crescita della domanda.
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