
Fusione Paramount-Warner: il processo slitta a marzo 2027, Ellison rompe il silenzio
La giudice federale fissa il dibattimento per il 2 marzo 2027, mentre l’ad David Ellison difende l’operazione da 110 miliardi di dollari in una tribuna sul New York Times.
Un giudice federale della California ha fissato per il 2 marzo 2027 il processo che deciderà il destino della maxi-fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. La giudice Araceli Martínez-Olguín ha calendarizzato un dibattimento di dodici giorni, concludendo così la fase istruttoria e sospendendo di fatto l’operazione fino a quella data. La decisione congela un’acquisizione dal valore compreso tra 110 e 111 miliardi di dollari, già approvata dal Dipartimento di Giustizia statunitense e dalle autorità antitrust di oltre sessanta Paesi, ma contestata da dodici Stati americani guidati dalla California e dal sindacato degli sceneggiatori (Writers Guild of America).
L’impasse giudiziaria ha conseguenze finanziarie immediate. In base agli accordi, a partire dal 1° ottobre Paramount dovrà corrispondere agli azionisti di Warner Bros. Discovery una commissione trimestrale di 650 milioni di dollari – circa 7 milioni al giorno – fino alla chiusura dell’intesa. Se l’operazione saltasse definitivamente, la società di David Ellison sarebbe tenuta a versare una penale di recesso di 7 miliardi. I procuratori generali sostengono che la fusione violerebbe le norme sulla concorrenza, concentrando nelle mani di un unico gruppo circa il 27% della distribuzione cinematografica e un’analoga quota dei canali via cavo, con possibili ricadute su prezzi e condizioni per i lavoratori del settore.
In una tribuna pubblicata sul New York Times, David Ellison ha scelto di replicare direttamente, sostenendo che la vera posta in gioco non è la quota di mercato ma la fiducia nella sua gestione di Cnn. «La questione è se ci si può fidare di me come custode della Cnn», ha scritto, respingendo le speculazioni sulle sue simpatie politiche. Ellison ha ricordato che l’entità combinata rappresenterebbe meno del 20% del tempo televisivo americano e ha promesso indipendenza redazionale per le testate giornalistiche, affermando che «le notizie devono basarsi su fatti e verità».
Le rassicurazioni non hanno però dissipato i sospetti. Figlio del fondatore di Oracle Larry Ellison, noto sostenitore di Donald Trump, David Ellison ha coltivato rapporti con l’amministrazione repubblicana, ospitando una cena in onore della Casa Bianca e partecipando a eventi con il presidente. Dopo aver acquisito Cbs News, ha affidato la direzione a Bari Weiss, figura controversa e critica delle politiche progressiste, provocando le dimissioni di diversi giornalisti. Per i detrattori, queste mosse segnalano una svolta editoriale che potrebbe estendersi a Cnn una volta completata la fusione.
In attesa del processo, Paramount ha diffuso risultati trimestrali contrastanti: i ricavi sono saliti dell’1% a 6,91 miliardi di dollari, ma l’utile è sceso del 28% a 41 milioni, appesantito da 153 milioni di costi legati alla fusione. Il servizio streaming Paramount+ ha raggiunto 81,6 milioni di abbonati, trainato da eventi come l’incontro Ufc sul prato della Casa Bianca. Il prossimo appuntamento cruciale resta il dibattimento del marzo 2027, con la scadenza ultima per chiudere l’accordo fissata al giugno successivo.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
David Ellison non può essere considerato un custode imparziale della CNN; il suo editoriale è un tentativo disperato di salvare un accordo giustamente bloccato da cause legali e diffidenza interna.
Collegando ripetutamente Ellison a Trump e sottolineando lo scetticismo dei dipendenti, il blocco crea un clima di sospetto che rende le sue rassicurazioni vuote.
Il blocco omette i dettagli del rapporto positivo sugli utili, che avrebbero potuto mostrare la forza di Paramount indipendentemente dalla fusione.
Il tribunale ha fissato la data del processo; la fusione resta sospesa. Gli utili di Paramount sono migliorati grazie ai tagli dei costi e alla crescita dello streaming.
Presentando solo la tempistica legale e i risultati finanziari senza alcun commento politico, il blocco normalizza il rinvio della fusione come una procedura ordinaria di business e diritto.
Il blocco omette ogni menzione delle controversie politiche del CEO o dell'opposizione interna alla fusione, che introdurrebbero incertezza e drammaticità.
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