
Dieci anni di Guardiola al City: l’addio, la statua e una panchina che l’Italia sogna invano
Il tecnico catalano lascia dopo 20 trofei. L’Etihad gli intitola una tribuna e commissiona un monumento. Enzo Maresca il successore designato, mentre il nostro calcio resta a guardare.
Pep Guardiola congederà il calcio inglese domenica, contro l’Aston Villa, dopo un decennio che ha ridisegnato la geografia del potere nel pallone europeo. Il Manchester City ha annunciato che la North Stand dell’Etihad Stadium, appena ampliata, sarà ribattezzata “The Pep Guardiola Stand”, e una statua del tecnico catalano sarà collocata all’ingresso della tribuna. “Non chiedetemi le ragioni dell’addio”, ha detto Guardiola con la voce rotta dall’emozione. “Non esiste una ragione. So soltanto che è il momento. Niente è eterno”. Eppure eterno, nel breve spazio di una carriera, lo è stato: sei Premier League, una Champions, la Coppa del Mondo per club, e in totale venti trofei che fanno del suo ciclo il più dominante della storia del calcio inglese moderno.
La successione appare già delineata. Secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa d’oltremanica e confermate da analisti vicini al club, Enzo Maresca – che fu vice di Guardiola proprio a Manchester e che ha guidato il Chelsea prima di essere esonerato all’inizio del 2026 – tornerà all’Etihad come capo allenatore. Una scelta di continuità, che punta a non stravolgere un impianto tattico e una cultura societaria ormai collaudati. Maresca incarna il profilo dell’erede designato: conosce i meccanismi del City Football Group, ha un rapporto personale con la proprietà emiratina e, pur essendo reduce da un’esperienza tormentata a Stamford Bridge, rappresenta il candidato più logico per raccogliere un testimone che scotta.
Dietro la decisione di Guardiola, molto più di una clausola di uscita esercitata con anticipo sul contratto che scadeva nel 2027, c’è un’ammissione di stanchezza profonda. “Il club ha bisogno di un nuovo manager, di un’energia nuova”, ha spiegato lo stesso Guardiola, che già poche ore dopo l’annuncio ha cominciato a svuotare l’appartamento di Manchester. Il catalano assumerà il ruolo di ambasciatore globale del gruppo, fornendo consulenza tecnica alle altre società della galassia City, inclusa quella di New York. È la scelta di chi non vuole più l’adrenalina delle partite ogni tre giorni, ma non intende spezzare il legame con il progetto che ha contribuito a creare.
Per l’Italia la notizia sa di occasione sfumata. I rumors che lo volevano accostato a panchine di Serie A o alla Nazionale azzurra sono stati tacitamente allontanati dallo stesso Guardiola, che ha ribadito la volontà di prendersi una pausa dal campo. L’analisi dei commentatori di casa nostra sottolinea come, ancora una volta, il Belpaese non riesca a inserirsi nelle rotte dei grandi tecnici, condannato da risorse inferiori e da un sistema che fatica a trattenere talenti. Mentre il City si prepara a onorare la sua icona con una tribuna e una statua – un gesto che nella cultura sportiva anglosassone segna l’ingresso nella leggenda – il calcio italiano osserva da lontano, conscio che il dopo Guardiola ridisegnerà gli equilibri della Premier League e forse dell’intera Champions. L’eredità di Pep, fatta di vittorie e di un’estetica riconoscibile, rimane una lezione per tutti; l’unico vero rimpianto è non averlo mai visto applicarla dalle nostre parti.
| Stampa europea continentale | +1.00 | aligned |
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| Stampa latinoamericana | +0.70 | aligned |
| Stampa africana subsahariana | +0.50 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
La stampa europea continentale celebra l'addio di Guardiola come la fine di un'epoca, sottolineando il suo legame emotivo con il club e i tifosi. Le sue parole 'Niente è eterno' vengono riprese con tono malinconico ma grato. Viene evidenziato il suo impatto duraturo e l'amore per il City.
La stampa latinoamericana, con un focus sul mercato, sottolinea l'aspetto economico della gestione Guardiola: 20 titoli e 1,8 miliardi di real in premi. Viene descritto come il tecnico più vincente e anche come un investimento redditizio. L'addio è visto come la chiusura di un ciclo di successi finanziari e sportivi.
La stampa africana subsahariana analizza l'eredità di Guardiola con distacco, concentrandosi sul suo impatto tattico e sulla sua influenza su altri allenatori spagnoli in Premier League. Viene inquadrato come un genio catalano che ha cambiato il calcio, ma senza toni trionfalistici. L'attenzione è sulle conseguenze a lungo termine del suo lavoro.
La stampa atlantica tratta la notizia della partenza di Guardiola come un trafiletto insieme ad altre notizie, come l'esclusione di stelle inglesi dalla nazionale. Viene riconosciuto il suo successo, ma il tono è più distaccato e informativo. L'enfasi è sulla fine di una delle ere più vincenti del calcio inglese.
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