
Perù, testa a testa tra Sánchez e Fujimori: vantaggio ridotto a poche migliaia di voti
Con oltre il 97% delle schede scrutinate, il candidato di sinistra Roberto Sánchez mantiene un margine risicato sulla rivale di destra Keiko Fujimori, mentre il voto all'estero riduce il divario.
Il secondo turno delle elezioni presidenziali peruviane si conferma una delle competizioni più serrate della storia recente del paese. Con il 97,9% dei voti scrutinati, il candidato di sinistra Roberto Sánchez mantiene un vantaggio di circa 8.500 voti sulla rivale di destra Keiko Fujimori, corrispondente a uno 0,05% dei suffragi validi. La distanza, che aveva raggiunto quasi 50.000 voti nei primi conteggi, si è progressivamente ridotta nelle ultime ore, alimentando l'incertezza sull'esito finale. Secondo gli analisti di Lima, il restante 2,1% delle schede ancora da esaminare potrebbe ribaltare il risultato, in particolare quelle provenienti dall'estero, dove Fujimori ha ottenuto il 73% delle preferenze.
La dinamica del voto all'estero ha giocato un ruolo cruciale nell'avvicinamento della candidata di Fuerza Popular. In Colombia, ad esempio, Fujimori ha conquistato quasi tre quarti dei voti dei peruviani residenti, una tendenza che si è ripetuta in altre circoscrizioni internazionali. Questo flusso ha permesso alla leader di destra di recuperare terreno, passando da un distacco di 19.000 voti a uno di appena 4.000 nella giornata di martedì, prima di risalire leggermente. La situazione rimane fluida, con circa 2.700 atti elettorali ancora da processare, secondo l'Ufficio Nazionale per i Processi Elettorali (ONPE).
Dal punto di vista geopolitico, l'esito del voto peruviano ha implicazioni che vanno oltre i confini nazionali. In un'America Latina segnata da polarizzazione e incertezza economica, una vittoria di Sánchez rafforzerebbe il blocco progressista, mentre un successo di Fujimori consoliderebbe le forze conservatrici. Per l'Europa, il risultato è seguito con attenzione: Bruxelles guarda con preoccupazione alla stabilità democratica del Perù, importante partner commerciale e membro del Patto Andino. L'Italia, in particolare, ha interessi economici nel paese, con aziende attive nei settori energetico e delle infrastrutture. La prospettiva di un governo Sánchez, con una agenda più statalista, potrebbe influenzare gli investimenti europei, mentre una presidenza Fujimori, più orientata al libero mercato, potrebbe rassicurare i mercati finanziari.
In questo clima di attesa, entrambi i candidati hanno evitato dichiarazioni trionfalistiche, consapevoli della fragilità del vantaggio. Sánchez ha chiesto calma e rispetto per il voto popolare, mentre Fujimori ha denunciato presunte irregolarità, alimentando tensioni in un paese già provato da anni di crisi politica. La comunità internazionale, inclusi gli osservatori dell'Organizzazione degli Stati Americani, monitora la situazione per garantire la trasparenza del processo. Il nuovo presidente dovrà assumere l'incarico il 28 luglio, ereditando un paese diviso e sfide economiche urgenti, tra cui inflazione e disoccupazione. La strettissima competizione elettorale riflette una società peruviana frammentata, dove il consenso si costruisce voto dopo voto.
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