
Porsche approva 5.000 tagli e blinda i posti fino al 2035, tensione nel gruppo Volkswagen
Il via libera del consiglio di sorveglianza al secondo pacchetto di risparmi, con garanzie occupazionali estese, complica i negoziati in corso a Wolfsburg su oltre 100.000 esuberi e la chiusura di stabilimenti.
Il consiglio di sorveglianza di Porsche ha approvato un nuovo piano di ristrutturazione che prevede il taglio di circa 5.000 posti di lavoro nelle sedi di Zuffenhausen e Weissach, il ridimensionamento della capacità produttiva e la cancellazione di indennità extra-contrattuali. In cambio, la dirigenza ha concesso ai rappresentanti dei lavoratori un’estensione della garanzia occupazionale dal 2030 al 2035. Sommando i 3.900 esuberi già decisi all’inizio del 2025, il costruttore di Stoccarda arriverà a eliminare circa 9.000 posizioni, più di un terzo degli addetti nei due stabilimenti e oltre un quinto dell’intera forza lavoro della Porsche AG.
La decisione, secondo quanto riferito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, viene osservata con preoccupazione ai vertici del gruppo Volkswagen. La blindatura dei posti fino al 2035 è considerata una concessione molto ampia ai dipendenti del marchio sportivo, proprio mentre a Wolfsburg si sta negoziando un piano di risanamento che include la possibile chiusura di tre stabilimenti Volkswagen e di una fabbrica Audi, con oltre 100.000 posti a rischio nell’intero gruppo. Il consiglio di fabbrica del colosso di Wolfsburg ha già annunciato assemblee per fine agosto, in vista della seduta del consiglio di sorveglianza del 4 settembre, durante la quale lo scontro su tagli e chiusure è destinato ad acuirsi.
La posizione del management Volkswagen risulta indebolita anche dal precedente ruolo dell’amministratore delegato Oliver Blume, che fino a gennaio guidava proprio Porsche e aveva avviato le trattative per il secondo pacchetto di risparmi senza però voler concedere la garanzia occupazionale di lungo termine. Fonti interne al gruppo citate dalla stampa tedesca temono che l’intesa raggiunta a Stoccarda alimenti «desideri» analoghi tra i dipendenti degli altri marchi, rendendo più arduo per Blume imporre a Wolfsburg i tagli ritenuti necessari per recuperare competitività.
Il braccio di ferro si inserisce in una crisi più ampia, aggravata dal crollo delle vendite in Cina, dai dazi statunitensi e da costi operativi giudicati superiori del 20% rispetto ai concorrenti. La Neue Zürcher Zeitung ricorda che il Land Bassa Sassonia detiene il 20,2% del capitale di Volkswagen e, insieme ai sindacati, dispone di un potere di blocco sulle decisioni strategiche grazie alla legge VW, più volte contestata anche dalla Commissione europea. Il governatore Olaf Lies, che siede nel consiglio di sorveglianza, ha definito le chiusure di stabilimenti «nessuna strategia per il futuro». Intanto, per lo stabilimento di Osnabrück si valuta una riconversione alla produzione di componenti per il sistema antimissile Iron Dome, ipotesi su cui però il terzo azionista, il fondo sovrano del Qatar, ha posto il veto a causa dei legami con Hamas. La prossima tappa del confronto resta la riunione del consiglio di sorveglianza di Volkswagen in programma a Wolfsburg il 4 settembre.
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I tagli di Porsche vengono letti come un segnale di difficoltà strutturale nel settore automobilistico globale, con possibili ripercussioni sulle catene di fornitura in America Latina. L'attenzione è sulle strategie di risanamento e sulle opportunità per i produttori locali.
La notizia dei licenziamenti Porsche viene riportata con distacco, come un evento lontano che non incide direttamente sulla regione. Prevale un atteggiamento di cautela sulle conseguenze per l'economia globale.
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