
Prestiti genetici e specie fantasma: le strategie occulte dell’evoluzione animale
Dai trasferimenti orizzontali di DNA negli scarafaggi ai transposoni dei lori, fino a nuove specie scoperte in Patagonia e Borneo, la biologia ridisegna i confini dell’adattamento.
Un mosaico di studi pubblicati nel mese di giugno ridisegna la mappa dei meccanismi con cui gli animali aggirano i limiti del proprio genoma. Il dato che unifica queste ricerche non è una singola molecola, ma un principio: l’evoluzione non lavora solo per mutazione verticale, ma attinge a serbatoi esterni – batterici, virali, ecologici – con una frequenza molto superiore a quanto ipotizzato finora. Il caso più misurabile arriva dall’Università di Sydney, dove il riesame di 18 genomi completi di blatte e termiti ha portato alla luce 40.485 frammenti di DNA del batterio endosimbionte Blattabacterium cuenoti, integrati in modo stabile nel genoma degli insetti. Si tratta di un numero di trasferimenti genici orizzontali (HGT) che supera di oltre cento volte il massimo finora noto in un eucariote complesso, con inserti chimerici formati da segmenti di origine batterica diversa e persistiti per almeno 28,7 milioni di anni. Lo studio, apparso su PNAS, suggerisce che questa importazione massiccia abbia fornito agli scarafaggi capacità molecolari aggiuntive, contribuendo alla loro proverbiale resistenza.
Un meccanismo complementare, basato su elementi mobili endogeni, emerge dall’analisi del lori didattilo (Choloepus didactylus), il mammifero dal metabolismo più lento del pianeta. Un consorzio guidato dal Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research di Berlino, con nodi in Brasile e al Wellcome Sanger Institute britannico, ha identificato sequenze di DNA saltatorio (trasposoni) conservate per oltre 30 milioni di anni e localizzate in prossimità di geni mitocondriali e metabolici. I risultati, pubblicati su BMC Biology, indicano che questi elementi potrebbero funzionare come un “sistema di backup” genetico, compensando l’accumulo di mutazioni in mitocondri a basso rendimento energetico. La tolleranza del lori a meccanismi che nell’uomo sono associati a cancro e neurodegenerazione lo candida, secondo i ricercatori, a modello naturale per studiare la gestione cellulare dell’energia in condizioni di stress, con possibili ricadute sulla medicina metabolica e sulla preservazione dei tessuti.
Sul fronte ecologico, una spedizione nelle foreste del Borneo malese ha portato alla prima descrizione di un fungo iperparassita con struttura a corno, Pleurocordyceps cornusynnemata, che non attacca direttamente le formiche ma si sviluppa sul fungo “zombi” Ophiocordyceps, già insediato nell’ospite. La scoperta, riportata sul New Zealand Journal of Botany, allarga il catalogo dei funghi entomopatogeni con potenziale applicazione nel controllo biologico di insetti dannosi in agricoltura, un filone di ricerca attivo anche in Europa e in Italia, dove l’uso di antagonisti naturali è incentivato dalle strategie Farm to Fork.
Parallelamente, tre campagne argentine – dalla remota Isla de los Estados alle sierre di Córdoba fino al deserto cretacico di Kokorkom in Río Negro – hanno consegnato altrettanti taxa nuovi alla scienza. La “araña fantasma” Yagania chuanisin (Anyphaenidae), descritta su Diversity da un team del MACN-Conicet, rappresenta un genere inedito, isolato per milioni di anni in microclimi costieri freddi e stabili. Il roditore Apnoctomys conicetorum, pubblicato su Vertebrate Zoology, è il primo genere di mammifero catturato sul campo in Argentina dal 2000 e vive confinato in una stretta fascia di boschi del Chaco Serrano, nutrendosi di bromelie. Infine, il coccodrillo terrestre Antusuchus rionegrinus, ricostruito su Historical Biology a partire da due esemplari fossili, era un predatore delle dimensioni di un cane medio che 100 milioni di anni fa abitava dune mobili, dimostrando che l’ecosistema del Cretacico patagónico era più stratificato di quanto noto.
Il prossimo passaggio per i filoni genomici sarà la verifica funzionale: capire se i 40.485 inserti batterici degli scarafaggi e i trasposoni dei lori svolgano ruoli biologici attivi o siano tollerati come neutri. Per le nuove specie, la priorità è la protezione degli habitat – aree protette come il Parco Nazionale Traslasierra e l’Area Paleontologica La Buitrera – e la prospezione biochimica dei funghi iperparassiti. La convergenza di questi studi indica che la biodiversità, anche quella invisibile dentro il genoma, è un archivio di soluzioni adattative ancora in gran parte da interrogare.
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