
Putin e Teheran consolidano l’asse anti-occidentale nella polveriera mediorientale
Il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi in un colloquio che segna il punto più avanzato del riposizionamento strategico di Mosca e Teheran sullo scacchiere mediorientale. L’incontro, confermato dal portavoce presidenziale Dmitrij Peskov e dalle agenzie statali russe, avviene a meno di tre settimane dal cessate-il-fuoco che ha interrotto quaranta giorni di combattimenti fra l’Iran e un Israele apertamente sostenuto dagli Stati Uniti, una tregua che appare già percorsa da crepe profonde dopo i raid israeliani nel sud del Libano costati quattordici vittime.
Il tempismo non è casuale: Araghchi sta tessendo un vero e proprio balletto diplomatico per raccogliere sostegno in quella che Teheran descrive come una «guerra contro Washington», una strategia resa ancora più urgente dal fallito appuntamento con gli Stati Uniti nei giorni scorsi a Islamabad, dove il riavvicinamento sperato è rimasto lettera morta.
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