
Putin vede segnali di discesa dell'inflazione e apre a un taglio dei tassi, ma l'economia russa resta in bilico
Nel corso di un'ampia riunione con i ministri, Vladimir Putin ha tracciato un quadro di cauto ottimismo sull'economia russa, segnalando che le misure adottate per contenere l'inflazione stanno producendo i primi effetti. Il presidente ha sottolineato che il tasso d'inflazione è sceso a poco più del 5%, un dato che, a suo avviso, legittima l'aspettativa di un prossimo taglio del tasso d'interesse di riferimento da parte della Banca centrale. L'istituto, che lo scorso aprile ha portato il costo del denaro al 14,5% dopo otto riduzioni consecutive, si trova ora di fronte a un bivio: da un lato le pressioni inflazionistiche residue, dall'altro la necessità di non soffocare una ripresa ancora fragile. La posizione del Cremlino appare chiara: la stretta monetaria ha funzionato, e ora è il momento di allentarla per sostenere gli investimenti.
Putin ha però respinto l'idea che l'economia russa stia vivendo una vera e propria "pausa degli investimenti", preferendo parlare di una più sfumata "prudenza negli investimenti". Una distinzione lessicale che non cancella i dati: secondo le statistiche ufficiali, nel 2025 gli investimenti in capitale fisso sono calati per la prima volta in cinque anni. Il ministro dello Sviluppo economico, Maksim Rešetnikov, ha spiegato il fenomeno con l'effetto base: nel 2024 gli investimenti erano cresciuti del 38% rispetto al 2020, raggiungendo una quota del 23% del Pil. Oggi, con la redditività delle imprese in calo e il costo del credito ancora elevato, gli imprenditori preferiscono attendere. Una dinamica che, secondo gli analisti di Mosca, riflette non tanto una crisi di fiducia quanto una fisiologica correzione dopo anni di espansione forzata.
Sul fronte dei cambi, Putin ha escluso qualsiasi intervento artificiale della Banca centrale per sostenere il rublo, lasciando intendere che il mercato dovrà trovare da solo il suo equilibrio. Una scelta che, nell'ottica di Pechino, appare coerente con la strategia russa di progressiva de-dollarizzazione, ma che espone l'economia a rischi di volatilità. Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, la tenuta dell'economia russa è un fattore da monitorare con attenzione: Mosca resta un fornitore chiave di materie prime energetiche e un mercato per alcuni settori del made in Italy, nonostante le sanzioni. La prossima riunione della Banca centrale russa, prevista per luglio, sarà il vero banco di prova: se il taglio dei tassi sarà confermato, potrebbe innescare un circolo virtuoso per gli investimenti, ma anche riaccendere le pressioni inflazionistiche. Un equilibrio precario, che il Cremlino cerca di governare con dichiarazioni rassicuranti, ma che la realtà dei numeri rende ancora incerto.
| Stampa russa e CSI | +0.50 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
Il presidente Putin ha rilevato un calo dell'inflazione, segnalando la possibilità di un taglio dei tassi di interesse. Nonostante le sfide, l'economia russa mostra segni di stabilizzazione e resilienza, grazie alle politiche del governo.
Nonostante l'ottimismo di Putin, l'economia russa rimane precaria, con l'inflazione ancora alta e le sanzioni che mordono. Le promesse di taglio dei tassi appaiono più come un tentativo di rassicurazione che una reale svolta economica.
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