
Condannati a Miami i quattro organizzatori dell’assassinio del presidente haitiano Moïse
Una giuria federale in Florida ha riconosciuto colpevoli quattro uomini per il complotto che nel 2021 uccise Jovenel Moïse, gettando Haiti nel caos.
Una giuria federale di Miami ha emesso venerdì il verdetto che il mondo aspettava da quasi cinque anni: quattro uomini sono stati riconosciuti colpevoli di aver ordito l’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse, ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua residenza privata alle porte di Port‑au‑Prince il 7 luglio 2021. Il processo, durato nove settimane, ha svelato i dettagli di un piano che dalla Florida meridionale ha mobilitato due dozzine di ex soldati colombiani, finanziati e armati dai condannati con denaro, fucili, munizioni e giubbotti tattici. Tra i giudicati figurano Arcangel Pretel Ortiz, ex informatore dell’Fbi di origini colombiane, Antonio Intriago, imprenditore venezuelano‑americano titolare di una società di sicurezza, l’ecua‑americano Walter Veintemilla e James Solages, cittadino statunitense di discendenza haitiana. tutti rischiano l’ergastolo, pena che sarà comunicata in una successiva udienza.
L’organizzazione del complotto, secondo gli inquirenti di Washington, era partita proprio dal sud della Florida: un hub logistico e finanziario dal quale i cospiratori avevano reclutato i mercenari e stabilito la successione al potere. L’obiettivo era sostituire Moïse con Christian Sanon, un haitiano‑americano che avrebbe dovuto garantire profitti economici ai mandanti. L’assassinio ha invece aperto un vuoto politico che ha permesso alle gang di prendere il controllo di ampie zone del paese, precipitando Haiti in una spirale di violenza senza precedenti. Dal punto di vista di Port‑au‑Prince, la condanna arriva in un momento in cui il governo provvisorio fatica a tenere le elezioni e la comunità internazionale stenta a trovare una strategia di stabilizzazione.
Per gli analisti di Bogotá, la presenza di ex militari colombiani tra gli esecutori materiali riaccende il dibattito sulla dispersione di forze speciali dopo il conflitto interno colombiano, mentre a Bruxelles si osserva il caso come un monito sulla fragilità degli Stati caraibici di fronte a reti transnazionali di mercenari e finanzieri. L’Italia e l’Europa, che hanno sostenuto missioni di pace e aiuti umanitari ad Haiti, guardano con preoccupazione all’instabilità persistente. La sentenza di Miami rappresenta un passo importante nella giustizia penale internazionale, ma non colma il vuoto di potere che continua a strangolare l’isola. Restano da processare altri complici, e la domanda che aleggia tra gli osservatori è se il verdetto possa fungere da deterrente per future ingerenze straniere, o se la crisi haitiana necessiti di ben altro che di condanne esemplari.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
2 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsIl credito fragile dell'America Latina pesa sui bilanci delle banche
2 lingue · 6 testate
Da TechnologyAgenti IA fuori controllo: il primo caso australiano riapre il dibattito sulla sicurezza
6 lingue · 27 testate