
Raffica di droni ucraini sulle raffinerie russe, da Tuapse agli Urali si allunga l’ombra della crisi energetica
Per la terza volta in meno di due settimane i droni ucraini hanno colpito la raffineria di Tuapse, sul Mar Nero, scatenando un incendio di vaste proporzioni e costringendo le autorità locali a evacuare gli edifici residenziali vicini. Il governatore del territorio di Krasnodar ha parlato di «un altro grave incidente», mentre il Cremlino ha inviato d’urgenza il ministro delle Situazioni di Emergenza. Non è più soltanto un’operazione militare: i ripetuti attacchi all’impianto della Rosneft – già fermo dal 16 aprile dopo un primo raid – hanno provocato una fuoriuscita di greggio in mare e una «pioggia nera» che ha ricoperto la città di residui oleosi, innescando un’allerta ecologica che preoccupa anche le cancellerie europee affacciate sullo stesso bacino.
Secondo analisti di Bruxelles, l’accumularsi di danni alle infrastrutture petrolifere russe rischia di tradursi in una contaminazione transfrontaliera e in nuove tensioni sui mercati energetici, proprio mentre l’Europa tenta di consolidare il proprio approvvigionamento alternativo.
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