
Reeves contro Trump: la guerra in Iran divide l'Occidente e scuote l'economia globale
In un confronto diplomatico dai toni inusualmente aspri, il Cancelliere dello Scacchiere britannico Rachel Reeves ha bollato come "follia" e "errore" la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, inaugurando una frattura transatlantica che promette di dominare l'agenda della sicurezza globale. Le dichiarazioni, rilasciate a Washington nel corso degli incontri primaverili del Fondo Monetario Internazionale, non solo segnano una presa di distanza netta dalla linea dell'amministrazione Trump, ma rivelano una preoccupazione profonda per le ricadute economiche e strategiche di un conflitto che rischia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente. L'incontro imminente tra Reeves e il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent, che ha giustificato "un po' di dolore economico" come prezzo necessario per impedire a Teheran l'atomica, si annuncia dunque come uno scontro tra due visioni inconciliabili della deterrenza.
Dall'altra parte dell'Atlantico, la posizione di Washington appare irremovibile, fondata sulla convinzione che solo la forza militare possa garantire la non proliferazione nucleare nella regione. Questa ottica, secondo gli analisti di Bruxelles, trascura però il fatto che il conflitto abbia già innescato uno shock economico globale, con il FMI costretto a ridurre le previsioni di crescita per la stessa Gran Bretagna a causa del rialzo dei prezzi energetici. Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, la nuova crisi mediorientale si traduce in un duplice vulnus: l'incertezza sui flussi di idrocarburi minaccia la già fragile ripresa, mentre la frattura nel campo occidentale indebolisce qualsiasi prospettiva di una risposta diplomatica unitaria, lasciando il Vecchio Continente in una posizione di pericolosa marginalità.
La prospettiva da Londra, espressa da Reeves, è invece quella di un realismo preoccupato, che pur non nutriendo simpatie per il regime degli Ayatollah, ritiene che il mondo non sia affatto più sicuro dopo le azioni militari. Il Cancelliere ha rimarcato come i negoziati per limitare il programma nucleare iraniano avrebbero dovuto essere perseguiti, una posizione che riecheggia il sostegno europeo all'accordo del 2015 (JCPOA) e che evidenzia il fallimento di una strategia puramente coercitiva. Da questa sponda dell'Atlantico, l'allarme è per una deriva che alimenta instabilità senza offrire soluzioni di lungo periodo, mentre le famiglie iniziano a pagare il conto in termini di inflazione e minore sicurezza.
Guardando al futuro, il panorama appare incerto e solcato da profonde crepe. La suggestione, avanzata dallo stesso Trump, di possibili nuovi round di colloqui con l'Iran suona come un tentativo di correggere la rotta, ma si scontra con la sfiducia generata dalle armi e con la frattura apertasi con gli alleati storici. L'esito dell'incontro tra Reeves e Bessent sarà un primo termometro della capacità di dialogo. Per l'Europa, la lezione è chiara: l'assenza di una politica estera e di sicurezza comune la rende vulnerabile agli shock geopolitici decisi altrove. L'Italia, con i suoi interessi nel Mediterraneo e la sua dipendenza energetica, non può che guardare con apprensione a una crisi che rischia di prolungarsi, auspicando un ritorno alla diplomazia che, al momento, sembra un'opzione remota.
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