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giovedì 7 maggio 2026

Riserve globali di petrolio in caduta libera: aprile segna un record storico di contrazione

Il conflitto in Medio Oriente e il blocco di Ormuz fanno crollare le scorte mondiali di 200 milioni di barili. La produzione Opec al minimo dal 1990.

Il mese di aprile ha registrato un fenomeno senza precedenti nella storia del mercato petrolifero: le riserve globali di greggio si sono ridotte di quasi 200 milioni di barili, pari a 6,6 milioni di barili al giorno. Un crollo che secondo gli analisti di S&P Global Energy non ha paragoni nei decenni precedenti, se si esclude il periodo pandemico. Paradossalmente, la domanda è calata di circa 5 milioni di barili al giorno a causa dell’impennata dei prezzi, ma la contrazione dell'offerta è stata ancora più violenta, scavando un buco che ha portato le scorte mondiali ai minimi da otto anni, come stimato da Goldman Sachs. Il motore di questa tempesta è il conflitto militare tra Stati Uniti e Iran, che di fatto ha paralizzato il transito attraverso lo stretto di Ormuz, arteria vitale per le esportazioni del Golfo Persico.

La produzione dei paesi Opec è sprofondata a 20,55 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 1990. Il dato, raccolto da Bloomberg sulla base di rilevazioni satellitari e stime di consulenti indipendenti, mostra un tonfo di 420.000 barili al giorno rispetto a marzo, già segnato da un calo di 8,6 milioni. Il Kuwait è il paese più colpito: la sua estrazione è crollata a 800.000 barili al giorno, meno di un terzo del volume pre-conflitto. A peggiorare il quadro si aggiunge l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec e dall’Opec+, annunciata il primo maggio, che ridisegna gli equilibri interni del cartello. Da Bruxelles si osserva con crescente preoccupazione l’intreccio tra instabilità geopolitica e vulnerabilità energetica europea: l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio, rischia di subire un doppio colpo tra rincari e tensioni sulle forniture.

L’ottica di Pechino è diversa: la Cina, pur essendo il maggiore importatore mondiale, sta già ammortizzando lo shock attraverso contratti a lungo termine con Russia e Arabia Saudita, ma il taglio dell’offerta Opec minaccia di erodere i margini delle raffinerie cinesi. A Washington, l’amministrazione americana cerca di mediare tra la spinta a isolare Teheran e la necessità di stabilizzare i mercati, mentre i dati di S&P rivelano che in quattro mesi il conflitto ha cancellato un miliardo di barili di riserve. La forbice tra domanda in calo e offerta in caduta libera non si richiude: il sistema globale delle scorte si sta assottigliando a una velocità che nessun modello prevedeva, e il prossimo inverno energetico si presenta come un banco di prova per l’intera economia mondiale.

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giovedì 7 maggio 2026

Riserve globali di petrolio in caduta libera: aprile segna un record storico di contrazione

Il conflitto in Medio Oriente e il blocco di Ormuz fanno crollare le scorte mondiali di 200 milioni di barili. La produzione Opec al minimo dal 1990.

Il mese di aprile ha registrato un fenomeno senza precedenti nella storia del mercato petrolifero: le riserve globali di greggio si sono ridotte di quasi 200 milioni di barili, pari a 6,6 milioni di barili al giorno. Un crollo che secondo gli analisti di S&P Global Energy non ha paragoni nei decenni precedenti, se si esclude il periodo pandemico. Paradossalmente, la domanda è calata di circa 5 milioni di barili al giorno a causa dell’impennata dei prezzi, ma la contrazione dell'offerta è stata ancora più violenta, scavando un buco che ha portato le scorte mondiali ai minimi da otto anni, come stimato da Goldman Sachs. Il motore di questa tempesta è il conflitto militare tra Stati Uniti e Iran, che di fatto ha paralizzato il transito attraverso lo stretto di Ormuz, arteria vitale per le esportazioni del Golfo Persico.

La produzione dei paesi Opec è sprofondata a 20,55 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 1990. Il dato, raccolto da Bloomberg sulla base di rilevazioni satellitari e stime di consulenti indipendenti, mostra un tonfo di 420.000 barili al giorno rispetto a marzo, già segnato da un calo di 8,6 milioni. Il Kuwait è il paese più colpito: la sua estrazione è crollata a 800.000 barili al giorno, meno di un terzo del volume pre-conflitto. A peggiorare il quadro si aggiunge l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec e dall’Opec+, annunciata il primo maggio, che ridisegna gli equilibri interni del cartello. Da Bruxelles si osserva con crescente preoccupazione l’intreccio tra instabilità geopolitica e vulnerabilità energetica europea: l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio, rischia di subire un doppio colpo tra rincari e tensioni sulle forniture.

L’ottica di Pechino è diversa: la Cina, pur essendo il maggiore importatore mondiale, sta già ammortizzando lo shock attraverso contratti a lungo termine con Russia e Arabia Saudita, ma il taglio dell’offerta Opec minaccia di erodere i margini delle raffinerie cinesi. A Washington, l’amministrazione americana cerca di mediare tra la spinta a isolare Teheran e la necessità di stabilizzare i mercati, mentre i dati di S&P rivelano che in quattro mesi il conflitto ha cancellato un miliardo di barili di riserve. La forbice tra domanda in calo e offerta in caduta libera non si richiude: il sistema globale delle scorte si sta assottigliando a una velocità che nessun modello prevedeva, e il prossimo inverno energetico si presenta come un banco di prova per l’intera economia mondiale.

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