
Rock Hall amplia i suoi confini: hip hop, soul e metal nella classe del 2026 guidata da Wu-Tang Clan e Phil Collins
Un passo significativo verso una definizione più inclusiva e contemporanea del ‘rock and roll’ è stato compiuto con l’annuncio della classe di ammissioni 2026 della Rock & Roll Hall of Fame, rivelata durante la trasmissione di ‘American Idol’. Il pantheon della musica americana accoglie non solo icone del rock britannico come Phil Collins – già membro dei Genesis – gli Iron Maiden, gli Oasis e i Joy Division/New Order, ma apre le porte con decisione al rap dei Wu-Tang Clan e al soul sofisticato del compianto Luther Vandross. Secondo gli analisti statunitensi, questa scelta corregge una storica sottorappresentanza di artisti afroamericani al di fuori del canone rock tradizionale e segna un’evoluzione nella percezione dell’istituzione stessa.
La prospettiva europea, e in particolare britannica, legge in questa lista un trionfo della propria eredità musicale, con un record di sei artisti o gruppi del Regno Unito premiati. Oltre a Collins, figurano infatti le sonorità post-punk di Joy Division/New Order, il pop sofisticato di Sade, l’hard metal degli Iron Maiden e l’irriverente Britpop degli Oasis. Tale riconoscimento di massa, votato da una giuria di oltre 1.200 addetti ai lavori, conferma l’impronta duratura che la scena musicale d’Oltremanica ha lasciato a livello globale, un fenomeno ben noto al pubblico italiano che ha fatto propri questi sound dagli anni Ottanta in poi.
Tuttavia, ogni selezione genera inevitabilmente delle esclusioni. Dall’ottica australiana, l’attenzione si è focalizzata sul mancato ingresso degli INXS, nominati ma non eletti, a sottolineare come il processo rimanga competitivo e soggetto a logiche che vanno oltre il semplice successo commerciale. Il criterio dei 25 anni dalla prima registrazione, che ha reso eleggibili per la prima volta i Wu-Tang Clan, funziona da spartiacque generazionale, includendo progressivamente atti che hanno plasmato gli ultimi decenni del Novecento.
Guardando al futuro, la cerimonia di novembre a Los Angeles si prospetta come un momento di sintesi culturale. L’eterogeneità della classe 2026 – dove spicca purtroppo la scarsa presenza femminile, con la sola Sade a rappresentare le donne tra gli artisti principali – dimostra una volontà di adattamento. Per l’Europa e per l’Italia, abituate a considerare il rock hall come un’istituzione d’Oltreoceano, questa edizione offre un ponte inedito tra generi, confermando come il linguaggio del ‘rock’, nella sua accezione più ampia e simbolica, resti un potente collante della cultura popolare globale, capace di assorbire e consacrare le diverse anime della musica contemporanea.
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