
Rory McIlroy apre al ritorno dei ribelli di LIV, mentre il golf mondiale si interroga sul futuro
Il quattro volte vincitore di major non chiude la porta ai transfughi di LIV, mentre la lega saudita perde il sostegno finanziario. Intanto, nuovi volti e vecchie glorie ridisegnano il panorama.
A Charlotte, Rory McIlroy ha infranto il suo stesso dogma. Dopo anni di critiche feroci contro il circuito ribelle finanziato dall’Arabia Saudita, il nordirlandese ha ammesso che riaccogliere i giocatori fuggiti verso LIV Golf sarebbe «buon affare» per il PGA Tour. Le sue parole arrivano mentre il fondo sovrano saudita, il Public Investment Fund, ha annunciato il ritiro del sostegno economico oltre la stagione in corso, gettando un’ombra lunga sul futuro della lega separatista. Dall’ottica di Washington, il programma di rientro già sperimentato con Brooks Koepka appare una via pragmatica per ricucire lo strappo; a Riad, invece, l’investimento miliardario sembra aver esaurito la propria spinta rivoluzionaria. A Bruxelles e nelle capitali europee del golf, la notizia è accolta con cauto sollievo: il rischio che il continente perdesse i suoi talenti migliori sembra allontanarsi, ma la stabilità del circuito resta appesa a negoziati ancora opachi.
Sullo sfondo, altre storie di reinvenzione ridisegnano i confini del professionismo. Paige Spiranac, a lungo emarginata per il suo abbigliamento e la sua presenza sui social, è stata finalmente invitata al pro‑am del Truist Championship: un segnale che il golf americano cerca di aprirsi a nuove audience, dopo anni di esclusioni. Dall’Argentina, Andrés “Pigu” Romero ha rotto il silenzio: dopo un ritiro precoce per apatia e infortuni, il tucumano ha annunciato un ritorno sui campi d’élite d’Europa e Stati Uniti a partire dal 2027, spinto da una reinvenzione fisica e mentale. Non è solo nostalgia: la professionalizzazione del golf moderno, spiegano a Buenos Aires, impone ai veterani di ripensare ogni dettaglio.
Persino fuori dal green, il tema della seconda occasione domina. A New York, Stephen Colbert ha dovuto difendere il suo coinvolgimento nella prossima pellicola de Il Signore degli Anelli, oggetto di critiche da parte dei fan più intransigenti. L’ex conduttore del Late Show, dopo la cancellazione del suo programma, ha trasformato un sogno di lunga data in un progetto concreto: sei anni di lavorazione per co‑sceneggiare un film che rappresenta un azzardo artistico e professionale. Il parallelo con i golfisti che tornano sui propri passi è più che suggestivo.
Se il PGA Tour assorbirà davvero i transfughi, o se LIV troverà nuovi finanziatori, è ancora incerto. Ma una cosa è chiara: il mondo del golf, e con esso quello dello spettacolo, sta vivendo una fase di fluidità in cui le rigide barriere di ieri cedono il passo a calcoli di convenienza, ambizione e sopravvivenza. L’analisi di chi segue questi fenomeni da Londra a Riyadh converge su un punto: i prossimi due anni decideranno se questa transizione sarà una ricomposizione o una frattura definitiva.
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