
Rubio e Lavrov si incontrano a Manila: gli Usa chiedono “nuove idee”, Mosca insiste sulle proposte di Anchorage
Il primo faccia a faccia da settembre 2025 non produce passi avanti sul conflitto ucraino, mentre il Cremlino rivendica dinamiche positive al fronte e Washington cerca di rilanciare una mediazione finita in secondo piano.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si sono incontrati giovedì a Manila, a margine del vertice dell’Asean, in un colloquio durato trentacinque minuti e richiesto – secondo fonti diplomatiche – dalla stessa amministrazione statunitense. Al centro del confronto, il conflitto in Ucraina e la necessità di porvi fine: Rubio ha definito il colloquio «buono e franco», ma ha chiarito che per sbloccare lo stallo servono «nuove idee e nuovi concetti», perché le proposte avanzate finora «non erano accettabili per l’Ucraina allora, e non credo lo sarebbero ora; anzi, probabilmente lo sarebbero ancora meno». Lavrov, da parte sua, ha ribadito la disponibilità russa a una soluzione politico-diplomatica e ha riportato l’attenzione sugli impegni discussi nell’incontro tra i presidenti Trump e Putin ad Anchorage nell’agosto 2025, proposte alle quali – ha precisato il ministero degli Esteri di Mosca – il leader russo aveva già dato il proprio assenso.
Secondo la lettura offerta da Rubio ai giornalisti al termine dell’incontro, gli Stati Uniti restano pronti a svolgere un «ruolo costruttivo» per mettere fine a quella che il presidente Trump ha definito una «guerra insensata». Il capo della diplomazia americana ha tuttavia riconosciuto che il dossier ucraino è «un po’ passato in secondo piano negli ultimi mesi», complice l’escalation del conflitto con l’Iran, e ha indicato come condizione per un rilancio dei negoziati l’emergere di condizioni nuove che rendano possibile un compromesso accettabile per entrambe le parti. La posizione di Washington, dunque, non abbandona il tavolo ma subordina ogni progresso alla capacità di formulare un’ipotesi diversa da quelle già respinte da Kiev.
Sul versante russo, il ministero degli Esteri ha diffuso una nota in cui si sottolinea che Lavrov ha «informato il collega americano sulla reale situazione lungo la linea di contatto» e ha giudicato «inammissibile» la prosecuzione delle forniture di armi al «regime di Kiev», denunciando al contempo la «politica destabilizzante dei Paesi europei che continuano a voler infliggere una sconfitta strategica alla Russia». In parallelo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che Mosca registra «una dinamica positiva» nell’operazione militare speciale e che, pur restando aperti al negoziato, «non è il caso di abbandonarsi a un eccessivo ottimismo» né di parlare di un’accelerazione del processo. Peskov ha inoltre auspicato che, «quando i negoziatori americani saranno più liberi», possano recarsi a Mosca per proseguire il dialogo.
Il riferimento costante all’incontro di Anchorage riporta al centro del dibattito i contenuti di quel vertice. Secondo una ricostruzione del quotidiano italiano Open, le proposte discusse in Alaska avrebbero previsto un cessate il fuoco in cambio della cessione alla Russia dell’intero Donbass, ipotesi che né Washington né Mosca hanno mai confermato ufficialmente. La riunione di Manila ha toccato anche la normalizzazione del funzionamento delle missioni diplomatiche, la cooperazione spaziale tra Roscosmos e Nasa e la situazione nel Golfo Persico, e si è conclusa con l’accordo di mantenere aperti i canali di contatto tra i due ministeri degli Esteri. Il dossier ucraino resta così in una fase di stallo, con gli Stati Uniti alla ricerca di una formula nuova e la Russia ancorata al quadro di Anchorage, mentre sul terreno il Cremlino continua a rivendicare progressi militari.
| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
La Russia sostiene che le proposte di Anchorage restano valide e accusa l'Ucraina per il loro fallimento. Il Cremlino si dice pronto al dialogo ma avverte che il continuo invio di armi occidentali mina le prospettive di pace. L'incontro di Manila è presentato come un'occasione per gli Stati Uniti per riconsiderare la loro posizione.
Il blocco iraniano inquadra le dichiarazioni di Rubio all'ASEAN come parte dell'aggressione statunitense contro l'Iran, concentrandosi sulle minacce allo stretto di Hormuz. Ritrae l'Iran come vittima del bullismo americano e sottolinea il pericolo di un'escalation militare statunitense nella regione.
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