
Trump attende la risposta di Teheran mentre gli scontri a Hormuz mettono a rischio la tregua
Tregua fragile a Hormuz: scambi di fuoco tra Usa e Iran. Trump minaccia "Project Freedom Plus", ma la Cia avverte: Teheran può resistere mesi.
La Casa Bianca trattiene il fiato in attesa di una risposta da Teheran, mentre la tregua di un mese nello Stretto di Hormuz si sgretola sotto i colpi di nuovi scontri navali. Donald Trump ha dichiarato, nella serata di venerdì, di attendere un segnale dall'Iran entro poche ore, salvo poi smentire ogni certezza — e alimentare la tensione evocando un "Project Freedom Plus", ovvero una riedizione potenziata dell'operazione di scorta militare alle navi mercantili, sospesa solo 48 ore dopo il lancio per le pressioni dell'Arabia Saudita e del Pakistan. L'ottica di Washington è chiara: la tregua deve trasformarsi in un accordo formale che riapra il passaggio, ma l'amministrazione si trova stretta tra l'urgenza politica interna — una guerra impopolare che sta erodendo i consensi — e la concreta difficoltà di imporre la propria volontà a un nemico che, secondo un'analisi della Cia, potrebbe sopportare il blocco navale per altri quattro mesi senza collassare economicamente.
La risposta iraniana, filtrata attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in una conversazione con l'omologo turco Hakan Fidan, è apparentemente distaccata. Teheran mette in dubbio la serietà della diplomazia americana, accusando Washington di aver violato per prima la tregua con l'attacco a due petroliere battenti bandiera iraniana al largo del Golfo di Oman. Un jet F/A-18 Super Hornet ha colpito con munizioni di precisione i fumaioli delle navi Sea Star III e Sevda, immobilizzandole. Da parte iraniana, la rappresaglia è arrivata con missili e droni contro tre cacciatorpediniere statunitensi, nel più vasto episodio di combattimento dall'inizio del cessate il fuoco di aprile. Secondo fonti della regione, gli Emirati Arabi Uniti hanno subito nuovi attacchi, mentre il Bahrain ha annunciato l'arresto di decine di presunti affiliati ai Guardiani della Rivoluzione.
Sul fronte diplomatico, filtrano segnali contrastanti da Islamabad. Il Wall Street Journal riferisce che Stati Uniti e Iran potrebbero riprendere i negoziati la prossima settimana, sulla base di un memorandum di 14 punti che prevedrebbe la riapertura graduale dello stretto, la sospensione delle ostilità per trenta giorni e — novità di rilievo — la discussione sul programma nucleare iraniano. L'ipotesi di trasferire all'estero le scorte di uranio altamente arricchito resta sul tavolo, ma i nodi cruciali sono ancora irrisolti. Per l'Europa, rappresentata dalla missione navale congiunta annunciata da Regno Unito e Francia, il rischio è duplice: da un lato subire le conseguenze economiche di un canale bloccato, dall'altro essere trascinata in una escalation senza un chiaro mandato negoziale. Le prossime ore saranno decisive: se Trump non riceverà la risposta che spera, la tentazione di forzare la mano — con un "Project Freedom Plus" che potrebbe includere bombardamenti su basi navali iraniane — rischia di trasformare una tregua già zoppicante in un conflitto aperto e prolungato.
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