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giovedì 23 aprile 2026

Selfie fatale in volo: la collisione dei caccia sudcoreani e l’ombra della disattenzione

L’aviazione sudcoreana ha dovuto fare i conti con una verità imbarazzante: il 22 aprile scorso, il rapporto del Board of Audit and Inspection di Seul ha stabilito che la collisione tra due caccia F-15K, avvenuta nel dicembre del 2021 nei cieli di Daegu, fu causata dalla smania dei piloti di scattarsi selfie e riprendersi in volo. Un portavoce dell’aeronautica ha poi espresso pubbliche scuse, definendo l’incidente una «grave violazione delle procedure» e annunciando che uno dei piloti, ormai congedato, era stato sottoposto a severe misure disciplinari e a una multa di 88 milioni di won. Il velivolo gregario, nel tentativo di immortalare la sua ultima missione prima di lasciare l’arma, eseguì manovre improvvisate di cabrata e virata senza autorizzazione; il pilota del capoformazione, a sua volta distratto dalla propria fotocamera, non riuscì a evitare l’impatto.

Il costo dei danni, 880 milioni di won, è solo l’aspetto più tangibile di un problema culturale che secondo gli analisti di Bruxelles tocca molte forze aeree occidentali: la normalizzazione dell’uso personale dei dispositivi elettronici durante le operazioni. Se a Seul si sottolinea che «scattare foto dei voli significativi era una pratica diffusa», a Pechino si osserva con preoccupazione come la disciplina di volo possa cedere alla banalità del selfie, in un contesto di crescente tensione regionale. Per l’Europa, e per l’Italia, il caso è un monito: la modernizzazione tecnologica non può prescindere da una rigida educazione al rischio, soprattutto quando in cabina si incrociano reattori da milioni di dollari e la tentazione di un ricordo social.

L’indagine sudcoreana ha chiuso il capitolo sanzionatorio, ma la domanda che resta è se le forze armate sapranno trasformare un episodio di vanità in una lezione sistemica sulla sicurezza, prima che il prossimo click diventi l’ultimo.

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Selfie fatale in volo: la collisione dei caccia sudcoreani e l’ombra della disattenzione

L’aviazione sudcoreana ha dovuto fare i conti con una verità imbarazzante: il 22 aprile scorso, il rapporto del Board of Audit and Inspection di Seul ha stabilito che la collisione tra due caccia F-15K, avvenuta nel dicembre del 2021 nei cieli di Daegu, fu causata dalla smania dei piloti di scattarsi selfie e riprendersi in volo. Un portavoce dell’aeronautica ha poi espresso pubbliche scuse, definendo l’incidente una «grave violazione delle procedure» e annunciando che uno dei piloti, ormai congedato, era stato sottoposto a severe misure disciplinari e a una multa di 88 milioni di won. Il velivolo gregario, nel tentativo di immortalare la sua ultima missione prima di lasciare l’arma, eseguì manovre improvvisate di cabrata e virata senza autorizzazione; il pilota del capoformazione, a sua volta distratto dalla propria fotocamera, non riuscì a evitare l’impatto.

Il costo dei danni, 880 milioni di won, è solo l’aspetto più tangibile di un problema culturale che secondo gli analisti di Bruxelles tocca molte forze aeree occidentali: la normalizzazione dell’uso personale dei dispositivi elettronici durante le operazioni. Se a Seul si sottolinea che «scattare foto dei voli significativi era una pratica diffusa», a Pechino si osserva con preoccupazione come la disciplina di volo possa cedere alla banalità del selfie, in un contesto di crescente tensione regionale. Per l’Europa, e per l’Italia, il caso è un monito: la modernizzazione tecnologica non può prescindere da una rigida educazione al rischio, soprattutto quando in cabina si incrociano reattori da milioni di dollari e la tentazione di un ricordo social.

L’indagine sudcoreana ha chiuso il capitolo sanzionatorio, ma la domanda che resta è se le forze armate sapranno trasformare un episodio di vanità in una lezione sistemica sulla sicurezza, prima che il prossimo click diventi l’ultimo.

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