
Staffetta tra polizia e Difesa: via il tecnologo, dentro un generale di polizia
Il generale di polizia Vitalij Šulika sostituisce Oleg Savel'ev, architetto della digitalizzazione del ministero della Difesa, mentre Aleksej Makarov ne eredita la poltrona al Viminale. Un giro di poltrone che ridisegna gli equilibri interni al Cremlino.
La rimozione di Oleg Savel'ev dalla carica di viceministro della Difesa e capo dell'apparato — sostituito dal generale-colonnello di polizia Vitalij Šulika — segna molto più di un avvicendamento tecnico. Savel'ev era il supervisore della digitalizzazione del ministero, dall'informatizzazione dei commissariati militari alla controversa introduzione delle cartoline elettroniche e del registro unico dei coscritti. Negli ambienti di Bruxelles si segue con attenzione la sorte del progetto: un suo rallentamento, o una ridefinizione, potrebbe incidere sulla capacità di mobilitazione russa senza scosse, proprio mentre il conflitto in Ucraina continua a prosciugare risorse. Uomo di stretta fiducia del ministro della Difesa, l'economista Andrej Belousov, con cui aveva lavorato al ministero dello Sviluppo economico tra il 2008 e il 2014, Savel'ev era considerato quasi l'unico «tecnologo» portato al vertice della Difesa dopo l'addio di Sergej Šojgu.
Contestualmente, al ministero dell'Interno è entrato il generale-maggiore Aleksej Makarov, proveniente dalla polizia moscovita dove guidava la logistica. Nato nel 1963 ad Al'met'evsk, ingegnere militare formatosi a Leningrado e con un passato nelle Forze armate, Makarov eredita lo scranno lasciato da Šulika. Il decreto presidenziale firmato il 22 maggio scorso ha così innescato una reazione a catena: Makarov al Viminale, Šulika alla Difesa, Savel'ev in uscita «per altro incarico», senza che sia stata resa nota la destinazione. Contemporaneamente, lo stesso ministero dell'Interno ha riconfermato all'unanimità Anatolij Kučerena alla guida del Consiglio civico per il triennio 2026-2029, un segnale di continuità che stride con il rimescolamento al vertice della Difesa.
Šulika, dal canto suo, non è un estraneo al mondo della sicurezza: dopo l'Accademia navale e un servizio in Marina, dal 2009 ha scalato i ranghi del Viminale, guidando la protezione tecnica delle informazioni, il dipartimento anticorruzione «P» e l'unità di intelligence operativa. Ora assumerà anche la direzione dell'apparato del ministero della Difesa. Secondo osservatori vicini agli ambienti della sicurezza, l'arrivo di un generale di polizia con profilo operativo e investigativo segnala una volontà di rinsaldare il controllo interno sull'apparato militare, forse a scapito della visione managerial-economica impersonata da Belousov.
Dall'ottica di Pechino, il rimpasto appare come un consolidamento del controllo verticale, una dinamica che non incrina la partnership strategica con Mosca e può anzi rassicurare sulla tenuta del sistema. In Europa, e per l'Italia che osserva le mosse di Mosca con l'attenzione dettata dalla dipendenza energetica e dai canali diplomatici ancora aperti, il siluramento di Savel'ev assume un significato duplice: da un lato conferma la prevalenza dei siloviki sui tecnocrati di estrazione civile, dall'altro solleva interrogativi sull'efficienza futura della macchina bellica russa. Se la digitalizzazione delle leve dovesse arenarsi, il Cremlino potrebbe essere costretto a opzioni più invasive, con ripercussioni sulla coesione sociale e sulla stabilità del fronte interno.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
Si tratta di una rotazione ordinaria dei quadri direttivi, decisa con decreti presidenziali e comunicata senza enfasi. Il vicecapo della polizia passa al ministero della Difesa, mentre un generale della logistica prende il suo posto agli Interni, in un processo descritto come tecnico e amministrativo.
La stampa europea mette in evidenza la mancanza di motivazioni ufficiali per l’avvicendamento e sottolinea i legami personali tra il nuovo vice-ministro della Difesa e il ministro Belousov. Questo cambio, letto come un segnale di riorganizzazione opaca ai vertici militari russi, alimenta lo scetticismo sulla trasparenza del Cremlino.
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