
Teheran attacca Abu Dhabi: missili e droni su siti civili, il Golfo si compatta
L’Iran colpisce con missili e droni siti civili negli Emirati, ferendo tre indiani. Abu Dhabi condanna e minaccia ritorsioni. Arabia Saudita ed Egitto si schierano al suo fianco.
Lunedì l’Iran ha compiuto un nuovo, grave attacco contro gli Emirati Arabi Uniti, lanciando missili e droni su obiettivi civili. Due fonti governative emiratine hanno confermato il ferimento di tre cittadini indiani. Il ministero degli Esteri di Abu Dhabi ha parlato di “aggressione terroristica e traditrice”, definendo l’azione come “un pericoloso escalation e una violazione inaccettabile” del diritto internazionale, e ha rivendicato il diritto di rispondere. Non si tratta di un episodio isolato: già in passato Teheran aveva preso di mira il territorio emiratino, ma questa volta la reazione diplomatica si è fatta più compatta e risoluta.
Da Riad è giunta la solidarietà più immediata. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha telefonato al presidente emiratino Mohammed bin Zayed, esprimendo “l’assoluta condanna e la ferma riprovazione del Regno” per gli attacchi “ingiustificati”. Il ministero degli Esteri saudita ha parlato di un bersagliamento “di installazioni civili ed economiche”, e ha invitato Teheran a rispettare i principi di buon vicinato e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Una posizione che conferma l’asse difensivo tra i due Paesi del Golfo, già rafforzato dopo precedenti crisi.
L’onda di condanna si è allargata a tutto il mondo arabo. Il Cairo ha espresso “pieno sostegno” alle misure di Abu Dhabi, avvertendo che gli attacchi “ostacolano gli sforzi di distensione” e rappresentano “una flagrante violazione” della Carta Onu. Anche Doha ha stigmatizzato con forza le azioni iraniane, sottolineando che “i civili e le infrastrutture civili non possono essere mai un bersaglio”. La diplomazia del Golfo, per una volta, appare unita nel segnalare a Teheran che ogni ulteriore provocazione avrà conseguenze.
Dietro l’apparente escalation c’è una lettura geopolitica complessa. Secondo analisti di Bruxelles, l’Iran sta probabilmente cercando di testare i limiti della nuova tregua tra Stati Uniti e Israele, sfruttando un momento di attenzione globale distratta. Ma il costo potrebbe rivelarsi alto: Abu Dhabi ha lasciato intendere di non escludere una risposta militare, mentre l’India ha già chiesto la protezione dei suoi cittadini. Per l’Europa, che guarda al Golfo come a un fornitore energetico cruciale e a un partner per la stabilizzazione regionale, l’eventuale allargamento del conflitto sarebbe un ennesimo fattore di instabilità.
La domanda chiave è se Teheran abbia calcolato male. Il consigliere diplomatico emiratino Anwar Gargash ha già parlato di “bancarotta morale” e ha assicurato che “la posizione ferma e di principio degli Emirati non sarà scossa”. Sui mercati internazionali il timore di un’interruzione delle rotte energetiche del Golfo è già cresciuto, e le capitali europee seguono con preoccupazione l’evolversi della crisi. Mentre la diplomazia tenta di contenere la spirale, il rischio concreto è che il Medio Oriente si avvii verso un nuovo, pericoloso ciclo di ritorsioni.
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