
Teotihuacán, il fantasma di Columbine e la sfida della sicurezza a un passo dal Mondiale
L’attacco solitario di Julio César Jasso Ramírez sulla Piramide della Luna a Teotihuacán, costato la vita a una turista canadese e ferito tredici persone, non è stato un gesto improvviso. Il ventisettenne messicano ha lasciato in rete un messaggio in cui annunciava la volontà di replicare la strage di Columbine del 1999, e dalle indagini è emerso un profilo psicotico influenzato da una mitologia distorta che mescolava Hitler, sacrifici preispanici e fanatismo da dark web. “Questo non è stato un attacco spontaneo”, ha spiegato il procuratore dello Stato del Messico, sottolineando la premeditazione e l’assenza di complici. Il corpo della vittima canadese è già stato restituito per la rimpatriazione, mentre la sorella dell’aggressore ha chiesto di fermare il linciaggio digitale e ha offerto collaborazione alle autorità.
La sparatoria ha avuto eco immediato a Ottawa e Washington, dove si teme che l’eco mediatico possa alimentare altri emulatori, ma anche a Bruxelles la questione della sicurezza nei siti turistici è tornata d’attualità. Per l’Italia, che ogni anno vede migliaia di visitatori dirigersi verso le piramidi messicane, l’episodio riaccende il dibattito sui controlli nei grandi siti archeologici: a Teotihuacán, hanno ammesso le autorità, non esistevano metal detector né misure di profilassi antiterrorismo. La presidente Claudia Sheinbaum ha garantito che “il Messico è sicuro” e ha annunciato un rafforzamento della vigilanza, con cani anti-esplosivo e perquisizioni alle entrate, proprio a due mesi dall’inizio dei Mondiali di calcio, che il paese ospiterà insieme a Stati Uniti e Canada. Il rischio, avvertono gli analisti di Città del Messico, è che episodi come questo minino la fiducia dei flussi turistici proprio nel momento di maggiore esposizione globale.
Oltre alla dimensione securitaria, l’attacco segna un salto di qualità nella violenza imitativa in Messico: in sette mesi si contano tre stragi compiute da giovani solitari con armi da fuoco, l’ultima delle quali in una scuola di Michoacán. L’ombra di Columbine si allunga su un paese che fino a ieri associava la violenza armata quasi esclusivamente ai cartelli della droga. La sfida, per il governo e per i partner internazionali, è duplice: arginare la circolazione di armi leggere e prevenire la radicalizzazione individuale attraverso le camere d’eco digitali, prima che l’estate dei Mondiali trasformi ogni sito archeologico in un potenziale bersaglio.
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