
Tim Cook lascia Apple, al nuovo CEO John Ternus la sfida di rinnovare il colosso senza tradire l’eredità
Dopo quindici anni di una gestione che ha trasformato Apple in un colosso da quattromila miliardi di dollari, Tim Cook lascia la guida operativa dell’azienda. Dal primo settembre John Ternus, finora vicepresidente della divisione hardware, assumerà la carica di amministratore delegato, mentre Cook resterà presidente del consiglio di amministrazione. Il passaggio di consegne, annunciato con tempismo ma non del tutto inatteso, segna la fine di un’epoca iniziata con la scomparsa di Steve Jobs e caratterizzata da una crescita finanziaria senza precedenti: il valore di borsa è aumentato del duemila per cento. Tuttavia, come sottolineano gli analisti di Wall Street, sotto Cook Apple è diventata un’azienda solida ma prevedibile, i cui prodotti di maggior successo – smartphone, auricolari senza fili, computer – sono spesso evoluzioni di intuizioni nate con Jobs. L’eredità è dunque ambivalente: un gigante efficiente, ma forse privo di quella scintilla visionaria che ne fece un mito culturale.
Ternus, ingegnere cinquantenne dalla carriera silenziosa, si trova ora a ereditare una macchina perfetta ma esposta a tensioni molteplici. Da un lato, deve colmare il ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale, dove concorrenti come Microsoft e Google hanno già lanciato prodotti integrati; dall’altro, deve gestire un esodo di talenti interni e una catena di fornitura sempre più dipendente da equilibri geopolitici fragili. A Cupertino si guarda con cautela alla sua capacità di passare dal laboratorio hardware a una visione strategica più ampia. E mentre a Bruxelles si valuta l’impatto delle nuove normative europee sul digitale – che Apple ha già dovuto fronteggiare con modifiche all’App Store – da Pechino arriva la pressione per mantenere relazioni commerciali stabili in un clima di crescente rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. La transizione avviene in un momento in cui altri giganti del settore, come Adobe e Netflix, hanno appena cambiato leadership, segnale di un rinnovamento generazionale che investe l’intera Big Tech.
Per Ternus, la sfida sarà duplice: preservare la solidità finanziaria e la fedeltà del marchio, che secondo le consulenze di settore ha raggiunto un valore record di oltre seicento miliardi di dollari, e al contempo restituire ad Apple quel senso di innovazione che il mercato e i consumatori cominciano a reclamare. L’ottica europea, in particolare, vede in questo cambio al vertice un’occasione per ripensare il rapporto tra innovazione e regolamentazione, mentre l’Italia segue con attenzione le ripercussioni su un mercato in cui l’ecosistema Apple è tra i più diffusi. Il futuro, insomma, si gioca su un crinale sottile: Ternus dovrà dimostrare di saper essere tanto un abile amministratore quanto un anticipatore di tendenze, in un settore che non perdona l’immobilismo.
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