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mercoledì 6 maggio 2026

Giappone e Filippine accelerano la cessione di cacciatorpediniere: la risposta alla Cina nel Pacifico

Il ministro della Difesa nipponico promette il trasferimento ‘anticipato’ di navi da guerra a Manila. Pechino sfrutta la sfiducia verso Washington per espandere la propria influenza.

Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha concluso a Manila un accordo che segna una svolta nelle dinamiche di sicurezza del Pacifico: la creazione di un gruppo di lavoro bilaterale per accelerare il trasferimento dei cacciatorpediniere della classe Abukuma alle Filippine. Si tratta di unità usate ma ancora operative, armate con missili antinave e antisommergibile, che potrebbero colmare il drammatico divario di capacità tra la marina filippina – storicamente orientata alla sicurezza interna – e la flotta cinese, che secondo il Libro bianco della difesa giapponese conta oggi 94 cacciatorpediniere e fregate moderne. La visita di Koizumi, che ha anche assistito a un’esercitazione congiunta con forze statunitensi e filippine, arriva in un momento di rapida evoluzione degli equilibri regionali.

L’amministrazione Trump 2.0, infatti, ha alimentato un diffuso scetticismo tra i Paesi del Sud-est asiatico sulla volontà e sulla capacità degli Stati Uniti di garantire la stabilità dell’ordine internazionale. Pechino, secondo l’ottica degli analisti cinesi, vede in questa erosione di fiducia un’opportunità per approfondire i legami con i vicini, come dimostrato dal recente formato di dialogo a tre tra Cina e Vietnam che ha coinvolto i ministeri degli Esteri, della Difesa e della Pubblica sicurezza. L’intesa tra Tokyo e Manila si inserisce in una strategia più ampia: dopo aver rivisto i principi di trasferimento dei materiali di difesa, lo scorso aprile, il Giappone ha ottenuto la possibilità di esportare armi letali, rompendo un tabù del dopoguerra.

Per il governo filippino, la priorità assoluta è rafforzare la sorveglianza del proprio arcipelago di 7.600 isole, teatro di frequenti incidenti con le motovedette cinesi che utilizzano idranti e manovre aggressive. Dal punto di vista europeo, l’accelerazione della cooperazione nippo-filippina richiama l’attenzione di Bruxelles, impegnata a definire una propria strategia per l’Indo-Pacifico, fondata sulla libertà di navigazione e sulla deterrenza graduale. La mossa di Koizumi potrebbe spingere altri Paesi della regione – dall’Australia all’Indonesia – a intensificare la loro partnership con Tokyo, mentre la Cina valuta se rispondere con un inasprimento delle pressioni o con un tentativo di corteggiamento diplomatico.

Nei prossimi mesi, il gruppo di lavoro bilaterale dovrà definire tempi e modalità della cessione, ma il segnale è già chiaro: il Giappone non è più solo un alleato passivo degli Stati Uniti, bensì un attore capace di modellare attivamente gli equilibri di potere nel Pacifico.

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Giappone e Filippine accelerano la cessione di cacciatorpediniere: la risposta alla Cina nel Pacifico

Il ministro della Difesa nipponico promette il trasferimento ‘anticipato’ di navi da guerra a Manila. Pechino sfrutta la sfiducia verso Washington per espandere la propria influenza.

Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha concluso a Manila un accordo che segna una svolta nelle dinamiche di sicurezza del Pacifico: la creazione di un gruppo di lavoro bilaterale per accelerare il trasferimento dei cacciatorpediniere della classe Abukuma alle Filippine. Si tratta di unità usate ma ancora operative, armate con missili antinave e antisommergibile, che potrebbero colmare il drammatico divario di capacità tra la marina filippina – storicamente orientata alla sicurezza interna – e la flotta cinese, che secondo il Libro bianco della difesa giapponese conta oggi 94 cacciatorpediniere e fregate moderne. La visita di Koizumi, che ha anche assistito a un’esercitazione congiunta con forze statunitensi e filippine, arriva in un momento di rapida evoluzione degli equilibri regionali.

L’amministrazione Trump 2.0, infatti, ha alimentato un diffuso scetticismo tra i Paesi del Sud-est asiatico sulla volontà e sulla capacità degli Stati Uniti di garantire la stabilità dell’ordine internazionale. Pechino, secondo l’ottica degli analisti cinesi, vede in questa erosione di fiducia un’opportunità per approfondire i legami con i vicini, come dimostrato dal recente formato di dialogo a tre tra Cina e Vietnam che ha coinvolto i ministeri degli Esteri, della Difesa e della Pubblica sicurezza. L’intesa tra Tokyo e Manila si inserisce in una strategia più ampia: dopo aver rivisto i principi di trasferimento dei materiali di difesa, lo scorso aprile, il Giappone ha ottenuto la possibilità di esportare armi letali, rompendo un tabù del dopoguerra.

Per il governo filippino, la priorità assoluta è rafforzare la sorveglianza del proprio arcipelago di 7.600 isole, teatro di frequenti incidenti con le motovedette cinesi che utilizzano idranti e manovre aggressive. Dal punto di vista europeo, l’accelerazione della cooperazione nippo-filippina richiama l’attenzione di Bruxelles, impegnata a definire una propria strategia per l’Indo-Pacifico, fondata sulla libertà di navigazione e sulla deterrenza graduale. La mossa di Koizumi potrebbe spingere altri Paesi della regione – dall’Australia all’Indonesia – a intensificare la loro partnership con Tokyo, mentre la Cina valuta se rispondere con un inasprimento delle pressioni o con un tentativo di corteggiamento diplomatico.

Nei prossimi mesi, il gruppo di lavoro bilaterale dovrà definire tempi e modalità della cessione, ma il segnale è già chiaro: il Giappone non è più solo un alleato passivo degli Stati Uniti, bensì un attore capace di modellare attivamente gli equilibri di potere nel Pacifico.

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