Accedi
Edizione delle 20:00 CETsabato 8 agosto 2026
320 testate · 17 lingue378 briefing oggi
sabato 25 aprile 2026

Tra ambiguità e speranze, riparte da Islamabad il dialogo tra Stati Uniti e Iran

La Casa Bianca ha annunciato che l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente, partiranno sabato mattina per Islamabad per colloqui con l’Iran mediati dal Pakistan. Ma mentre Washington parla di un’apertura iraniana a un incontro diretto, Teheran precisa che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi incontrerà soltanto autorità pakistane, e che le proprie posizioni verranno «trasmesse» agli americani. È il paradosso di una trattativa che cerca di esistere senza ammettere di esserci. La portavoce Karoline Leavitt ha assicurato che l’amministrazione ha registrato «alcuni progressi» della controparte iraniana negli ultimi giorni. Secondo fonti statunitensi, Araghchi sarebbe giunto a Islamabad con una risposta scritta alla proposta di pace americana: un gesto che, nell’ottica di Washington, giustifica la spedizione di un team tanto ristretto quanto fidato. Kushner, architetto degli Accordi di Abramo, e Witkoff, mediatore in più teatri di crisi, saranno affiancati da un vicepresidente JD Vance tenuto in stand-by, pronto a decollare se i colloqui faranno passi avanti. Vance si era già confrontato in aprile con la delegazione iraniana in un primo round naufragato senza risultati: la sua eventuale discesa in campo segnerebbe il momento della verità.

Dal punto di vista iraniano, la visita di Araghchi si inserisce in un più ampio tour che toccherà anche l’Oman e la Russia, nessuna missione esclusivamente dedicata agli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, ha escluso un faccia a faccia diretto, sottolineando che le osservazioni di Teheran saranno condivise con i pakistani. Eppure, secondo i diplomatici di Islamabad, l’arrivo quasi simultaneo delle due delegazioni nella capitale non è casuale. Il formato del dialogo attraverso intermediari permette all’Iran di mantenere la faccia di fronte all’opinione pubblica interna, mentre consente agli americani di rivendicare un contatto sostanziale. Resta la spada di Damocle del blocco navale e delle tensioni nel Golfo, che Teheran aveva posto come condizione per tornare al tavolo. La regia pakistana, lodata dalla Casa Bianca come «straordinaria», si conferma così cerniera indispensabile, in un momento in cui le altre potenze regionali osservano con prudenza.

Dall’Europa, e in particolare da Bruxelles, si segue l’evoluzione con un misto di cautela e speranza. L’Italia, che con il governo Gentiloni aveva contribuito a facilitare i canali che portarono all’accordo sul nucleare del 2015, oggi guarda da lontano un negoziato che potrebbe ridisegnare gli equilibri mediterranei. Un’intesa, o anche solo una riduzione delle ostilità, allontanerebbe lo spettro di un conflitto nel Golfo capace di mandare in tilt le forniture energetiche e di innescare nuove ondate migratorie verso le coste europee. Gli analisti di Bruxelles avvertono però che il campo è minato: la diffidenza iraniana verso un’amministrazione Trump che stracciò l’accordo del 2015 è profonda, e il coinvolgimento diretto del genero del presidente potrebbe essere letto a Teheran come un segnale di personalizzazione eccessiva del dossier, più che di affidabilità diplomatica.

La partita che si gioca a Islamabad è dunque una partita di specchi e di interpretazioni. Se Vance rimarrà a Washington, vorrà dire che il dialogo indiretto non ha prodotto il salto di qualità sperato; se invece il vicepresidente salirà su un aereo, si aprirà una fase nuova, in cui sospensioni delle sanzioni e verifiche nucleari potranno essere discusse in modo più concreto. Il rischio maggiore è che entrambe le parti tornino a casa con versioni opposte di ciò che si sono dette. In un negoziato che si nega mentre si svolge, la distanza tra le percezioni rischia di essere più insidiosa della distanza reale tra le posizioni. Per l’Italia e per un’Europa che ha bisogno di stabilità al proprio confine sud-orientale, la speranza è che la mediazione pakistana riesca almeno a evitare un nuovo, pericoloso nulla di fatto.

Ultim'ora
Giappone, rugbista figiano di 26 anni muore per un sospetto colpo di calore dopo un allenamento·Il Pentagono ordina all’industria di accelerare la produzione di armi mentre le scorte si assottigliano nella guerra con l’Iran·Berkshire Hathaway rompe tre anni di vendite nette: Abel investe 19,8 miliardi in azioni·Il nuovo look di Trump, più biondo e voluminoso, accende il dibattito sui social·Montreal, il torneo delle sorprese: Tirante avanza, Sinner valuta il forfait·India: ufficiale dell’aeronautica arrestato per fuga di notizie dopo una trappola sentimentale online·Will Gluck taglia la nudità di 'One Night Only': il pubblico non vuole più vedere il sesso·Emirati accusano Teheran per l'attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz·Giappone, rugbista figiano di 26 anni muore per un sospetto colpo di calore dopo un allenamento·Il Pentagono ordina all’industria di accelerare la produzione di armi mentre le scorte si assottigliano nella guerra con l’Iran·Berkshire Hathaway rompe tre anni di vendite nette: Abel investe 19,8 miliardi in azioni·Il nuovo look di Trump, più biondo e voluminoso, accende il dibattito sui social·Montreal, il torneo delle sorprese: Tirante avanza, Sinner valuta il forfait·India: ufficiale dell’aeronautica arrestato per fuga di notizie dopo una trappola sentimentale online·Will Gluck taglia la nudità di 'One Night Only': il pubblico non vuole più vedere il sesso·Emirati accusano Teheran per l'attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz·
Agg. 05:204 lingue · 19 testate
19 testate|4 lingue|4 min lettura
sabato 25 aprile 2026

Tra ambiguità e speranze, riparte da Islamabad il dialogo tra Stati Uniti e Iran

La Casa Bianca ha annunciato che l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente, partiranno sabato mattina per Islamabad per colloqui con l’Iran mediati dal Pakistan. Ma mentre Washington parla di un’apertura iraniana a un incontro diretto, Teheran precisa che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi incontrerà soltanto autorità pakistane, e che le proprie posizioni verranno «trasmesse» agli americani. È il paradosso di una trattativa che cerca di esistere senza ammettere di esserci. La portavoce Karoline Leavitt ha assicurato che l’amministrazione ha registrato «alcuni progressi» della controparte iraniana negli ultimi giorni. Secondo fonti statunitensi, Araghchi sarebbe giunto a Islamabad con una risposta scritta alla proposta di pace americana: un gesto che, nell’ottica di Washington, giustifica la spedizione di un team tanto ristretto quanto fidato. Kushner, architetto degli Accordi di Abramo, e Witkoff, mediatore in più teatri di crisi, saranno affiancati da un vicepresidente JD Vance tenuto in stand-by, pronto a decollare se i colloqui faranno passi avanti. Vance si era già confrontato in aprile con la delegazione iraniana in un primo round naufragato senza risultati: la sua eventuale discesa in campo segnerebbe il momento della verità.

Dal punto di vista iraniano, la visita di Araghchi si inserisce in un più ampio tour che toccherà anche l’Oman e la Russia, nessuna missione esclusivamente dedicata agli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, ha escluso un faccia a faccia diretto, sottolineando che le osservazioni di Teheran saranno condivise con i pakistani. Eppure, secondo i diplomatici di Islamabad, l’arrivo quasi simultaneo delle due delegazioni nella capitale non è casuale. Il formato del dialogo attraverso intermediari permette all’Iran di mantenere la faccia di fronte all’opinione pubblica interna, mentre consente agli americani di rivendicare un contatto sostanziale. Resta la spada di Damocle del blocco navale e delle tensioni nel Golfo, che Teheran aveva posto come condizione per tornare al tavolo. La regia pakistana, lodata dalla Casa Bianca come «straordinaria», si conferma così cerniera indispensabile, in un momento in cui le altre potenze regionali osservano con prudenza.

Dall’Europa, e in particolare da Bruxelles, si segue l’evoluzione con un misto di cautela e speranza. L’Italia, che con il governo Gentiloni aveva contribuito a facilitare i canali che portarono all’accordo sul nucleare del 2015, oggi guarda da lontano un negoziato che potrebbe ridisegnare gli equilibri mediterranei. Un’intesa, o anche solo una riduzione delle ostilità, allontanerebbe lo spettro di un conflitto nel Golfo capace di mandare in tilt le forniture energetiche e di innescare nuove ondate migratorie verso le coste europee. Gli analisti di Bruxelles avvertono però che il campo è minato: la diffidenza iraniana verso un’amministrazione Trump che stracciò l’accordo del 2015 è profonda, e il coinvolgimento diretto del genero del presidente potrebbe essere letto a Teheran come un segnale di personalizzazione eccessiva del dossier, più che di affidabilità diplomatica.

La partita che si gioca a Islamabad è dunque una partita di specchi e di interpretazioni. Se Vance rimarrà a Washington, vorrà dire che il dialogo indiretto non ha prodotto il salto di qualità sperato; se invece il vicepresidente salirà su un aereo, si aprirà una fase nuova, in cui sospensioni delle sanzioni e verifiche nucleari potranno essere discusse in modo più concreto. Il rischio maggiore è che entrambe le parti tornino a casa con versioni opposte di ciò che si sono dette. In un negoziato che si nega mentre si svolge, la distanza tra le percezioni rischia di essere più insidiosa della distanza reale tra le posizioni. Per l’Italia e per un’Europa che ha bisogno di stabilità al proprio confine sud-orientale, la speranza è che la mediazione pakistana riesca almeno a evitare un nuovo, pericoloso nulla di fatto.

Divergenza delle fonti

— · 19 testate · 4 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

19 testate · 4 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera

4 lingue · 36 testate

Da Economy & Markets

Dazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese

4 lingue · 16 testate

Da Technology

Amazon finanzia in Texas un impianto a gas da 7,65 GW per i data center

2 lingue · 8 testate

Leggi di più