
Tra droni e terremoti: la tensione tra Hezbollah e Israele fa tremare il confine libanese
Attacchi con droni di Hezbollah feriscono israeliani, mentre Teheran scambia un terremoto per un attacco. UNIFIL allarmata. Nuovi colloqui a Washington.
L’escalation tra Hezbollah e Israele ha raggiunto un nuovo, pericoloso livello. Tre israeliani sono rimasti feriti, due in modo grave, quando un drone esplosivo lanciato dalla milizia sciita è caduto nei pressi di Ras al-Naqoura, al confine con il Libano. L’attacco è arrivato a poche ore dall’avvio a Washington di un nuovo round di colloqui mediati dagli Stati Uniti tra lo Stato ebraico e il Libano, e ha subito innescato una catena di rappresaglie: l’esercito israeliano ha bombardato infrastrutture di Hezbollah nel Sud del Libano e ordinato l’evacuazione di otto villaggi, scatenando una nuova ondata di sfollati. Secondo l’ottica di Tel Aviv, si tratta di «una grave violazione» della tregua raggiunta lo scorso novembre. Da Beirut, però, la lettura è diversa: il movimento sciita considera i propri attacchi una risposta ai continui sorvoli israeliani e alle incursioni nei cieli libanesi, che considera a loro volta una sistematica infrazione dell’intesa.
Il moltiplicarsi degli attacchi con droni preoccupa in primo luogo la missione UNIFIL, che ha visto esplodere velivoli senza pilota dentro e attorno alla propria base principale di Naqoura. In un comunicato la forza di interposizione ha denunciato «attività crescenti dell’esercito israeliano e di Hezbollah nei pressi delle nostre posizioni», che hanno messo a rischio i caschi blu. Tra loro ci sono anche centinaia di soldati italiani, il cui contingente è da sempre uno dei pilastri della missione. Per gli analisti di Bruxelles, la situazione è sempre più instabile e rischia di coinvolgere direttamente i peacekeeper, già bersaglio indiretto di ordigni inesplosi. La vulnerabilità dell’UNIFIL è il segnale di un collasso progressivo delle garanzie di sicurezza che permettevano alla regione di restare sotto controllo.
Intanto, a Teheran un terremoto di magnitudo 4.6 ha seminato il panico tra i cittadini, molti dei quali hanno temuto fosse l’inizio di un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Secondo quanto riferito da diversi abitanti, la psicosi collettiva è figlia delle settimane di tensione e dei continui raid aerei: per alcuni è diventato impossibile distinguere una scossa sismica dal boato di un missile. È un sintomo rivelatore del clima di ansia che avvolge l’intero Medio Oriente, dove ogni evento naturale rischia di essere interpretato come l’avvisaglia di un conflitto più vasto. L’ottica di Pechino vede in questa spirale di paura e violenza un ulteriore fattore di instabilità per i suoi interessi energetici e commerciali lungo la costa levantina, mentre le diplomazie europee, italiane in testa, tentano di evitare che il fronte libanese si trasformi in una guerra aperta.
Il nodo centrale resta l’efficacia dei droni di Hezbollah: stando a fonti militari israeliane citate dalla stampa ebraica, in due settimane questi velivoli hanno provocato almeno diciassette feriti tra i soldati, colpiti per lo più al volto e agli arti superiori. I sistemi di difesa aerea sembrano incapaci di intercettarli con regolarità, e il comando israeliano ammette di non aver ancora trovato una soluzione efficace. Con i negoziati di Washington che procedono a rilento e le violazioni del cessate il fuoco ormai quotidiane, il confine meridionale del Libano somiglia sempre più a una polveriera. La domanda che si pongono tutti gli osservatori, da New York a Roma, è se l’attuale gioco di logoramento possa essere contenuto o se invece sia destinato a esplodere in una guerra su larga scala, con conseguenze devastanti per l’intero Mediterraneo orientale.
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | +0.80 | aligned |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
La stampa del Golfo sottolinea l'avvertimento dell'UNIFIL sulle attività pericolose vicino alle sue posizioni e riporta le accuse israeliane secondo cui un drone di Hezbollah ha ferito civili, definendolo una chiara violazione della tregua. Il tono è cauto, con enfasi sul rischio di escalation e sulla necessità di moderazione.
I media iraniani presentano l'attacco con drone di Hezbollah come una legittima risposta alle ripetute violazioni israeliane del cessate il fuoco, celebrando le ferite inflitte ai civili israeliani. La narrazione dipinge Hezbollah come difensore della sovranità libanese che punisce l'aggressione israeliana.
I media del Levante e del Maghreb offrono una cronaca equilibrata dell'incidente, riportando sia il drone di Hezbollah che ha ferito israeliani sia i successivi attacchi israeliani in territorio libanese. L'attenzione è sul ciclo crescente di violenza e sugli avvertimenti dell'UNIFIL riguardo ai pericoli per i caschi blu.
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