
Tra guerra e innovazione: gli Emirati accelerano sulla svolta dell'intelligenza artificiale
Nel pieno dell’emergenza scatenata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che il 28 febbraio scorso ha colpito anche il suolo emiratino con centinaia di missili e droni, la leadership di Abu Dhabi e Dubai ha risposto con un segnale di continuità e ambizione. Il vicepresidente e primo ministro Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum ha annunciato un nuovo ecosistema governativo che punta a trasformare, entro due anni, il cinquanta per cento dei servizi e delle operazioni pubbliche attraverso modelli di intelligenza artificiale autonoma e agentiva. Una mossa che, agli occhi degli osservatori del Golfo, non è solo una dichiarazione di modernità, ma una precisa strategia di resilienza: l’obiettivo è dimostrare che la macchina amministrativa può continuare a funzionare e innovare anche sotto pressione, riducendo al contempo la vulnerabilità umana in caso di nuove crisi.
La cerimonia di giuramento dei nuovi membri del Consiglio esecutivo di Abu Dhabi, tenutasi alla presenza del presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan e del principe ereditario Khaled bin Mohamed, conferma questa volontà di rinnovamento. Tra i volti nuovi spiccano Shamis Ali Al Dhaheri, chiamato a guidare il Dipartimento dello sviluppo comunitario, e Mohamed Taj Eddine Ahmed Alqadi, posto alla guida dell’istruzione e della conoscenza: due settori considerati cruciali per la transizione digitale che i vertici emiratini intendono accelerare. In parallelo, la diplomazia di Abu Dhabi ha ripreso slancio: l’incontro tra Sheikh Mohamed e il presidente siriano Ahmed Al-Sharaa, in visita di lavoro, ha permesso di discutere non solo di cooperazione economica, ma anche delle implicazioni regionali del conflitto in Medio Oriente e della sicurezza marittima.
Una mossa che, secondo l’ottica di Damasco, mira a consolidare un allineamento pragmatico con gli Emirati in un momento in cui l’asse iraniano resta sotto pressione. Da Bruxelles si guarda con attenzione a questa triplice velocità degli Emirati – difesa, diplomazia e digitalizzazione – perché suggerisce un modello di governance capace di trasformare l’instabilità in leva di competitività. Per l’Italia e l’Europa, che hanno relazioni strategiche con il Golfo, la scommessa emiratina sull’intelligenza artificiale rappresenta un banco di prova per future partnership tecnologiche, ma anche un monito: in un quadrante in fiamme, chi investe in automazione e rinnovamento istituzionale potrebbe uscire dalla crisi più forte di prima.
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