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Tecnologiagiovedì 18 giugno 2026

Trump annuncia l’asse Apple-Intel per i chip: una svolta geopolitica nella guerra dei semiconduttori

L’accordo preliminare, anticipato dal Wall Street Journal, segna un passo verso la diversificazione da TSMC e rafforza il controllo americano sulla produzione di chip, con ripercussioni su Europa e Asia.

L’annuncio è arrivato con la consueta teatralità via social: Donald Trump ha rivelato che Apple ha accettato di progettare e fabbricare i propri chip negli Stati Uniti insieme a Intel. La dichiarazione, diffusa su Truth Social, ha immediatamente infiammato i mercati: le azioni Intel sono balzate di quasi il 10% nel pre-market del Nasdaq, toccando un picco di 132,9 dollari, mentre il titolo Apple saliva di un più modesto 0,6%. Dietro la mossa c’è una trattativa preliminare che, secondo la stampa americana, le due aziende portano avanti da oltre un anno. Washington ha un interesse diretto nell’operazione: nel 2025 l’amministrazione Trump ha convertito 8,9 miliardi di dollari di sussidi non erogati del Chips Act in una partecipazione del 10% in Intel, trasformando il produttore in un asset strategico nazionale.

La partnership risponde a una necessità urgente di Apple: allentare la dipendenza quasi totale da TSMC, il colosso taiwanese le cui linee produttive più avanzate sono ormai saturate dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale di Nvidia e AMD. Da Taipei, gli osservatori leggono l’accordo come un segnale di cautela da parte di Cupertino, che cerca una seconda fonte per i processori dei suoi iPhone e Mac senza però rompere con il partner storico. Pechino, al contrario, interpreta la mossa come un ulteriore tassello della strategia americana di reshoring tecnologico, volta a ridurre la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento concentrate sullo Stretto di Taiwan. Trump non ha mancato di rivendicare il ruolo di regista, attaccando i «capi stupidi» che in passato avrebbero permesso a Taiwan e ad altri Paesi di «impadronirsi» delle fabbriche di semiconduttori americane.

L’intesa Apple-Intel si inserisce in un ridisegno più ampio dell’ecosistema dei chip a stelle e strisce. Il presidente ha citato anche gli accordi di fonderia già raggiunti con Nvidia e con TerraFab, l’impresa di Elon Musk, delineando un polo produttivo che ambisce a competere con la supremazia asiatica. Intel, dopo anni di declino, ha visto il proprio titolo moltiplicarsi del 464% in dodici mesi, portando la capitalizzazione a oltre 608 miliardi di dollari. Per gli analisti di Bruxelles, questa accelerazione americana rappresenta una sfida diretta all’European Chips Act e ai piani del Vecchio Continente per attrarre investimenti di TSMC e Intel sul proprio suolo. L’Italia, che punta sul nuovo stabilimento di Catania e sul ruolo di STMicroelectronics, potrebbe trovarsi a competere con un’offerta statunitense sempre più aggressiva in termini di incentivi e protezione politica.

Resta da vedere se l’accordo preliminare si tradurrà in volumi produttivi significativi. Le incognite tecniche sono rilevanti: Intel deve ancora dimostrare di poter offrire nodi avanzati all’altezza di quelli di TSMC, mentre Apple dovrà gestire una transizione architetturale delicata senza compromettere le prestazioni dei propri dispositivi. Tuttavia, la direzione è tracciata. La Casa Bianca intende usare ogni leva – finanziaria, normativa e retorica – per riportare la manifattura dei chip entro i confini nazionali. Se l’operazione andrà in porto, non solo ridisegnerà la geografia della supply chain di Apple, ma potrebbe innescare una rincorsa globale al controllo delle fonderie, con l’Europa costretta a scegliere tra maggiore autonomia e una nuova dipendenza dal polo americano.

Divergenza — chi la racconta come
36%Media
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.60
CriticoFavorevole
LATRUSGLF
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.20neutral
Stampa russa e CSI+0.50aligned
Stampa del Golfo arabo+0.60aligned
Stampa latinoamericana−0.20

Trump sostiene che Apple e Intel collaboreranno per progettare e produrre chip negli Stati Uniti, ma le aziende non hanno ancora commentato. L'annuncio segue indiscrezioni di stampa su trattative durate oltre un anno, e i mercati restano in attesa di conferme ufficiali.

DistaccoPragmatismo
Stampa russa e CSI+0.50

Le azioni Intel sono balzate di quasi il 10% dopo che Trump ha annunciato una partnership con Apple per la produzione di chip negli USA. Il presidente ha dichiarato di aver aiutato Intel, di cui il governo detiene il 10%, e che Apple si unisce a Nvidia e Terafab di Elon Musk come partner.

TrionfoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo+0.60

Trump ha rivelato un accordo strategico tra Apple e Intel per progettare e produrre chip sul suolo americano, facendo impennare le azioni Intel. L'intesa, in gestazione da oltre un anno, è vista come un passo verso l'autosufficienza nei semiconduttori e la diversificazione dalla dipendenza da Taiwan.

TrionfoPragmatismo
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giovedì 18 giugno 2026

Trump annuncia l’asse Apple-Intel per i chip: una svolta geopolitica nella guerra dei semiconduttori

L’accordo preliminare, anticipato dal Wall Street Journal, segna un passo verso la diversificazione da TSMC e rafforza il controllo americano sulla produzione di chip, con ripercussioni su Europa e Asia.

L’annuncio è arrivato con la consueta teatralità via social: Donald Trump ha rivelato che Apple ha accettato di progettare e fabbricare i propri chip negli Stati Uniti insieme a Intel. La dichiarazione, diffusa su Truth Social, ha immediatamente infiammato i mercati: le azioni Intel sono balzate di quasi il 10% nel pre-market del Nasdaq, toccando un picco di 132,9 dollari, mentre il titolo Apple saliva di un più modesto 0,6%. Dietro la mossa c’è una trattativa preliminare che, secondo la stampa americana, le due aziende portano avanti da oltre un anno. Washington ha un interesse diretto nell’operazione: nel 2025 l’amministrazione Trump ha convertito 8,9 miliardi di dollari di sussidi non erogati del Chips Act in una partecipazione del 10% in Intel, trasformando il produttore in un asset strategico nazionale.

La partnership risponde a una necessità urgente di Apple: allentare la dipendenza quasi totale da TSMC, il colosso taiwanese le cui linee produttive più avanzate sono ormai saturate dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale di Nvidia e AMD. Da Taipei, gli osservatori leggono l’accordo come un segnale di cautela da parte di Cupertino, che cerca una seconda fonte per i processori dei suoi iPhone e Mac senza però rompere con il partner storico. Pechino, al contrario, interpreta la mossa come un ulteriore tassello della strategia americana di reshoring tecnologico, volta a ridurre la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento concentrate sullo Stretto di Taiwan. Trump non ha mancato di rivendicare il ruolo di regista, attaccando i «capi stupidi» che in passato avrebbero permesso a Taiwan e ad altri Paesi di «impadronirsi» delle fabbriche di semiconduttori americane.

L’intesa Apple-Intel si inserisce in un ridisegno più ampio dell’ecosistema dei chip a stelle e strisce. Il presidente ha citato anche gli accordi di fonderia già raggiunti con Nvidia e con TerraFab, l’impresa di Elon Musk, delineando un polo produttivo che ambisce a competere con la supremazia asiatica. Intel, dopo anni di declino, ha visto il proprio titolo moltiplicarsi del 464% in dodici mesi, portando la capitalizzazione a oltre 608 miliardi di dollari. Per gli analisti di Bruxelles, questa accelerazione americana rappresenta una sfida diretta all’European Chips Act e ai piani del Vecchio Continente per attrarre investimenti di TSMC e Intel sul proprio suolo. L’Italia, che punta sul nuovo stabilimento di Catania e sul ruolo di STMicroelectronics, potrebbe trovarsi a competere con un’offerta statunitense sempre più aggressiva in termini di incentivi e protezione politica.

Resta da vedere se l’accordo preliminare si tradurrà in volumi produttivi significativi. Le incognite tecniche sono rilevanti: Intel deve ancora dimostrare di poter offrire nodi avanzati all’altezza di quelli di TSMC, mentre Apple dovrà gestire una transizione architetturale delicata senza compromettere le prestazioni dei propri dispositivi. Tuttavia, la direzione è tracciata. La Casa Bianca intende usare ogni leva – finanziaria, normativa e retorica – per riportare la manifattura dei chip entro i confini nazionali. Se l’operazione andrà in porto, non solo ridisegnerà la geografia della supply chain di Apple, ma potrebbe innescare una rincorsa globale al controllo delle fonderie, con l’Europa costretta a scegliere tra maggiore autonomia e una nuova dipendenza dal polo americano.

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Trump sostiene che Apple e Intel collaboreranno per progettare e produrre chip negli Stati Uniti, ma le aziende non hanno ancora commentato. L'annuncio segue indiscrezioni di stampa su trattative durate oltre un anno, e i mercati restano in attesa di conferme ufficiali.

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Le azioni Intel sono balzate di quasi il 10% dopo che Trump ha annunciato una partnership con Apple per la produzione di chip negli USA. Il presidente ha dichiarato di aver aiutato Intel, di cui il governo detiene il 10%, e che Apple si unisce a Nvidia e Terafab di Elon Musk come partner.

TrionfoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo+0.60

Trump ha rivelato un accordo strategico tra Apple e Intel per progettare e produrre chip sul suolo americano, facendo impennare le azioni Intel. L'intesa, in gestazione da oltre un anno, è vista come un passo verso l'autosufficienza nei semiconduttori e la diversificazione dalla dipendenza da Taiwan.

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