
Trump attacca i giudici da lui nominati: “Sleali, hanno tradito la nazione”
Il presidente americano critica Gorsuch e Barrett per la sentenza sui dazi e teme un nuovo stop sullo ius soli. Cresce la tensione con la Corte Suprema.
Donald Trump ha rotto ogni ritegno istituzionale rivolgendosi direttamente contro i due giudici della Corte Suprema che lui stesso ha nominato durante il primo mandato. In un lungo messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha accusato Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch di aver causato una “catastrofe” economica da 159 miliardi di dollari con la sentenza di febbraio che ha dichiarato incostituzionale la sua tariffa doganale sui reciproci dazi. L’attacco non si è limitato al passato: Trump ha previsto che gli stessi giudici voteranno contro il suo ordine esecutivo che nega la cittadinanza per diritto di suolo ai figli di immigrati irregolari o temporanei, definendo la misura “un disastro insostenibile, insicuro e incredibilmente costoso”. La controversia, ascoltata il primo aprile nel caso Trump contro Barbara, è ora in attesa di pronuncia e potrebbe segnare un altro scontro epocale tra la Casa Bianca e il massimo tribunale federale.
La strategia di Trump è chiara: delegittimare in anticipo qualsiasi verdetto sfavorevole, tacciando i giudici repubblicani di volersi mostrare “indipendenti” o “al di sopra delle parti” per compiacere l’establishment. In un passaggio del suo sfogo il presidente ha osservato che i democratici nominati alla Corte “votano sempre dalla stessa parte”, mentre i conservatori si piegano a un falso senso di superiorità. La mossa ha suscitato reazioni contrastanti negli ambienti politici e giuridici statunitensi. Da Washington, gli analisti notano che l’attacco diretto a giudici nominati dal presidente rompe una convenzione non scritta di rispetto per l’autonomia giudiziaria, già fragile dopo i precedenti assalti verbali di Trump alla magistratura. In Europa, la vicenda è seguita con preoccupazione: a Bruxelles si teme che un eventuale smantellamento delle tariffe – o al contrario la loro imposizione forzata – possa destabilizzare gli equilibri commerciali con gli Stati Uniti, mentre la stampa tedesca ha messo in guardia contro l’erosione dello stato di diritto in una democrazia matura.
L’impatto sull’Italia non è secondario. Se la Corte dovesse ribaltare le tariffe, il governo di Roma, che ha puntato su un dialogo bilaterale per limitare i dazi sull’export agroalimentare e industriale, potrebbe trarre un vantaggio indiretto, ma anche trovarsi di fronte a un’amministrazione americana ancora più aggressiva nel cercare vie alternative per imporre restrizioni. La minaccia di Trump di ricorrere a “un’altra via, più lenta e laboriosa” per aggirare il verdetto suggerisce che la partita è tutt’altro che chiusa. Lo scontro sulla Corte Suprema, intanto, entra in una fase di delegittimazione sistematica: la richiesta di “lealtà” avanzata dal presidente – che pure ha dichiarato di non voler essere servito ciecamente, ma di esigere fedeltà alla nazione – rivela una concezione personalistica del potere giudiziario che allarma gli osservatori di tutto l’Occidente. Con il verdetto sullo ius soli atteso nelle prossime settimane, l’America si prepara a un’estate di bombe istituzionali.
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