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domenica 19 luglio 2026

Trump benedice le trivellazioni nel Mare del Nord alla vigilia del giuramento di Burnham

Il presidente Usa esalta l’apertura dei giacimenti come riscatto economico, mentre il nuovo premier laburista cerca un equilibrio tra promesse elettorali e pragmatismo energetico.

A poche ore dall’ingresso a Downing Street di Andy Burnham, Donald Trump è intervenuto sulla piattaforma Truth Social per rivendicare che il nuovo primo ministro britannico «aprirà completamente» le trivellazioni nel Mare del Nord. Il presidente statunitense ha descritto il Regno Unito come una «catastrofe in miseria» e ha sostenuto che lo sfruttamento dei giacimenti – «uno dei più grandi giacimenti di petrolio di qualità sulla Terra» – trasformerà il Paese in una delle nazioni più ricche al mondo. L’intervento, che ha attaccato anche le pale eoliche che «incombono e distruggono la città di Aberdeen», segna l’avvio di una fase potenzialmente turbolenta nei rapporti tra Washington e il quinto premier britannico in quattro anni.

La posizione del nuovo esecutivo laburista resta tuttavia più sfumata di quanto lasci intendere Trump. Il vice leader del partito, Lucy Powell, ha definito le indiscrezioni su nuove licenze un «cambio di enfasi» e non una rottura con il manifesto elettorale, che escludeva nuovi permessi. Secondo fonti vicine al governo entrante, Burnham potrebbe autorizzare progetti già licenziati – come i campi di Jackdaw e Rosebank – senza violare formalmente l’impegno. L’amministrazione statunitense, da parte sua, legge la possibile svolta come un allineamento alle proprie priorità di sicurezza energetica e come un’occasione per ridurre la dipendenza britannica dal petrolio norvegese, che Trump ha bollato come «ridicola».

L’episodio si inserisce in un quadro di instabilità politica interna e di relazioni transatlantiche logorate. Burnham, cresciuto in una famiglia operaia tra Manchester e Liverpool e già ministro della Salute, torna a Westminster dopo un’esperienza da sindaco metropolitano in cui ha ri-municipalizzato i trasporti e avviato programmi per i senzatetto. La sua ascesa è stata favorita da un voto di fiducia schiacciante dei parlamentari laburisti, ma il sostegno di Trump rischia di complicare il dialogo con Bruxelles. In ambienti diplomatici europei si osserva che un’accelerazione sulle trivellazioni potrebbe allontanare il Regno Unito dagli impegni climatici condivisi con l’Unione, proprio mentre Londra cerca di ridefinire i rapporti post-Brexit.

Sul fronte interno, Burnham ha già annunciato l’abolizione del programma di identità digitale voluto da Keir Starmer, dirottando i fondi su interventi «tangibili». La decisione, insieme al dossier energetico, delinea un’agenda di rottura selettiva con l’eredità del predecessore. I media russi, da Lenta.ru a Interfax, hanno rilanciato le parole di Trump senza commenti, un’eco che secondo analisti moscoviti riflette l’interesse del Cremlino per ogni frizione tra Londra e i partner europei sulle politiche energetiche. Burnham entrerà in carica lunedì 20 luglio; il discorso inaugurale e le prime nomine di governo chiariranno se il «cambio di enfasi» sul Mare del Nord si tradurrà in una svolta concreta o resterà un’apertura negoziale verso Washington.

Divergenza — chi la racconta come
23%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.60 a 0.00
CriticoFavorevole
ATLRUSCINEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.30critical
Stampa russa e CSI−0.60critical
Stampa cinese0.00neutral
Stampa europea continentale−0.50critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.30

La benedizione di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord è un favore dell'ultimo minuto all'industria petrolifera alla vigilia del governo Burnham. I critici temono che minacci gli impegni climatici del Regno Unito, ma Burnham potrebbe avere margini limitati per invertire la rotta. I tempi suggeriscono che Trump vuole blindare la politica prima dell'arrivo dei laburisti.

ScetticismoPragmatismo
Stampa russa e CSI−0.60

La spinta di Trump per le trivellazioni nel Mare del Nord è un ulteriore esempio di egemonia energetica statunitense a scapito della cooperazione climatica globale. I tempi, alla vigilia del giuramento di Burnham, mostrano come gli Usa tentino di influenzare la politica energetica britannica. Mosca lo vede come una mossa cinica che destabilizza l'indipendenza energetica europea.

AllarmeRevanscismo
Stampa cinese0.00

L'approvazione di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord riflette il dominio persistente dei combustibili fossili nelle strategie energetiche occidentali. Per la Cina, è un promemoria che gli Usa, pur criticando altri sulle emissioni, privilegiano i propri interessi petroliferi. Pechino osserva con pazienza strategica mentre il nuovo governo britannico eredita questa eredità.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.50

Il via libera di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord è una mossa irresponsabile che mina la transizione energetica e gli obiettivi climatici europei. I tempi, proprio prima dell'insediamento di Burnham, sembrano studiati per fare pressione sul nuovo governo britannico. I leader continentali lo vedono come una sfida diretta all'Accordo di Parigi.

IndignazioneAllarme
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Trump benedice le trivellazioni nel Mare del Nord alla vigilia del giuramento di Burnham

Il presidente Usa esalta l’apertura dei giacimenti come riscatto economico, mentre il nuovo premier laburista cerca un equilibrio tra promesse elettorali e pragmatismo energetico.

A poche ore dall’ingresso a Downing Street di Andy Burnham, Donald Trump è intervenuto sulla piattaforma Truth Social per rivendicare che il nuovo primo ministro britannico «aprirà completamente» le trivellazioni nel Mare del Nord. Il presidente statunitense ha descritto il Regno Unito come una «catastrofe in miseria» e ha sostenuto che lo sfruttamento dei giacimenti – «uno dei più grandi giacimenti di petrolio di qualità sulla Terra» – trasformerà il Paese in una delle nazioni più ricche al mondo. L’intervento, che ha attaccato anche le pale eoliche che «incombono e distruggono la città di Aberdeen», segna l’avvio di una fase potenzialmente turbolenta nei rapporti tra Washington e il quinto premier britannico in quattro anni.

La posizione del nuovo esecutivo laburista resta tuttavia più sfumata di quanto lasci intendere Trump. Il vice leader del partito, Lucy Powell, ha definito le indiscrezioni su nuove licenze un «cambio di enfasi» e non una rottura con il manifesto elettorale, che escludeva nuovi permessi. Secondo fonti vicine al governo entrante, Burnham potrebbe autorizzare progetti già licenziati – come i campi di Jackdaw e Rosebank – senza violare formalmente l’impegno. L’amministrazione statunitense, da parte sua, legge la possibile svolta come un allineamento alle proprie priorità di sicurezza energetica e come un’occasione per ridurre la dipendenza britannica dal petrolio norvegese, che Trump ha bollato come «ridicola».

L’episodio si inserisce in un quadro di instabilità politica interna e di relazioni transatlantiche logorate. Burnham, cresciuto in una famiglia operaia tra Manchester e Liverpool e già ministro della Salute, torna a Westminster dopo un’esperienza da sindaco metropolitano in cui ha ri-municipalizzato i trasporti e avviato programmi per i senzatetto. La sua ascesa è stata favorita da un voto di fiducia schiacciante dei parlamentari laburisti, ma il sostegno di Trump rischia di complicare il dialogo con Bruxelles. In ambienti diplomatici europei si osserva che un’accelerazione sulle trivellazioni potrebbe allontanare il Regno Unito dagli impegni climatici condivisi con l’Unione, proprio mentre Londra cerca di ridefinire i rapporti post-Brexit.

Sul fronte interno, Burnham ha già annunciato l’abolizione del programma di identità digitale voluto da Keir Starmer, dirottando i fondi su interventi «tangibili». La decisione, insieme al dossier energetico, delinea un’agenda di rottura selettiva con l’eredità del predecessore. I media russi, da Lenta.ru a Interfax, hanno rilanciato le parole di Trump senza commenti, un’eco che secondo analisti moscoviti riflette l’interesse del Cremlino per ogni frizione tra Londra e i partner europei sulle politiche energetiche. Burnham entrerà in carica lunedì 20 luglio; il discorso inaugurale e le prime nomine di governo chiariranno se il «cambio di enfasi» sul Mare del Nord si tradurrà in una svolta concreta o resterà un’apertura negoziale verso Washington.

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La benedizione di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord è un favore dell'ultimo minuto all'industria petrolifera alla vigilia del governo Burnham. I critici temono che minacci gli impegni climatici del Regno Unito, ma Burnham potrebbe avere margini limitati per invertire la rotta. I tempi suggeriscono che Trump vuole blindare la politica prima dell'arrivo dei laburisti.

ScetticismoPragmatismo
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La spinta di Trump per le trivellazioni nel Mare del Nord è un ulteriore esempio di egemonia energetica statunitense a scapito della cooperazione climatica globale. I tempi, alla vigilia del giuramento di Burnham, mostrano come gli Usa tentino di influenzare la politica energetica britannica. Mosca lo vede come una mossa cinica che destabilizza l'indipendenza energetica europea.

AllarmeRevanscismo
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L'approvazione di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord riflette il dominio persistente dei combustibili fossili nelle strategie energetiche occidentali. Per la Cina, è un promemoria che gli Usa, pur criticando altri sulle emissioni, privilegiano i propri interessi petroliferi. Pechino osserva con pazienza strategica mentre il nuovo governo britannico eredita questa eredità.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.50

Il via libera di Trump alle trivellazioni nel Mare del Nord è una mossa irresponsabile che mina la transizione energetica e gli obiettivi climatici europei. I tempi, proprio prima dell'insediamento di Burnham, sembrano studiati per fare pressione sul nuovo governo britannico. I leader continentali lo vedono come una sfida diretta all'Accordo di Parigi.

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