Accedi
Edizione delle 20:00 CETdomenica 2 agosto 2026
320 testate · 17 lingue235 briefing oggi
sabato 25 aprile 2026

Trump cancella la missione in Pakistan, la pace in Iran resta sospesa nel gioco degli specchi

Il fragile percorso diplomatico verso la fine del conflitto in Iran ha subìto sabato uno scossone improvviso: Donald Trump ha annullato la partenza dei suoi emissari per Islamabad, Steve Witkoff e Jared Kushner, poche ore dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva lasciato la capitale pakistana senza alcun incontro con la delegazione americana. «Troppo tempo sprecato in viaggio, troppo lavoro!», ha scritto il presidente su Truth Social, aggiungendo che nella leadership di Teheran regnano «confusione e lotte intestine» e che gli Stati Uniti hanno «tutte le carte in mano». Un dietrofront carico di significati, arrivato mentre il cessate il fuoco prolungato unilateralmente da Washington continua a reggere, ma la fiducia reciproca resta sepolta sotto le macerie di otto settimane di guerra.

Il copione della giornata si era già annunciato fin dalle prime ore. Araghchi, atterrato venerdì sera, ha incontrato il premier Shahbaz Sharif e il capo dell'esercito Asim Munir, ai quali ha illustrato la posizione di Teheran: una cornice «pratica e applicabile» per la fine permanente delle ostilità, ma senza alcuna disponibilità a negoziati diretti. L'Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha precisato che le sue osservazioni sarebbero state trasmesse tramite i mediatori pakistani, negando così le attese di colloqui faccia a faccia ventilate dalla Casa Bianca. Una scelta che da Teheran viene letta come riaffermazione di sovranità dopo settimane di attacchi e blocco navale, mentre da Washington suona come l'ennesimo diniego che vanifica le lunghe trasferte diplomatiche. Trump ha colto l'occasione per alzare la posta: ha rivelato che, appena dieci minuti dopo la cancellazione del viaggio, l'Iran gli ha fatto pervenire un nuovo documento «molto migliore», ma ancora insufficiente. «Hanno offerto molto, ma non abbastanza», ha commentato il tycoon, senza chiarire se la richiesta irrinunciabile rimanga lo smantellamento del programma nucleare.

Dietro le quinte, il lavoro di mediazione pakistana rimane intenso. Islamabad, che ha ospitato il primo round di colloqui indiretti ad aprile, ha visto Araghchi ripartire prima per Mascate e poi per Mosca, con l’intenzione di tornare nella capitale pakistana nella giornata di domenica. Secondo fonti della regione, il ministro iraniano sta consultando anche Oman e Russia, due paesi che fin dai tempi dell’accordo sul nucleare del 2015 hanno svolto un ruolo di ponte tra la Repubblica islamica e l’Occidente. L’ottica di Pechino e di Mosca legge con preoccupazione un’escalation che minaccia la stabilità energetica globale: lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso e le quotazioni del greggio oscillano pericolosamente. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la prospettiva di uno shock petrolifero prolungato aggraverebbe una situazione economica già segnata dall’inflazione, mentre gli analisti di Bruxelles temono che un eventuale fallimento del negoziato possa innescare nuove ondate migratorie e ripercussioni sulla sicurezza mediterranea.

Nella regione mediorientale, le ferite sono profonde. Il consigliere diplomatico degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha avvertito in una conferenza a Parigi che ricostruire la fiducia con l’Iran «porterà via generazioni», dopo il lancio di quasi 2800 missili e droni. Non bastano i rapporti diplomatici riaperti: le cicatrici degli attacchi chiedono tempo. Israele, intanto, ha ordinato raid «con forza» contro obiettivi di Hezbollah in Libano, nonostante la tregua formalmente estesa. L’ufficio del premier Netanyahu ha annunciato una visita alla Casa Bianca nelle prossime due settimane, segno che la pressione sull’Iran non si allenterà facilmente. Sul fronte interno iraniano, la ripresa dei voli commerciali dall’aeroporto internazionale di Teheran – i primi dopo 56 giorni – restituisce un’immagine di parziale normalizzazione, ma la tensione resta altissima: la guida suprema deve gestire le divisioni tra fautori del negoziato e oltranzisti, mentre l’economia soffocata dalle sanzioni e dal blocco navale mostra crepe sempre più vistose.

Malgrado le parole di Trump, la possibilità di una ripresa delle ostilità su vasta scala non sembra imminente: «Non ci abbiamo ancora pensato», ha risposto il presidente a chi gli chiedeva se l’annullamento dei colloqui equivalesse a un ritorno ai bombardamenti. La via telefonica resta aperta, e la natura indiretta dei contatti potrebbe alla fine rivelarsi l’unica praticabile. Ma il messaggio che filtra dalle capitali coinvolte è che la finestra diplomatica si sta restringendo, e che il vero negoziato dovrà misurarsi con la sfiducia reciproca, le pretese massimaliste e l’ombra di un conflitto che ha già cambiato gli equilibri del Golfo. In questo gioco di specchi, l’Italia e l’Europa osservano con il fiato sospeso, consapevoli che ogni sussulto a Islamabad si riflette sul prezzo della benzina e sulla sicurezza collettiva.

Ultim'ora
Terremoto nel nord-est dell’Egitto: magnitudo tra 5.0 e 5.6, nessun danno segnalato·Burnham vara la stretta sui migranti nella Manica: «Saremo spietati»·Scuola in crisi: bambini con lo zaino pesante e riforme che non arrivano·Capital One lega la chiusura dei conti Trump a un’indagine antiriciclaggio·Sorteggi CAF: giovedì al Cairo il via alla nuova stagione africana·Terremoto di Kumamoto: 38 morti, due decessi ancora sotto inchiesta·Madri e figli celebri tra gossip e silenzi: le risposte alle voci·Marte, il rover Curiosity scopre un 'mare di poligoni' che suggerisce antichi cicli umido-secco·Terremoto nel nord-est dell’Egitto: magnitudo tra 5.0 e 5.6, nessun danno segnalato·Burnham vara la stretta sui migranti nella Manica: «Saremo spietati»·Scuola in crisi: bambini con lo zaino pesante e riforme che non arrivano·Capital One lega la chiusura dei conti Trump a un’indagine antiriciclaggio·Sorteggi CAF: giovedì al Cairo il via alla nuova stagione africana·Terremoto di Kumamoto: 38 morti, due decessi ancora sotto inchiesta·Madri e figli celebri tra gossip e silenzi: le risposte alle voci·Marte, il rover Curiosity scopre un 'mare di poligoni' che suggerisce antichi cicli umido-secco·
Agg. 01:5910 lingue · 83 testate
83 testate|10 lingue|4 min lettura
sabato 25 aprile 2026

Trump cancella la missione in Pakistan, la pace in Iran resta sospesa nel gioco degli specchi

Il fragile percorso diplomatico verso la fine del conflitto in Iran ha subìto sabato uno scossone improvviso: Donald Trump ha annullato la partenza dei suoi emissari per Islamabad, Steve Witkoff e Jared Kushner, poche ore dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva lasciato la capitale pakistana senza alcun incontro con la delegazione americana. «Troppo tempo sprecato in viaggio, troppo lavoro!», ha scritto il presidente su Truth Social, aggiungendo che nella leadership di Teheran regnano «confusione e lotte intestine» e che gli Stati Uniti hanno «tutte le carte in mano». Un dietrofront carico di significati, arrivato mentre il cessate il fuoco prolungato unilateralmente da Washington continua a reggere, ma la fiducia reciproca resta sepolta sotto le macerie di otto settimane di guerra.

Il copione della giornata si era già annunciato fin dalle prime ore. Araghchi, atterrato venerdì sera, ha incontrato il premier Shahbaz Sharif e il capo dell'esercito Asim Munir, ai quali ha illustrato la posizione di Teheran: una cornice «pratica e applicabile» per la fine permanente delle ostilità, ma senza alcuna disponibilità a negoziati diretti. L'Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha precisato che le sue osservazioni sarebbero state trasmesse tramite i mediatori pakistani, negando così le attese di colloqui faccia a faccia ventilate dalla Casa Bianca. Una scelta che da Teheran viene letta come riaffermazione di sovranità dopo settimane di attacchi e blocco navale, mentre da Washington suona come l'ennesimo diniego che vanifica le lunghe trasferte diplomatiche. Trump ha colto l'occasione per alzare la posta: ha rivelato che, appena dieci minuti dopo la cancellazione del viaggio, l'Iran gli ha fatto pervenire un nuovo documento «molto migliore», ma ancora insufficiente. «Hanno offerto molto, ma non abbastanza», ha commentato il tycoon, senza chiarire se la richiesta irrinunciabile rimanga lo smantellamento del programma nucleare.

Dietro le quinte, il lavoro di mediazione pakistana rimane intenso. Islamabad, che ha ospitato il primo round di colloqui indiretti ad aprile, ha visto Araghchi ripartire prima per Mascate e poi per Mosca, con l’intenzione di tornare nella capitale pakistana nella giornata di domenica. Secondo fonti della regione, il ministro iraniano sta consultando anche Oman e Russia, due paesi che fin dai tempi dell’accordo sul nucleare del 2015 hanno svolto un ruolo di ponte tra la Repubblica islamica e l’Occidente. L’ottica di Pechino e di Mosca legge con preoccupazione un’escalation che minaccia la stabilità energetica globale: lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso e le quotazioni del greggio oscillano pericolosamente. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la prospettiva di uno shock petrolifero prolungato aggraverebbe una situazione economica già segnata dall’inflazione, mentre gli analisti di Bruxelles temono che un eventuale fallimento del negoziato possa innescare nuove ondate migratorie e ripercussioni sulla sicurezza mediterranea.

Nella regione mediorientale, le ferite sono profonde. Il consigliere diplomatico degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha avvertito in una conferenza a Parigi che ricostruire la fiducia con l’Iran «porterà via generazioni», dopo il lancio di quasi 2800 missili e droni. Non bastano i rapporti diplomatici riaperti: le cicatrici degli attacchi chiedono tempo. Israele, intanto, ha ordinato raid «con forza» contro obiettivi di Hezbollah in Libano, nonostante la tregua formalmente estesa. L’ufficio del premier Netanyahu ha annunciato una visita alla Casa Bianca nelle prossime due settimane, segno che la pressione sull’Iran non si allenterà facilmente. Sul fronte interno iraniano, la ripresa dei voli commerciali dall’aeroporto internazionale di Teheran – i primi dopo 56 giorni – restituisce un’immagine di parziale normalizzazione, ma la tensione resta altissima: la guida suprema deve gestire le divisioni tra fautori del negoziato e oltranzisti, mentre l’economia soffocata dalle sanzioni e dal blocco navale mostra crepe sempre più vistose.

Malgrado le parole di Trump, la possibilità di una ripresa delle ostilità su vasta scala non sembra imminente: «Non ci abbiamo ancora pensato», ha risposto il presidente a chi gli chiedeva se l’annullamento dei colloqui equivalesse a un ritorno ai bombardamenti. La via telefonica resta aperta, e la natura indiretta dei contatti potrebbe alla fine rivelarsi l’unica praticabile. Ma il messaggio che filtra dalle capitali coinvolte è che la finestra diplomatica si sta restringendo, e che il vero negoziato dovrà misurarsi con la sfiducia reciproca, le pretese massimaliste e l’ombra di un conflitto che ha già cambiato gli equilibri del Golfo. In questo gioco di specchi, l’Italia e l’Europa osservano con il fiato sospeso, consapevoli che ogni sussulto a Islamabad si riflette sul prezzo della benzina e sulla sicurezza collettiva.

Divergenza delle fonti

— · 83 testate · 10 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

83 testate · 10 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua

2 lingue · 74 testate

Da Economy & Markets

Il Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni

1 lingua · 18 testate

Da Technology

GIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane

1 lingua · 15 testate

Leggi di più