
Trump dichiara conclusa la guerra con l’Iran per evitare lo scontro con il Congresso
Il presidente americano Donald Trump ha comunicato al Congresso che le ostilità con l’Iran sono ufficialmente terminate, utilizzando il cessate il fuoco in vigore dal 7 aprile come leva per eludere la scadenza dei sessanta giorni prevista dalla Legge sui poteri di guerra del 1973. Con una lettera inviata al presidente della Camera Mike Johnson e al presidente pro tempore del Senato Chuck Grassley, la Casa Bianca sostiene che, non essendoci stati scambi di fuoco da quella data, il contatore legale si sia azzerato, rendendo superflua ogni richiesta di autorizzazione parlamentare per proseguire le operazioni. Il conflitto, avviato il 28 febbraio con raid congiunti tra Stati Uniti e Israele, aveva già sollevato un acceso dibattito costituzionale, e la scadenza del primo maggio rappresentava il termine ultimo per ottenere il via libera del legislativo o ritirare le truppe.
A Washington, la maggioranza repubblicana ha scelto di rinviare la decisione al presidente, lasciando cadere ogni iniziativa di controllo parlamentare. I democratici denunciano una manovra che aggira la legge, ma il Senato ha già respinto per sei volte i tentativi di bloccare le operazioni. Nel frattempo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito in audizione che la tregua sospende l’obbligo di approvazione, nonostante lo Stretto di Hormuz resti di fatto bloccato dal regime iraniano e la Marina americana mantenga un embargo sulle esportazioni petrolifere di Teheran.
L’ottica di Bruxelles segue con preoccupazione l’escalation: l’Italia e l’Europa, fortemente dipendenti dal petrolio del Golfo, subiscono l’impennata dei prezzi dei carburanti e l’incertezza sulle rotte commerciali. Per gli analisti europei, l’interpretazione unilaterale della legge americana rischia di minare la credibilità delle norme internazionali e di favorire una prolungata instabilità regionale. Da Pechino si osserva la crisi come un’ennesima prova della debolezza istituzionale di Washington, mentre Teheran invia, tramite il Pakistan, nuove proposte negoziali, segnalando una finestra diplomatica ancora aperta ma fragile.
Guardando avanti, la dichiarazione di fine ostilità appare più un espediente procedurale che una reale conclusione del conflitto. La minaccia iraniana resta significativa, come lo stesso Trump ha ammesso, e il cessate il fuoco non ha prodotto un accordo di pace. Se le tensioni dovessero riaccendersi, la Casa Bianca potrebbe rivendicare un nuovo ciclo di sessanta giorni, innescando un pericoloso precedente per l’equilibrio dei poteri e per la stabilità del Medio Oriente, con ripercussioni dirette sulla sicurezza energetica europea.
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