
Trump estende la tregua con l'Iran ma fissa una finestra stretta per il negoziato
Allo scadere della finestra diplomatica, Donald Trump ha scelto di non rompere gli indugi. Il presidente americano ha esteso il cessate il fuoco con l'Iran, ma senza concedere a Teheran un tempo indefinito: secondo fonti vicine alla Casa Bianca, la proroga si aggira tra i tre e i cinque giorni, un ultimo spazio per ottenere una risposta chiara e unitaria da parte della leadership iraniana. La decisione arriva in un clima di stallo, con Washington che attendeva invano un segnale sulle proprie proposte, in particolare sul nodo cruciale della consegna dell'uranio arricchito. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato che Trump vuole vedere un «riflesso unificato» del regime, lasciando intendere che a frenare non sono solo gli attriti bilaterali, ma le crepe interne al sistema di potere iraniano.
A Teheran, la mossa americana è stata letta in modo bifronte. Da un lato, l'ala più pragmatica intravede una possibilità per chiudere un accordo che alleggerisca la pressione economica e militare; dall'altro, i falchi denunciano una manovra dilatoria per preparare il terreno a iniziative più dure, magari coordinate con Israele. Nel frattempo, l'Iran ha posto una condizione chiara per proseguire il dialogo: la fine del blocco navale imposto dagli Stati Uniti nel Golfo, una richiesta che Trump ha però legato al buon esito delle trattative. La mediazione pakistana, condotta personalmente dal premier Shehbaz Sharif con il diplomatico iraniano Reza Amiri, cerca di tenere aperto un canale che appare fragile. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Islamabad, la delegazione iraniana si è recata a Mashhad, nel nord-est del paese, in un gesto distensivo per dimostrare buona volontà prima di un eventuale viaggio in Pakistan.
L'impressione, tuttavia, è che le divisioni interne a Teheran restino il vero ostacolo. La guida suprema non ha ancora fornito direttive chiare ai negoziatori, mentre il braccio militare e i settori più intransigenti frenano su concessioni come il deposito dell'uranio. Dall'altra parte dell'Atlantico, gli analisti di Bruxelles osservano con apprensione il tira e molla: un fallimento delle trattative rischierebbe di riaccendere le ostilità in una regione già incandescente, con ripercussioni dirette sulle rotte energetiche e sulla sicurezza europea. Per l'Italia, che mantiene relazioni commerciali e un ruolo diplomatico attivo nel Mediterraneo allargato, l'esito del braccio di ferro è tutt'altro che indifferente. Se Trump ha scelto di non chiudere la porta, il tempo concesso è talmente breve da sembrare più un ultimatum che un'apertura: i prossimi giorni diranno se l'Iran saprà trovare una voce unica, o se la tregua si spegnerà in un nuovo conto alla rovescia.
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