
Trump minaccia ritiro truppe da Italia e Spagna: la Nato alla prova della guerra in Iran
Donald Trump ha aperto la porta a un ridimensionamento della presenza militare americana in Italia e Spagna, accusando i due alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l’Iran. «Probabilmente lo farò, perché no? L’Italia non ci ha aiutati, la Spagna si è comportata in modo orribile», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti giovedì nello Studio Ovale, dopo aver già minacciato Berlino di un analogo taglio. La mossa, che segue le resistenze europee all’uso delle basi per i bombardamenti e alla chiusura degli spazi aerei, segna un ulteriore strappo nella già fragile architettura di sicurezza atlantica. Secondo gli analisti di Washington, Trump intende trasformare la presenza di decine di migliaia di soldati in Europa in una leva di ricatto commerciale e strategico, legandola esplicitamente alla fedeltà verso le sue campagne militari in Medio Oriente. In Italia sono stanziati oltre dodicimila militari americani, in Spagna quasi quattromila, in Germania circa trentaseimila: numeri che, se ridotti, cambierebbero gli equilibri del fianco sud della Nato.
La reazione delle capitali europee è stata cauta, ma la tensione è palpabile. Da Roma, fonti diplomatiche confermano che il governo di Giorgia Meloni – pur legato a Washington da tradizionale alleanza – non intende cedere sull’uso delle basi per operazioni che considera contrarie al diritto internazionale, posizione condivisa da Madrid e già espressa in sede Onu. La partita, però, ha anche un risvolto interno: Meloni deve bilanciare la sua narrativa atlantista con l’opposizione dell’opinione pubblica e di parte della maggioranza a un conflitto sempre più impopolare. Nell’ottica di Bruxelles, l’uscita di Trump è l’ennesimo segnale di un’alleanza che da tempo si muove su basi transazionali: il segretario generale della Nato ha evitato commenti diretti, ma fonti interne riferiscono che si sta valutando come rafforzare la difesa europea senza accelerare il divorzio con Washington.
Più in là, lo scenario che si delinea è duplice. Da un lato, il rischio concreto che l’amministrazione americana proceda a una riduzione unilaterale delle truppe, indebolendo la deterrenza orientale e aprendo spazi a Mosca e Pechino. Dall’altro, la spinta per un’autonomia strategica europea che, in Italia come in Spagna, potrebbe tradursi in maggiori investimenti nella difesa comune e in una revisione della presenza Nato nel Mediterraneo. Per gli osservatori europei, il vero nodo non è solo il contingente, ma la credibilità stessa delle garanzie di sicurezza su cui si fonda l’architettura occidentale. Trump ha messo in chiaro che l’appoggio militare è subordinato all’obbedienza politica: una logica che, se confermata dai fatti, obbligherà l’Europa a scegliere tra subordinazione e autonomia.
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